L’ESSENZA DELL’ICONA FRA RAFFIGURAZIONE E BENEDIZIONE

image

 

Il sito Internet fosilarion.tumblr.com ha proposto nelle proprie pagine la traduzione in italiano di una interessante risposta data da padre John Whiteford, autore di numerose pubblicazioni dedicate all’Ortodossia, a un lettore del suo blog sull'”essenza” delle icone. Riproponiamo l’interessante contributo per gli amici de “I sentieri dell’icona”.

Domanda “Quando un’icona è un’icona? Tutte le raffigurazioni di Cristo, anche quelle degli eterodossi, meritano rispetto e non debbono essere buttate nella spazzatura? Se le riviste parrocchiali hanno Croci o anche icone sulle loro pagine, che cosa se ne deve fare? E che fare con le Sacre Scritture? Io non butterei mai via una Sacra Bibbia, ma per quanto riguarda riviste che citano le Scritture divine?”.

Padre Steven Bigham ha recentemente pubblicato un lungo articolo in cui si sostiene che la pratica della benedizione delle icone non è antica, e presenta una grande quantità di prove secondo le quali l’icona è stata storicamente considerata degna di venerazione semplicemente in virtù della sacra immagine che è raffigurata su di essa. Tuttavia, questo stesso articolo suggerisce che la pratica della benedizione icone è qualcosa che oggi è messo in discussione solo da “molto pochi”.

Direi che c’è sicuramente un fondo di verità nell’affermazione che l’icona è un’icona in virtù dell’immagine rappresentata. Nessun pio cristiano ortodosso tratterebbe un’icona non benedetta di Cristo, della Vergine Maria o dei Santi senza rispetto. E così penso che sia una buona e pia pratica bruciare le icone che altrimenti sarebbero gettate nella spazzatura. Personalmente, io brucio anche le immagini non-ortodosse di Cristo o dei santi, piuttosto che buttarle via, perché anche se l’immagine non è ortodossa, raffigura ciò che io onoro. In casa mia tengo un contenitore per le cose sante che devono essere bruciate, e quando è pieno brucio il suo contenuto. È anche possibile seppellire questi oggetti. Vorrei fare ciò con una Bibbia che non è più utilizzabile. Credo però che testi che hanno citazioni prese dalla Scrittura non siano esattamente la stessa cosa di una Bibbia.

Dobbiamo anche stare attenti a chi diamo icone, anche se queste non sono benedette. Le cartoline d’auguri con le icone sono diventate molto popolari, ma se si invia a qualcuno che non è ortodosso o che non può apprezzare e dimostrare il giusto rispetto, queste rischiano di finire nella spazzatura. Bisogna stare molto attenti (…). Per quanto riguarda, invece, la benedizione delle icone, ricordo anzitutto che, nella pratica russa, un candidato al sacerdozio giura prima di essere ordinato di celebrare secondo le regole della Chiesa e secondo quanto prescritto dalle rubriche, riconoscendo che un prete nulla può fare senza l’approvazione del suo vescovo. Pertanto, un sacerdote è obbligato a servire in conformità con i servizi sanciti dai vescovi della sua Chiesa locale. E così scrivere liturgie per conto nostro, o fare o omettere di fare servizi sulla base delle nostre opinioni è proibito.

In secondo luogo, noi sentiamo la necessità di benedire e preservare quelle cose che saranno utilizzati per la liturgia fin dal tempo del profeta Mosè, che ha benedetto e santificato tutti gli elementi del Tabernacolo, la maggior parte dei quali aveva raffigurazioni dei cherubini ( Numeri 7,1 ). In terzo luogo, noi benediciamo le nostre chiese e le nostre case ogni anno, spruzzando generosamente acqua santa su tutto, in particolare sulle icone. Quindi non vedo alcuna ragione per cui non dovremmo aspergere acqua santa sulle icone quando cominciamo a usarle.

I servizi per la benedizione delle icone sono molto belli, e ci spiegano perché noi le veneriamo e come comprenderle. Sono un mezzo per ricevere queste icone con gratitudine e destinarle ad un retto uso. Il fatto che solo pochi hanno qualcosa da obiettare su questa pratica è un buon indizio che non vi è nulla di sbagliato.