12 APRILE, PASQUA ORTODOSSA. IL MESSAGGIO DEL PATRIARCA DI MOSCA

Messaggio nataliziodi Sua Santità Kirill,

Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’

Ai membri dell’episcopato, del clero, ai monaci e alle monache e a tutti i fedeli figli e figlie della Chiesa Ortodossa Russa.

Amati fratelli nell’episcopato, reverendi padri, venerabili monaci e monache, cari fratelli e sorelle,

con grande gioia vi rivolgo l’antico e in ogni tempo nuovo saluto pasquale, vivificante e vittorioso:

Cristo è Risorto!

Nei meravigliosi accenti di queste parole, che suscitano la vita, è la base della nostra fede, il dono della speranza, la fonte della carità.

Ancor ieri coi discepoli del Signore abbiamo condiviso la tristezza per la morte dell’amato Maestro, ed ecco che oggi con tutto l’universo visibile e invisibile esultiamo “poiché Cristo si è rialzato dai morti, gioia eterna” (dal Canone della Pasqua). Ancor ieri sembrava perduta l’ultima speranza di salvezza, ed ecco che oggi abbiamo ricevuto una solida fiducia nella vita eterna nel giorno senza tramonto del Regno di Dio. Ancor ieri l’ombra della corruzione oscurava il creato, facendo vacillare il senso stesso della vita umana, ed ecco che oggi noi proclamiamo a tutti ed ognuno la grande vittoria della Vita sulla morte.

L’apostolo Paolo, ispirato da Dio, parlando del significato del miracolo avvenuto in quella lontana – ma vicina al cuore dei cristiani – notte, mostra che esso è il più importante avvenimento per la nostra fede. Infatti, “se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede” (1Cor 15, 14). La Pasqua del Signore è il centro e la forza invincibile del cristianesimo. Essa, secondo le parole di s. Filarete, metropolita di Mosca, “crea la speranza, infiamma l’amore, dà ali alla preghiera, ottiene la Grazia, illumina la saggezza, distrugge ogni miseria e la stessa morte, dà vitalità alla vita, fa della beatitudine non un sogno, ma una realtà, e della gloria non un fantasma, ma il lampo eterno della luce eterna, che tutto illumina e non abbaglia nessuno” (dal sermone pasquale del 1826).

Alla fede nella Resurrezione di Cristo è indissolubilmente legata anche la fede della Chiesa nel fatto che il Figlio di Dio Incarnato, dopo aver redento il genere umano, strappando le catene del peccato e della morte, ci ha donato la vera libertà spirituale e la gioia di essere uniti col Creatore. Tutti noi, riuniti in questa notte luminosa nelle chiese ortodosse per gustare, secondo l’espressione di s. Giovanni Crisostomo, il banchetto della fede, partecipiamo in pienezza a questo impagabile dono del Signore.

La Pasqua è il punto d’arrivo del cammino spinoso del Salvatore, coronato dalla sofferenza e dal sacrificio del Calvario. Non per caso i santi Padri e i testi liturgici definiscono Cristo “Colui che ha portato a termine l’impresa della nostra salvezza”. “Vi ho dato l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi” (Gv 13, 15), dice il Signore agli apostoli, esortando tutti noi a seguire l’esempio della Sua vita.

Ma come possiamo noi imitare il Salvatore? Quale può essere la nostra impresa spirituale, che corrisponda alle realtà della vita moderna? Oggi, quando si parla di “impresa spirituale” molti si rappresentano la figura di qualche guerriero leggendario, di un condottiero o eroe del passato. Ma il senso dell’impresa spirituale non sta nell’ottenere la fama o il riconoscimento pubblico del proprio operato. Attraverso l’impresa spirituale, sempre legata agli sforzi interiori e alla vittoria su di sé, possiamo conoscere che cosa sia il vero e perfetto amore, poiché il sacrificio di sé, che è sempre alla base dell’impresa spirituale, è l’espressione più alta dell’amore.

Il Signore ci ha chiamati all’impresa di una carità attiva, segnata dal servizio disinteressato a ogni prossimo, ma prima di tutto a quanti necessitano del nostro sostegno: sofferenti, malati, soli, disperati. Se questa legge di vita, che in modo così chiaro ci mostra l’esistenza terrena del Salvatore, diventerà patrimonio di molti, l’umanità sarà autenticamente felice. Servendo gli altri, si riceve molto di più di quanto si dà: il Signore stesso entra allora nei nostri cuori e nella comunione con la Grazia di Dio cambia tutta la vita dell’uomo. E, come senza sforzo non c’è santità, e senza Calvario non c’è Resurrezione, così anche senza un’impresa spirituale non ci può essere un’autentica trasformazione spirituale e morale della persona.

Quando l’impresa spirituale diventa contenuto di vita non solo dei singoli, ma di un intero popolo, quando tendono in alto i cuori di milioni di persone, pronte a difendere il proprio Paese, o a sostenere i più alti ideali e valori, allora accadono cose sorprendenti, straordinarie e a volte inspiegabili dal punto di vista della logica formale. Un tale popolo acquista un’enorme forza spirituale, che nessuna sventura e nessun nemico potrà mai vincere. Una dimostrazione eloquente ne è la vittoria della seconda guerra mondiale, ottenuta grazie all’impresa generosa del nostro popolo e di cui quest’anno commemoriamo il settantesimo anniversario.

Nelle sofferenze e nelle prove siamo chiamati a mantenere la pace e la fiducia, poiché la vittoria sul male ci è stata promessa: possiamo forse abbatterci e disperare? Noi siamo la Chiesa di Cristo contro cui, secondo la Sua promessa, “le porte degli inferi non prevarranno” (Mt 16, 18) e di noi testimonia l’Apocalisse, profetizzando che Dio “tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate” (Ap 21, 4).

Auguro in preghiera a tutti voi, amati fratelli nell’episcopato, reverendi padri, venerabili monaci e monache, cari fratelli e sorelle, forze spirituali e fermezza nella fede, pace e la gioia senza fine della vittoria del Signore sulla morte. Lasciandoci permeare dalla luce della Resurrezione di Cristo e comunicando al mistero del miracolo pasquale, condividiamo la nostra gioia trionfante con ogni prossimo, vicino e lontano, testimoniando a tutti l’uscita del Signore dal sepolcro.

Che ogni giorno della nostra vita ci riscaldino e consolino, ci donino la vera gioia e ci ispirino al bene le parole ardenti del saluto pasquale:

Cristo è Risorto!

E’ veramente Risorto!

+ Kirill

Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’

Pasqua di Cristo, 2015