DENTRO L'”ANELLO D’ORO”: QUI BATTE IL CUORE DELLA RUS’

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Nel suo supplemento “I viaggi del Sole”, il quotidiano economico “Il Sole 24 Ore” ha dedicato un breve ma documentato articolo di Fausta Fibier dedicato alle città russe del cosiddetto “Anello d’Oro”. Si tratta di una delle zone della Russia più ricche di arte, storia e tradizioni. In una parola, di bellezza. Ne riportiamo il testo a beneficio degli amici de “I sentieri dell’icona” nella speranza che la lettura possa servire da spunto a progettare un itinerario decisamente particolare. Le foto a corredo, con suggestivi scorci della cittadina di Suzdal, sono del fotografo Vladimir Trifonov.

Dove è finita la Russia del “Dottor Zivago” e di “Guerra e Pace”, quella delle casette di legno e delle slitte con i campanelli, delle immense foreste di betulle e della neve per cinque mesi all’anno? È stata uccisa da città, strade e grandi fabbriche? Forse ferita, sicuramente decimata. Ma la Russia più vera, quella provinciale e autentica che Nikolaj Gogol descrisse in “Le anime morte”, esiste ancora. Il grande scrittore la paragonò alla “troika”, il tiro a tre cavalli che, sotto lo schiocco della frusta, percorre gli ampi spazi della steppa al malinconico tintinnnio dei campanelli della bardatura. Come la slitta, percorre lentamente il cammino della storia. Econserva sempre qualcosa di indicibile: l’anima russa nostalgica, intensa e piena di sentimenti, in bilico fra profonde tristezze e improvvisi picchi di euforia. Questa Russia antica sopravvive in quello che è stato chiamato “l’Anello d’oro”. Il nome da solo fa già sognare. È un ampio territorio intorno a Mosca che comprende sei città, Zagorsk, Rostov, Jaroslavl,Kostroma, Vladimir, Suzdal. L’anello non è esattamente circolare, perché la strada che parte dalla capitale verso nordest segue un percorso a zigzag per 600 chilometri. Ma è davvero d’oro. E non solo per le centinaia di cupole dorate e per i tesori artistici di queste città, ma anche per il ruolo che esse svolsero come centri politici, spirituali e culturali nell’epoca aurea dell’antica Russia, dal Duecento al Seicento.

La prima tappa è Mosca, con il suo Cremlino (dal russo kremlin, fortezza), celebre per essere stata residenza prima degli zar poi dei vari presidenti, Gorbaciov, Eltsin, Putin. Al suo interno, le quattro cattedrali offrono un esempio di affreschi, icone e intagli eseguiti dai più famosi artisti del Medioevo, primo fra tutti il monaco-pittore Andrej Rublëv, vissuto agli inizi del Quattrocento e considerato il padre della scuola pittorica russa. Qui le icone, come nelle altre chiese dell’Anello d’Oro, sono uno degli elementi artistici e spirituali più importanti. Montate e poi incorniciate da legni intarsiati e dorati, dividono l’altare dal resto della chiesa: un muro enorme di arte di quaranta, a volte cinquanta metri di altezza e di lunghezza. Sempre in città, vale la pena visitare i monasteri secenteschi di Novodievici,Kolomenskoje e Andronikov, dove sono esposte le più belle icone di Rublëv.

Seguendo l’artista e le sue icone, si arriva a Zagorsk, città che vanta il più grande monastero dell’antica Russia. Fondato a metà del Quattrocento, da sempre è un convento. Al suo interno, il tempo sembra essersi fermato a qualche secolo fa: monaci in vesti nere, con barbe folte e capelli raccolti in lunghe code, si aggirano tra cupole d’oro, torri, giardini, musei e chiese. Come la cattedrale della Santa Trinità dove, nell’imponente iconostasi (la parete decorata di icone che separa il presbiterio dallo spazio riservato ai fedeli) si è sfogato il genio medievale di Rublëv. Ovunque si giri lo sguardo, pareti affrescate: non un angolo di chiesa rimane bianco. Nel museo del monastero, oltre alle icone, ai gioielli e ai paramenti sacri, sono esposti vestiti, ricami e utensili tradizionali.

Tappa successiva Vladimir, capitale dello Stato russo dal 1158 fino all’invasione tartara del 1238, con la cattedrale dell’Assunzione, dalle pareti affrescate da Rublëv. Suzdal è invece una città-museo. Qui, per decreto, è stata vietata la costruzione di ferrovie, industrie, palazzi. E così Suzdal è rimasta identica a quei villaggi descritti da Gogol, Cecov, Dostoevskij: piccole case in legno dipinto, negozietti uno accanto all’altro nella piazza principale, un cremlino, chiese, conventi: cento monumenti in tutto, perfettamente conservati. E il monastero secentesco dell’Intercessione, celebre perché vi furono esiliate le mogli ripudiate del principe Vasilij III e dello zar Ivan il Terribile.

Da Suzdal merita fare una deviazione di circa 60 chilometri e arrivare fino a Palekh. Questo piccolissimo e sperduto paese è noto per la sua scuola di pittura e per le scatole dipinte e laccate che, negli ultimi sessant’anni, sono diventate famose in tutto il mondo. In un piccolo museo sono esposti i migliori capolavori. E, se avvisati in anticipo, gli artisti locali si faranno trovare nello stesso museo o nella vicina scuola, per vendere alcune delle loro opere. I prezzi partono da 30 euro, ma scatoline e spille sono autentiche opere d’arte. Da non perdere a Palekh la sua bella cattedrale con affreschi e un’iconostasi del Seicento. Da qui, una strada che attraversa boschi di betulle e villaggi porta a Kostroma, sulle rive del Volga. La città vanta il magnifico Sant’Ipazio, un monastero del Trecento con una cattedrale secentesca:  al suo interno, un’iconostasi alta più di 40 metri e ben tremila metri quadri di affreschi. Accanto, è stato ricostruito un villaggio ottocentesco con trenta case in legno, chiese, capanne per le saune. Kastroma è inoltre il punto di partenza per le crociere sul Volga. Scendendo verso sud si può arrivare sia alla foce sul Mar Caspio, sia – grazie a un canale di collegamento con la Dnepr- fino al Mar Nero. Via fiume si arriva anche a Mosca, sempre grazie a un canale che collega il Volga con laMoscova.

Affreschi e icone arrivano fino a Yaroslavl, una città antica di quasi mille anni. Vanno visitati la chiesa di Sant’Elia, nella piazza principale, e il monastero della Trasfigurazione del Salvatore. Qui nel Seicento vivevano i monaci, oggi c’è un ricco museo di icone quattrocentesche e di utensili contadini del Settecento. Infine Rostov, con un cremlino, un monastero e cattedrali del Cinquecento affacciati sul grande Lago Nero. All’interno della fortezza c’è un museo, con una ricca raccolta di icone quattrocentesche e di samovar, di intagli e pitture su legno che decorano slitte, scrigni e utensili. Da non perdere, nelle due sale al piano superiore, la sezione dedicata alla pittura su smalto, tecnica nata nel Duecento, che rese celebre Rostov.