LA TEOLOGIA DELL’ICONA NELL’INSEGNAMENTO DI OLIVIER CLÉMENT (2)

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Olivier Clément (1921-2009), cresciuto in una famiglia agnostica francese e convertitosi all’Ortodossia intorno all’età di trent’anni, dopo un lungo travaglio interiore, è stato uno dei massimi pensatori e teologi occidentali impegnati nella testimonianza e nella divulgazione, anche attraverso scritti destinati al grande pubblico, dell’eccezionale tradizione spirituale dell’Oriente cristiano. Oltre che protagonista di primo piano dei dibattiti teologici e dottrinali del Novecento, per la sua grande apertura intellettuale e la sua disponibilità al dialogo, è stato interlocutore privilegiato di personalità di spicco come il patriarca di Costantinopoli Atenagora e Papa Giovanni Paolo II. Fra i suoi testi figura anche una “Piccola introduzione alla teologia dell’icona” già pubblicata in Italia dal sito www.ansdt.it della Abbazia Nostra Signora della Trinità di Monfasso (PC) che volentieri riproproniamo, in più parti, agli amici de “I sentieri dell’icona”. La prima si trova nella sezione “I documenti” di questo sito.

PICCOLA INTRODUZIONE ALLA TEOLOGIA DELL’ICONA (2)
di Olivier Clément

«Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte » (la tradizione ha precisato che si trattava del Tabor). « E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce ». Una variante dice: « come la neve » (Mt 17,1-2). Luca precisa: « candida e sfolgorante » (9,29).
Quando un cristiano, monaco o laico non importa, accede al ministero di iconografo, il sacer- dote recita su di lui l’essenziale dell’ufficio della Trasfigurazione. I teologi dell’icona non hanno cessato di commentare i testi evangelici consacrati a questo episodio. Dice Atanasio il Sinaita: « Cosa c’è di più sconvolgente di vedere Dio nella forma di un uomo, il volto risplendente, radian- te più del sole? » (Omelia sulla Trasfigurazione, PG 84, 1376).
In Cristo, d’altra parte, il tempo è ricapitolato e l’icona implica memoria e anticipazione, una sorta di visione che guida la mano dell’artista. “Cristo stesso ha trasmesso la sua immagine alla Chiesa”, scriveva all’inizio della crisi iconoclasta Giorgio di Cipro (Nouthesia, ed. Mélioniransky, p. XXIII). La memoria di questo volto – il Santo Volto – è evocata da due racconti significativi: in occidente, quella del velo con cui Veronica (da vera in latino e eikôn, “immagine”, in greco) avrebbe asciugato il volto di Gesù durante la Via Crucis; in oriente, quella del Mandylion, un velo anch’esso, sul quale Gesù avrebbe volontariamente impresso la sua immagine rispondendo al desiderio del re Abgar di Edessa, ammalato. Effettivamente qualche cosa è stata scoperta ad Edessa nel VI secolo e trionfalmente portata a Costantinopoli nel 944, qualcosa che ha precisato fin nei particolari la rappresentazione di Cristo. Un sudario forse, di cui non si può dire esattamen- te che legame avesse con la Sindone di Torino, tanto studiata oggi. Più ampiamente il Volto di Cristo è detto acheropita, “non fatto da mano d’uomo”, così come Maria concepisce in modo verginale, perché la mano dell’artista, se questi si è preparato con la preghiera e il digiuno, è gui- data miracolosamente dallo Spirito (cfr Giorgio di Pisidia, Poemi, in « Studia Patristica et Byzan- tina », 1960, p, 91).
La proibizione di rappresentare Dio (nell’Esodo e nel Deuteronomio) non vale più non solo per Cristo. Non vale neanche per sua Madre, per i suoi amici, le membra dei suo Corpo sacramentale. L’uomo creato “ad immagine” di Dio è predestinato a diventare « conforme all’immagine del Figlio suo » (Rm 8,29), « trasformato in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore » (2 Cor 3,18). Egli si deve rinnovare sempre « all’immagine del suo Crea- tore » (Col 3,10). Fondata nell’incarnazione del Figlio eterno, l’icona si moltiplica tramite la santi- ficazione degli uomini nello Spirito: le icone della Madre di Dio e del santi anticipano la trasfigura- zione finale: « quando si manifesterà Cristo, la vostra vita, allora anche voi sarete manifestati con lui nella gloria » (Col 3,4).
È quanto riassunte meravigliosamente il ritornello liturgico (kontakion) della Domenica del- l’Ortodossia, prima domenica di Quaresima in cui la Chiesa celebra solennemente il ristabilimento definitivo del culto delle sacre immagini nel 843: «L’incircoscrivibile Verbo del Padre, incarnandosi da te, Madre di Dio, è stato circoscritto, e, riportata all’antica forma l’immagine deturpata (cioè l’uomo), l’ha fusa con la divina bellezza» (tr. it. Anthologhion II. Roma 2000, p. 596).
(2-continua)