“SAN GREGORIO PALAMAS, CUSTODE DELLA SANTA PRESENZA DEL PADRE”

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Nello scorso mese di marzo, in occasione della festa di san Gregorio Palamas, arcivescovo di Tessalonica, che la Chiesa ortodossa celebra il 31 marzo, il presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, metropolita Hilarion di Volokolamsk, ha celebrato la Divina liturgia di san Basilio Magno nella chiesa dell’icona della Madre di Dio «Gioia di tutti i sofferenti». Al termine ha rivolto ai fedeli l’omelia di cui riportiamo di seguito il testo integrale, che costituisce un’occasione importante di approfondimento sulla figura dello straordinario monaco e teologo.

«Nella seconda domenica di Quaresima la Chiesa commemora san Gregorio Palamas, arcivescovo di Tessalonica. Questa celebrazione è collegata agli eventi del XIV secolo, quando il tema della possibilità per l’uomo di unirsi a Dio suscitava numerose polemiche. Alcuni teologi sostenevano che tra Dio e l’uomo c’era un abisso incolmabile, che non poteva essere superato da nessuna forza. Ma vi erano dei teologi che invece sostenevano che l’uomo può vedere Dio, può conoscere Dio e la Sua natura.
San Gregorio Palamas, che per molti anni è stato monaco del Monte Athos e poi è divenuto arcivescovo di Tessalonica, basandosi sugli insegnamenti dei Santi Padri sosteneva la dottrina che Dio è invisibile e inconoscibile nella sua essenza, ma può essere visto e conosciuto attraverso le Sue azioni o energie. Quando questa dottrina prevalse al Concilio di Costantinopoli, la Chiesa decise di celebrare la memoria di san Gregorio Palamas e ricordare questi principi nella seconda domenica dopo quella del trionfo dell’Ortodossia.
Qual è il significato di questo insegnamento per noi? Sappiamo dalla storia della Chiesa, dalla storia del monachesimo, dall’insegnamento patristico, che ci sono state persone che nella loro vita terrena hanno raggiunto Dio, non si sono limitate a conoscere Dio attraverso i libri, a sentire la Sua presenza attraverso la preghiera e la partecipazione al culto, ma dinanzi a loro si sono aperti i cieli ed essi hanno contemplato lo Spirito di Dio, come l’apostolo Paolo, che al terzo cielo udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunciare (cfr. 2 Cor 12, 2-4). Tali persone sono vissute in varie epoche ed hanno testimoniato la loro esperienza.
I monaci del Monte Athos, dove era stato anche san Gregorio Palamas, da molti secoli praticano la preghiera di Gesù, che consiste nell’espressione costante nel cuore delle parole: «Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore». Gli asceti del Monte Athos insegnano che quando la preghiera viene pronunciata solo con la mente, come spesso accade a noi, la preghiera si mescola con molti pensieri e tentazioni, provenienti dall’esterno o dall’interno dell’uomo. In questo modo è molto difficile concentrarsi, penetrare nello spirito della preghiera e sentire la presenza di Cristo. I monaci athoniti insegnano che, se si vuole pregare senza ostacoli, occorre far scendere la propria preghiera dalla mente al cuore. Allora l’uomo smette di pensare ad altro e può concentrarsi su ciò che è «l’unica cosa necessaria», e la cosa più importante nella vita è sentire la presenza del Dio vivente, in un colloquio con Cristo, che non venga interrotto neppure dalle preoccupazioni e le fatiche quotidiane.
Una persona può, tenendo la sua mente nel cuore, recitare la Preghiera di Gesù e sentire la presenza di Dio mentre lavora ad altre cose, e il suo corpo, comprese le mani, eseguono le azioni che sono necessarie per la sua vita terrena.
Questa tecnica stupefacente di preghiera, che è stata sviluppata sul Monte Athos, si diffuse nell’Impero bizantino, non solo nell’ambiente monastico ma anche tra i laici, e le persone che la imparavano potevano eseguire non metaforicamente, ma alla lettera il comando dell’apostolo Paolo: «Pregate incessantemente» (1 Ts 5, 17). Senza interrompere le loro attività quotidiane, queste persone dentro il cuore recitano continuamente la preghiera di Gesù, e sentono la presenza di Dio. Alcune di queste persone, grazie al loro stile di vita e al fatto che non dimenticano mai la presenza di Dio, vengono colmate di doni speciali e contemplano la stessa luce di Dio che i discepoli del Salvatore videro quando il Signore fu trasfigurato davanti a loro sul Tabor.
San Gregorio Palamas parlando di questa luce, ha osservato che non è materiale o fisica. Questa luce può essere vista dagli occhi fisici, ma colpisce spiritualmente il cuore. Essa brilla nel cuore umano. Questa luce è stata definita da san Gregorio Palamas come una delle azioni di Dio: la grazia dell’azione divina attraverso la quale le persone scoprono e conoscono Dio.
San Gregorio ha detto che l’essenza di Dio non è accessibile a noi, che una persona non può mai, con la mente o il cuore, comprendere Dio e unirsi a Lui. Dio rimarrà sempre un mistero per l’uomo, ma allo stesso tempo, con la Sua energia divina, o le Sue azioni, Egli molte volte e in vari modi si rivela misteriosamente all’uomo.
Questo avviene nei Sacramenti, quando una persona riceve i Santi Misteri di Cristo, e non solo con la mente, ma con il cuore e con tutta la sua natura fisica e spirituale, si rende conto di avere dentro di sé non pane e vino, ma il Corpo e il Sangue del Figlio di Dio incarnato. Ciò si verifica quando le persone vengono in chiesa, pregano affinché mediante lo Spirito Santo, il pane e il vino si trasformino nel Corpo e Sangue di Cristo. Ad un certo punto, sentono che sull’altare non ci sono più il pane e il vino – anche se essi mantengono tutte le loro proprietà fisiche e anche il proprio gusto – ma il Corpo e il Sangue del Salvatore, che viene offerto a tutti i credenti affinché noi ci possiamo unire a Dio spiritualmente, con l’anima, con il cuore, mentalmente e fisicamente.
Questa azione divina, che si verifica in modo diverso e misterioso e riguarda ciascuno di noi, è particolarmente evidente per alcune persone.Queste persone ci hanno lasciato la prova che queste manifestazioni della grazia di Dio sono umanamente possibili. Venendo in chiesa, partecipando ai sacramenti della Chiesa, riceviamo la grazia di Dio, partecipiamo dell’energia divina di cui parla san Gregorio Palamas.
Ma egli ha anche detto che l’energia non può essere separata dall’essenza di Dio; che, partecipando dell’energia e dell’azione di Dio, noi partecipiamo della Sua natura, perché la separazione tra l’essenza e l’energia non è in Dio stesso, ma nella nostra mente. Questo è solo uno dei tentativi per spiegare teologicamente l’interazione misteriosa tra l’uomo e Dio, che si riflette nel fatto che Dio è oltre la nostra percezione, la nostra mente, l’intelletto, è sempre al di là delle nostre possibilità; ma con tutto ciò, Dio è sempre dentro di noi, e noi attraverso i sacramenti, la preghiera, possiamo unirci a Lui spiritualmente e fisicamente.
In questo consiste il Trionfo dell’Ortodossia, che noi stiamo celebrando di nuovo oggi. Domenica scorsa abbiamo lodato Dio per quello che ha dato alla nostra Chiesa, le immagini sacre, e attraverso queste immagini, a prescindere da chi è raffigurato nelle icone, si può fare riferimento a loro nella preghiera e ricevere aiuto da loro – sia che si tratti della Santa Madre Dio o del Signore Gesù Cristo. Oggi invece lodiamo Dio per il fatto che nella Sua misteriosa e ineffabile energia, azione, Egli «molte volte e in vari modi» si apre a ciascuno di noi, che le nostre vite sono piene della presenza divina e dell’energia divina, dell’effusione divina, della grazia di Dio, della processione divina, come hanno detto altri santi padri, quando dalla natura di Dio viene a noi una grazia misteriosa e noi partecipiamo di essa, la sentiamo. Tutta la nostra vita si trasforma, si apre alle altezze del cielo e ci consente, pur continuando a vivere qui, su questa terra, di essere partecipi del Regno di Dio.
Sforziamoci di custodire la santissima presenza di Dio, chiediamo al Signore che questa energia divina sia sempre riversata su di noi. Preghiamo perché possiamo essere degni di percepire l’energia divina, in modo che tutta la nostra vita sia un incessante percorso verso il Regno dei Cieli e la comunione con questo Regno sia già qui sulla terra. Amen».