IL MONACHESIMO ORTODOSSO, “VOCAZIONE ALLA PREGHIERA” (3)

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“Se la preghiera si trova al centro della fede ortodossa, il monachesimo costituisce il nucleo della vita spirituale della Chiesa”. Con queste parole, nel 2010, il sito www.dimensionesperanza.it pubblicava un contributo a firma di padre Vladimir Zelinskij dedicato ad approfondire le radici e la ricchezza della tradizione monastica delle terre della Rus’. Padre Zelinskij è uno degli studiosi più accreditati dell’argomento e la sua riflessione – le cui prime due parti sono pubblicate nella sezione “Documenti” di questo spazio web – rappresenta una “pietra” fondamentale per conoscere più da vicino tale fenomeno che ha generato uno dei tratti più noti dell’ortodossia, ovvero la cosiddetta “paternità spirituale”. “La parola stessa “ortodossia” – proseguiva il sito – significa glorificazione (di Dio) “buona e giusta”. Perciò il monachesimo è visto prima di tutto come un modo diretto, più chiaro e ovvio di dedicare la propria vita a Dio, di trovare un porto sicuro per la propria anima e di riempirla con la celebrazione ininterrotta, con la supplica e la lode”.

di padre Vladimir Zelinskij
La vocazione monacale è come iscritta nella struttura stessa della Chiesa, il cui clero si divide tra quello bianco e quello nero. Il clero bianco è composto da diaconi e sacerdoti sposati (una tradizione che risale al IV secolo) mentre il clero nero è quello dei monaci. Un monaco semplice, quando prende il primo grado nella scala ecclesiale, viene chiamato ierodiacono mentre il sacerdote viene chiamato ieromonaco. Segue, poi, il grado di igumeno (storicamente corrisponde al posto del superiore nel monastero, ma nel XX secolo è diventato un titolo piuttosto onorifico). Un gradino più alto è il titolo di archimandrita; seguono quelli di vescovo, di arcivescovo, di metropolita ed infine, di patriarca. Questo vuol dire che la Chiesa è guidata dai monaci (di solito quelli della tonsura, il primo grado del monachesimo) ed un sacerdote che non è stato tonsurato non può mai diventare vescovo.

Esistono due tipi principali di vita monastica: la “cenobitica” (comune) e l’eremitica (solitaria). La parte preponderante dei monaci abita nei monasteri, sotto la guida dell’igumeno (archimandrita, vescovo) e sottomessa al ritmo delle celebrazioni della comunità. Gli eremiti invece seguono un proprio ritmo, di solito più difficile e una pratica personale della preghiera. A volte questi eremitaggi (o skite) sono immersi nella vita del mondo e nascosti agli occhi estranei. Una forma simile di monachesimo era molto diffusa al tempo del comunismo, quando tutti monasteri sul territorio russo (in parte anche quelli negli altri paesi dell’Est) erano praticamente chiusi o l’accesso ai monasteri era molto difficile. Così è nata una pratica specifica dell’eremitaggio che si chiama “il monastero nel mondo”, diffuso anche fra persone che non hanno fatto nessun voto speciale. “Il monastero nel mondo” è un tipo di vita spirituale che si protegge contro le tante tentazioni della vita quotidiana, immergendosi nella preghiera, nel pentimento e nel digiuno.

Il fondamento spirituale del monachesimo ortodosso nasce dalle parole di Cristo: “Alla risurrezione, infatti, non si prende né moglie né marito, ma si è come angeli nel cielo” (Mt 22,30). Per questo motivo nell’Ortodossia lo stato monacale si chiama “immagine angelica”, poiché un uomo e una donna che rifiutano la vita nel mondo e prendono i voti monastici cercano l’assimilazione agli angeli. Esiste anche un grado specifico dei monaci santi simili agli angeli (in russo prepodobnye) e, dopo i martiri, il maggior numero dei santi ortodossi appartiene a questa categoria. Chi sono gli “assomiglianti agli angeli”? Tra i più famosi, nell’ambito russo, troviamo Sergio di Radonez e Serafim di Sarov. Il segreto della loro vita spirituale s’esprime in poche parole: umiltà, purezza di cuore, totale fiducia in Dio (anche nelle circostanze più difficili), coraggio e vittoria su tutte le passioni dentro di sé. Ed ancora: la gioia nel Signore che vince contro le forze del male, la pace interiore ed irradiante che addomestica gli animali selvaggi. Ma, prima di tutto, un’interminabile preghiera penitenziale che dura la vita intera. Questi due santi sono i più venerati nella Chiesa Russa, ma anche aldilà delle sue frontiere e dei confini dell’Ortodossia. Oltre a queste vette della santità, ci sono tantissimi monaci conosciuti ed innumerevoli che restano sconosciuti e dimenticati sulla terra poiché hanno scelto e battuto quella strada che fino ai nostri giorni rimane la più attraente per gli ortodossi più zelanti.
(III-fine)