DUE MONACI PROCLAMATI SANTI DAL PATRIARCATO ECUMENICO DI COSTANTINOPOLI

image-name

Il Santo Sinodo del Patriarcato ecumenico ha deciso nei giorni scorsi l’inclusione formale nella lista dei Santi di due monaci: i venerabili Melezio di Lardos (XIX secolo, festa: 12 febbraio) e Porfirio di Kafsokalivia (XX secolo, festa: 2 dicembre). Ne dà notizia il sito ufficiale della parrocchia ortodossa russa di Torino che accompagna l’informazione con alcune dettagliate note biografiche dei due monaci elevati all’onore degli altari, che riportiamo integralmente.
San Melezio (al secolo Emmanuele) nacque nel villaggio di Lardos sull’isola di Rodi durante l’occupazione turca. Con poca istruzione formale, ma una ricca vita di preghiera, decise di vivere la vita monastica dopo che una visione gli fece trovare un’icona della santa Vergine alle radici di un albero. Fatto ieromonaco e abate del piccolo monastero da lui fondato, visse una stretta vita ascetica, confortando e curando le persone ammalate e turbate tra la popolazione locale. Calunniato dai turchi, una taglia fu posta sulla sua testa, e solo prima di addormentarsi nel Signore riuscì a provare la sua innocenza. Le sue reliquie continuano a emanare un profumo dolce, segno di santità. Poiché non si conosce il giorno esatto del suo riposo nel Signore, la sua festa è celebrata assieme a quella del suo Santo patrono nel monachesimo, San Melezio, vescovo della grande Antiochia, il 12 febbraio.
L’anziano Porfirio, al secolo Evangelos Bairaktaris, nacque il 7 febbraio 1906 nel villaggio di san Giovanni Karystia, presso Aliveri, nella provincia di Evia. I suoi genitori Leonidas ed Eleni (figlia di Antonios Lambrou) erano contadini poveri ma pii. Il padre era il cantore del villaggio, e aveva servito san Nettario di Egina durante i suoi viaggi nella zona. La povertà costrinse il padre a emigrare in America a lavorare alla costruzione del canale di Panama, e il giovane Evangelos a lavorare fin da bambino. A 14/15 anni iniziò la vita monastica sul Monte Athos, sotto la guida dello ieromonaco Panteleimon e del fratello di questi, padre Ioannikios, che abitavano nella capanna di san Giorgio a Kafsokalivia. Con una vita di sforzi ascetici, obbedienza e lettura diligente delle Scritture fu in grado di ottenere le basi di istruzione che gli erano mancati da bambino. Fu tonsurato con il nome di Nikita. I doni soprannaturali che la grazia di Dio gli concesse furono incredibili, ma non li usò mai per scopi personali (per esempio guarì altre persone, ma mai se stesso). Una severa polmonite contratta a 19 anni costrinse i suoi anziani a mandarlo per riprendersi in salute al monastero Lefkon di san Charalambos, vicino al suo luogo di nascita. Qui, due anni dopo, fu ordinato ieromonaco dall’arcivescovo del Sinai Porfirio III, che gli diede il nome di Porfirio, e fu messo a fare il confessore, servizio che fece con buona reputazione fino al 1940. Durante la guerra fu cappellano al policlinico di Atene, quasi senza salario, per essere vicino alle sofferenze di tutti. Dopo la guerra, ricostruì il piccolo monastero di san Nicola a Kallisia, pur continuando a servire al policlinico. Pur con la salute gravemente danneggiata, e perdendo la vista nel 1987, continuò finché poté il suo ministero di padre spirituale, sostituendo gradualmente alle parole di consiglio le preghiere per i suoi figli spirituali. Con benedizione della Chiesa (non faceva mai nulla senza benedizione) fondò un nuovo convento femminile dedicato alla Trasfigurazione presso Oropos, in Attica. Dopo la posa della prima pietra del convento nel 1990, l’anziano fece i preparativi per tornare a Monte Athos, che non aveva mai emotivamente lasciato, e chiese di rioccupare la capanna di san Giorgio, dove aveva avuto la sua prima tonsura sessant’anni prima. Lì passò i suoi ultimi mesi in preparazione al suo decesso, addormentandosi nel Signore il 2 dicembre del 1991.