COME PREGARE DAVANTI A UN’ICONA? QUALCHE UTILE INDICAZIONE

Come si prega davanti a un’icona? Qual è il modo più opportuno per raccogliersi in devota meditazione? È una domanda che i lettori de “II sentieri dell’idell’icona” rivolgono spesso alla redazione, chiedendo suggerimenti e consigli. Alcuni sono già presenti nel nostro sito in diverse sezioni: per rintracciarli basta inserire le parole-chiave nel motore di ricerca interno. Di seguito, però, proponiamo anche qualche interessante indicazione proposta dallo spazio web www.meditazionecristiana.it.

L'”icona è “canale di grazia” con virtù santificatrice”. L’espressione si trova in san Giovanni Damasceno. L’icona, dopo la benedizione, è un sacramentale, cioè segno di grazia, non al modo dei sacramenti, efficaci in virtù dell’Istituzione di Cristo, ma in virtù dei poteri e della preghiera della Chiesa. È quindi un aiuto per la vita spirituale del cristiano che ne usa con rispetto e con fede.

L’icona “rende presente” la persona raffigurata. “Ciò che il Vangelo ci dice con la parola, l’icona ce l’annuncia coi colori e ce lo rende presente”, afferma il Concilio niceno II. Rappresentando Gesù Cristo, la Madre di Dio, gli angeli o i Santi, l’icona li rende misteriosamente presenti e questo distingue nettamente l’icona da un quadro. Evidentemente Il luogo di questa presenza non è né la tavola di legno, né i colori, ma la somiglianza al prototipo, a colui che è rappresentato sull’icona, somiglianza che deve essere riconosciuta dalla Chiesa prima della benedizione dell’icona. È del resto significativo che santa Bernadetta, invitata a scegliere tra varie immagini della Madonna, quella più somigliante alla visione avuta a Lourdes si sia fermata senza incertezza su un’icona bizantina della Vergine dipinta nel secolo XI.

L’icona è “luogo d’incontro”. “L’icona – dice il VII Concilio ecumenico – è per noi l’occasione di un incontro personale, nella grazia dello Spirito, con colui che essa rappresenta. Più il fedele guarda le icone, più si ricorda di Colui che vi è rappresentato e si sforza d’imitarlo; ad esse egli testimonia rispetto e venerazione, ma non l’adora­zione che è dovuta unicamente a Dio”. Quanti fedeli ortodossi anche oggi si recano a pregare presso un’icona proprio con la fiducia di un incontro benefico con una realtà personale anche se invisibile! E quanti nei secoli hanno speri­mentato l’efficacia di tali incontri anche per la propria trasformazione personale

L’icona è una “finestra sull’eternità”. La frase, spesso ripetuta, non è uno slogan: attraverso l’icona il divino ci illumina. La luce è l’attributo principale della gloria celeste e le icone rappresen­tano gli abitanti del Regno contemplanti la luce increata, da cui si lasciano penetrare fino, a divenire splendenti, come indica il nimbo attorno ai loro volti. L’icona, guardata con gli occhi del cuore illuminati dalla fede, ci apre alle realtà invisibili, al mondo dello Spirito, all’economia divina, al mistero cristiano nella sua totalità ultraterrena. È: luogo teologico, anzi “teologia visuale» come più d’uno ha detto.

L’icona è ispirata e sacra in modo specifico, simbolo che contiene presenza, in cui tempo, spazio, movimento non sono rappresentati nella percezione comune. La stessa laconicità dei suoi tratti rimanda a un messaggio di fede, alla “visione dell’Invisibile» per usare parole di san Paolo (Eb. 11,1).
(Da LE ICONE, ed. Morcelliana)

Vari modi di pregare un icona
La persona che riceve nel cuore la chiamata a pregare i misteri del Signore con l’aiuto di un’icona potrà trarre dei benefici sperimentando di volta in volta uno o l’altro del modi sotto indicati. Sono modi che favoriscono il silenzio contemplativo e l’unifi­cazione della persona. Ricorda sempre il metodo della preghiera meditativa profonda.
Mettiti alla presenza del Padre e invoca su tutta la tua persona l’azione dello Spirito. Trova pace. Scegli l’icona che meglio rappresenta il Mistero del Signore che vuoi approfondire e su cui vuoi pregare. Lasciati illuminare dalla Parola di Dio che contiene la rivelazione del Mistero che mediterai. Dimora a lungo dentro al Mistero che contempli. Dal cuore sgorgherà poi la preghiera.