IL CONCILIO NICENO II E LE ICONE: LA LEZIONE DI MONS. PIERO MARINI (5)

Il 20 gennaio 2005, in occasione della pubblicazione in tre volumi degli Atti del Concilio di Nicea II da parte della Libreria Editrice Vaticana, l’arcivescovo monsignor Piero Marini, allora Maestro delle cerimonie liturgiche pontificie accanto a Papa Giovanni Paolo II, propose una approfondita e articolata riflessione sul tema “Iconografia e liturgia”. La riproponiamo, in più parti, per gli amici de “I sentieri dell’icona”.

Conclusione

La lotta per la difesa delle immagini ha visto uniti Oriente e Occidente. Oggi, a distanza di secoli, l’Occidente riscopre l’icona, ne riscopre il profondo senso teologico e liturgico. La Costituzione dogmatica Lumen gentium richiama esplicitamente il Concilio niceno II e rinvia ai decreti sulle icone (n. 51); al n. 67 esorta “ad osservare scrupolosamente quanto in passato è stato sancito circa il culto delle icone di Cristo, della beata Vergine Maria e dei santi”. L’icona “vive” nella preghiera personale e liturgica. Papa Giovanni Paolo II ricorda: “L’arte per l’arte, la quale non rimanda che al suo autore, senza stabilire un rapporto con il mondo divino, non trova posto nella concezione cristiana dell’icona. Quale che sia lo stile adottato, ogni tipo di arte sacra deve esprimere la fede e la speranza della Chiesa” (Duodecimum sæculum, n. 11). E il Patriarca Dimitrios I afferma: “La presenza delle icone nelle chiese, con i presbiteri che celebrano e i fedeli che pregano, è l’attuazione di quel momento in cui sarà realizzato il mistero della comunione dei santi, adoranti il Dio trinitario; di tutti coloro che si sono resi graditi a Dio e costituiscono la Chiesa orante di oggi e dei secoli che verranno. E la venerazione delle icone, nel culto della Chiesa, ha un’importanza anche più grande, poiché avvicina i fedeli che le venerano a Dio, alla presenza ipostatica delle persone rappresentate e ai gesti sacramentali che vengono celebrati nel timore di Dio” (Enciclica, 15. 9. 1987, n. 30). Le immagini del Cristo, della Vergine e dei Santi, collocate all’interno di un edificio ecclesiale sono diventate spesso icone spaziali, legate cioè allo spazio ecclesiale che occupano. Spesso inoltre lo spazio liturgico non è solo occupato dai volti ma anche dalla narrazione della storia della salvezza. La raffigurazione della rivelazione di Dio nel passato trova la sua realizzazione nel tempo presente e nel futuro. L’iconografia ha trovato un suo spazio che è quello della chiesa e un suo tempo che è quello del calendario delle feste liturgiche. La liturgia è diventata il quadro e il punto di riferimento ufficiale delle immagini.

Nella Cappella Redemptoris Mater del Palazzo Apostolico, abbellita di mosaici su desiderio del Santo Padre negli anni 1996-99, l’iconografia mosaicale è stata pensata in riferimento ai luoghi della celebrazione: la cattedra, l’ambone e l’altare e per sottolineare i due movimenti della storia della salvezza celebrati nella liturgia. Nelle pareti laterali sono illustrati: il movimento discendente, la discesa di Dio nella umanità e il movimento ascendente, la divinizzazione dell’uomo. La cattedra è collocata vicino alla parete d’ingresso della Cappella e sulla medesima parete è raffigurato il Cristo della parusia che viene a celebrare l’ultima Eucaristia con l’umanità. L’ambone si trova al centro della Cappella in corrispondenza al Cristo Pantocratore che domina dal soffitto. L’altare è collocato vicino alla parete di fondo su cui è rappresentato il banchetto nuziale della Gerusalemme celeste dominato dalla Santissima Trinità e con al centro la Vergine Madre. L’iconografia deve essere aderente all’umano e trasparente del divino. È necessario riscoprire la sinergia tra celebrazione, architettura e iconografia. Al di fuori di questa sinergia non esiste arte liturgica ma solo arte sacra generica. Occorre riprendere la tradizione dei santi padri e fare vivere le icone nel loro ambito specifico, la preghiera personale e la celebrazione liturgica. La liturgia tende a far diventare il mistero di Cristo mistero della Chiesa, a far sì che i cristiani diventino “il Figlio stesso di Dio”, secondo la bella espressione di Ireneo di Lione (Contro le eresie III, 19, 1): le icone sono ausilio prezioso in questo cammino di assimilazione a Cristo.
Arcivescovo mons. Piero Marini
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