DAL 1230 A GROTTAFERRATA LA FESTA DELLA VERGINE HODIGITRIA

(da ilmamilio.it-L’informazione dei Castelli romani. Anche le immagini sono tratte dallo stesso sito) – “Benvenuti stranieri” è ciò che recita l’iscrizione collocata all’entrata dell’Abbazia di San Nilo e che accoglie dal 1230 i pellegrini che il 22 agosto si recano nel complesso monumentale medievale per la tradizionale processione dedicata alla Vergine Maria e che, anche il 22 agosto 2014, come ogni anno ha visto la partecipazione delle autorità civili, di fedeli, curiosi e cittadini.
“La cerimonia del 22 agosto – dichiara Irene Anna Cortese, storica dell’arte medievale – celebra la traslazione dell’icona della Madre di Dio (theotokos) dalla città di Tuscolo a Grottaferrata. Seppur le vicende dell’Hodigitria di Grottaferrata sono ancora oggetto di discussione tra gli studiosi, ciò che sappiamo è che nel 1930 fu istituita e fissata in questo giorno la festa della traslazione della tavola lignea. In realtà non ci sono testimonianze storiche o fonti dell’epoca che attestino l’effettivo spostamento, avvenuto secondo la tradizione nel 1230, ma qualunque sia il motivo, sappiamo per certo, grazie ad un documento del 1300 (typicòn), che il giorno 22 agosto era solita radunarsi nella città una folla proveniente dalle zone limitrofe per venerare la Santa icona. Altro dato certo, forse non casuale, è che nel rito romano il 22 agosto era il giorno dell’Ottava di Assunzione della Vergine, trasformata poi nella celebrazione della Beata Maria Vergine Regina”.

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Da sempre, quindi, otto giorni dopo l’Assunzione della Vergine Maria (15 agosto) Grottaferrata diventa teatro privilegiato per i fedeli e i devoti della straordinaria tavola lignea che ritrae la Madre di Dio che indica suo figlio Gesù, mostrando agli uomini la strada da seguire. “In verità due sono le interpretazioni dell’icona criptense chiamata Hodigitria. – prosegue la ricercatrice (leggi qui) La prima fa riferimento al termine stesso che deriva dal greco e indica l’immagine della Vergine che indica il Figlio come strada (odòs) da seguire, quindi in sostanza “colei che guida, che indica la via”; l’altra, invece, vuole che il termine greco “Hodigitria” col quale viene appellata la theotokos criptense derivi dal fatto che essa sia stata realizzata prendendo come modello un’opera conservata dal XII secolo nel monastero cosiddetto “delle guide” di Costantinopoli, nel quale i monaci si offrivano di fare da guida ai ciechi che vi si recavano per pellegrinaggio.” Argomentazioni entrambi affascinanti per un’opera che si ha sotto gli occhi tutti i giorni, ma di cui si conosce, a quanto pare, ben poco. “L’icona trasportata durante la processione – prosegue la dottoranda – era priva delle tre corone che la caratterizzano: due poste sul capo della Vergine ed una su quella del bambino. Le più antiche, la cui presenza è attestata in un documento redatto nel 1463, sono due diademi di bronzo dorato: quello posto sul capo della Vergine presenta delle stelle e alcune rose d’argento ed è ornato con delle pietre; quello che circonda il capo di Cristo è invece decorato oltre che con delle pietre, con una luna ed un sole. La corona più preziosa, infine, posta sulla testa della Madonna è aurea e fu offerta all’effigie criptense dal Capitolo Vaticano il 16 Novembre del 1687″. Insomma, una Madonna con bambino molto cara alla comunità castellana che conserva la storia non solo di Grottaferrata, ma di una cultura, quella bizantina che si spinge oltre i confini temporali dei nostri giorni e del nostro territorio.

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