ALLA SCOPERTA DELLE ORIGINI BIZANTINE DELL’ALBERO DI NATALE

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Il sito Internet ufficiale della parrocchia ortodossa del Patriarcato di Mosca a Torino ha pubblicato, in traduzione italiana, un interessante articolo tratto dal blog Mystagogy a firma di John Sanidopoulos. Il testo, che contiene elementi di grande interesse, ripercorre le tracce dell’uso dell’albero di Natale, e di usanze correlate, nell’Impero romano d’Oriente e, in qualche modo, ridimensiona la comune diceria secondo la quale l’abete natalizio sarebbe da ricondurre ad “usanze pagane nordiche”.

L’idea dietro all’albero di Natale e alla sua decorazione non ha radici nel Nord-Ovest dell’Europa, come molti credono. In realtà esisteva un antico costume simile che ha avuto inizio con gli antichi greci ed è stato adottato dai romani d’Oriente. Ci sono prove che suggeriscono che sia questa l’origine dell’uso dell’albero di Natale come lo conosciamo oggi. Mentre oggi come albero di Natale usiamo di solito una conifera sempreverde come il pino o l’abete, nell’antica Grecia era qualcosa chiamato “eiresioni” (είρος = lana). L’eiresioni era un ramoscello di ulivo o di alloro decorato con ghirlande di lana rossa e bianca, e con i primi frutti invernali (fichi, noci, mandorle, castagne, cereali, ecc, oltre a mele e pere). Era preparato come espressione di ringraziamento per il raccolto e la fertilità dell’anno trascorso, nella speranza che questi continuassero nell’anno successivo. Di solito erano dedicati a una divinità pagana, come Apollo, Atena, o le Ore (Eunomia, Diké, e Eirene).

Omero cita l’antica usanza greca dell’eiresioni, che associava con i canti dei bambini. A Samos mise insieme diverse canzoni che un gruppo di bambini cantava nelle case dei ricchi augurando loro ricchezza continua, gioia e pace. Si celebrava così due volte all’anno, una volta in primavera per richiedere agli dei, soprattutto ad Apollo, il sole e un buon clima per proteggere le sementi, e una volta in autunno, per ringraziare gli dei per la buona raccolta dei frutti. Insieme ai loro ringraziamenti agli dei, davano buoni auspici anche ai loro confratelli. Durante il periodo tra il 22 settembre e il 20 ottobre i bambini andavano di casa in casa, tenendo l’eiresioni, cantando e ricevendo doni da quelli che erano compiaciuti del loro talento. Molti bambini portavano a casa ramoscelli di alloro e di ulivo e li appendevano sulle loro porte dove rimanevano per tutto l’anno (cosa che alcuni greci fanno ancora fino a oggi). L’eiresioni dell’anno precedente era staccato e bruciato. Anche l’ingresso ai templi di Apollo era adornato con eiresioni.

Ecco un tradizionale canto dell’eiresioni dal periodo omerico:

A questa casa siamo venuti dal ricco padrone

Possano le sue porte aprirsi alla ricchezza

Entrino abbondanza e felicità e pace desiderate

Si riempiano le brocche di miele, vino e olio

E la vasca per il pane di pasta lievitata.

L’albero di Natale a Bisanzio
L’antica usanza dell’eiresioni non fu vietata a Bisanzio, ma fu cristianizzata come modo per ringraziare Dio per tutti i beni che ha fornito. In realtà, questa usanza era di solito incoraggiata, e il sovrano di ogni città ordinava che le strade locali fossero pulite e decorate a determinati intervalli con pali ornati con rosmarino, rami di mirto e fiori di stagione. [1] L’usanza di decorare un palo con rosmarino ancora sopravvive nella memoria del popolo greco, quando si canta uno dei canti più popolari per il nuovo anno: Αρχιμηνιά κι αρχιχρονιά ψηλή μου δενδρολιβανιά (all’inizio del mese e l’inizio dell’anno, o mio caro alto rosmarino). Si ritiene che l’usanza dell’eiresioni, insieme con il costume più tardivo di decorare le strade con pali di rosmarino, sia arrivato in Europa nord-occidentale, anche se là si usavano per decorazione gli alberi e i rami locali, ovvero i sempreverdi che conosciamo oggi.

Questo trasferimento di usanze può essere stato fatto dal Battaglione imperiale di cavalleria, ovvero le guardie di palazzo a Bisanzio. Tra gli altri essi avevano un ruolo rituale nelle cerimonie imperiali ufficiali – tra cui quella del Natale. Il battaglione era diviso in tre compagnie – la piccola, la media e la grande compagnie. La piccola compagnia consisteva di coloro che erano di un’altra religione (es. pagani, musulmani, ecc), la media compagnia comprendeva i cristiani eterodossi e stranieri (es. scandinavi, tedeschi, russi, inglesi, ecc), e la grande compagnia consisteva di cristiani ortodossi romani. Forse furono gli stranieri tra di loro a portare queste usanze romane di Bisanzio ai loro rispettivi paesi.

Altri costumi
Anche se l’antica tradizione greca dell’eiresioni e l’usanza romana/bizantina del palo decorato con rosmarino possono essere state trasferite in vari luoghi in Europa, ed essere state in seguito associate con ciò che noi conosciamo come albero di Natale, ghirlande, carole e regali, ci sono anche altri costumi che possono avere avuto la loro origine a Bisanzio.

Ad esempio, i romani di Bisanzio nel giorno di Natale facevano una piccola grotta e vi ponevano l’immagine di Gesù, che era una prima forma di presepe. [2] Inoltre, si diceva che i bambini romani nel 12° secolo andassero porta a porta a cantare carole il giorno del nuovo anno nel mese di gennaio, così come il giorno di Natale e il giorno dell’Epifania. Ci possono essere anche indicazioni che la tradizione di Babbo Natale, associata a San Nicola in Occidente, possa in realtà essere originata da san Basilio il Grande (Agios Vasilis), che i greci ancora oggi celebrano il 1° gennaio e che per i bambini è associato con l’andare di casa in casa e con la distribuzione di regali. Per questo motivo oggi tra i greci lo scambio di doni è solitamente riservato al 1° gennaio.

Oggi, i bambini greci cantano le carole (Kalanda) [3] alla mattina delle vigilie di Natale, Capodanno ed Epifania, visitando le case già dalle 5 del mattino. Mentre in passato i bambini tenevano una piccola effigie di una nave quando andavano a cantare, ora di solito vanno con un piccolo triangolo d’acciaio, che battono ritmicamente per far tenere il passo a quelli che cantano. Durante l’antica festa greca di “Anthestiria”, l’arrivo del dio Dionisio era raffigurato con la piccola effigie di una nave, e quindi, con il passare del tempo, questo oggetto sarebbe passato a significare l’arrivo di Gesù. In un passato non così lontano, durante i periodi di grande povertà, in cui il denaro era scarso, il regalo più comune per i bambini erano le “Kolintra”, cioè piccole pagnotte di grano o di orzo.

Nella Grecia moderna l’usanza dell’albero di Natale occidentale è stata introdotta dai bavaresi che hanno decorato il palazzo del re Ottone nel 1833. Dopo la Seconda Guerra Mondiale l’albero con palline colorate è diventato di moda in tutte le case greche.

Note

1. Phaedon Koukoules, assistente professore dell’Università di Atene, Vita e civiltà bizantina (Βυζαντινών Βίος και Πολιτισμός), p. 152.

2. Ibid. p. 151.

3. Carola: in romancio coraula, che deriva a sua volta dal greco “choraules”, un suonatore di flauto che accompagnava la danza corale.