LA STORIA DELLA MARTIRE SOFIA E DELLE FIGLIE FEDE, SPERANZA E CARITA’

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Il 30 settembre la Chiesa celebra la memoria liturgica delle Sante martiri Sofia e delle sue tre figlie Fede, Speranza e Carità. Si tratta di una storia straordinaria dal punto di vista della testimonianza della fede agli albori del cristianesimo. Per tale motivo riportiamo il testo redatto da padre Dimitri Fantini, archimandrita della chiesa ortodossa del Patriarcato di Mosca a Milano. L’immagine utilizzata fa riferimento a un’icona del XIX secolo.

La fortuna della storia di queste Sante Martiri la ritroviamo nella diffusione dei loro nomi nelle popolazioni slave: Sofia, Vera, Nadezda, Liubov. La loro storia si svolge tra Milano e Roma al tempo dell’imperatore Adriano (76-138). Sofia, di origine greca, sposa Filandro, giovane e ricco senatore. Dal matrimonio nascono le tre figlie alle quali viene dato il nome delle virtù cristiane. Dopo pochi anni Filandro muore. Rimasta vedova, Sofia si trasferisce con le figlie a Roma, dedicando la sua vita alla visita e all’assistenza dei prigionieri cristiani. Per la sua attività Adriano convoca madre e figlie in tribunale, chiedendo loro di rinunciare alla fede cristiana. Di fronte al loro rifiuto, il giudice fa spogliare la madre e la fa frustare crudelmente facendo imprimere sulla sua fronte un marchio d’infamia. Allontanata la madre, il giudice interroga separatamente le tre figlie. Ma loro obbediscono alla sua esortazione: “Non abbiate paura figlie mie! Siate forti in Cristo! Perdurate nella fede! Non abbiate timore della tortura o della cattiva sorte. Potranno rubare solo i vostri corpi: ma in cielo è meglio. Dio, in cielo, vi darà un corpo meraviglioso. Potranno rubare la vostra bellezza: ma con la bellezza divina splenderete tra gli angeli nel regno di Dio”.
Vera, che ha 12 anni viene interrogata per prima. Rifiutando le lusinghe del giudice è a sua volta spogliata, frustata, le viene tagliato un seno dal quale, al posto del sangue, sgorga latte. Le vengono poi inflitti altri tormenti senza alcun effetto sulla sua volontà. Alla fine viene decapitata. Poi davanti al giudice arriva la sorella Nadiezda, di 10 anni. Anch’essa confessa intrepida la sua fede in Cristo e viene prima gettata in una fornace poi, di fronte al prodigioso spegnimento delle fiamme, viene decapitata. Tocca poi alla terza sorella, Ljubov, di 9 anni. La sua fine è la stessa.
La madre Sofia, che ha assistito a tutte le sofferenze delle figlie, ne raccoglie i corpi e dà loro sepoltura fuori città, su una collina. Muore sulla loro tomba. “Una dopo l’altra volarono in cielo: tre bianche colombe, innocenti e pure. Con leggerezza volarono sul trono di Cristo e dopo di loro volò anche l’anima della madre loro, per ricongiungersi con loro in Paradiso”. L’iconografia rappresenta le quattro donne vestite a lutto, con la madre che protegge le figlie sotto il proprio mantello. Un particolare valore iconografico hanno gli atteggiamenti caratteristici delle figure. Santa Sofia prevale in aspetto materno; Fede, di solito, ha le mani giunte in preghiera, mentre Speranza e Carità tengono tra le loro mani la croce simbolo del martirio. Al tempo di papa Paolo I (760), i corpi delle sante martiri, sepolti sulla via Aurelia, furono trasferiti nella chiesa di San Silvestro in Campo Marzio.