SAN SERAFINO DI SAROV “RILETTO” DAL TEOLOGO OSIPOV

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La Chiesa ortodossa ha celebrato, nelle ultime settimane, una serie di ricorrenze legate alla venerata figura di San Serafino di Sarov . Ma che cosa rimane, oggi, degli insegnamenti e dell’esempio di questo monaco veneratissimo dai fedeli ortodossi e anche dalla Chiesa cattolica? Dalle pagine dell’autorevole spazio web www.pravmir.com proponiamo la traduzione della riflessione di Aleksej Ilych Osipov, docente dell’Accademia teologica di Mosca.

Il significato e l’importanza della figura di San Serafino di Sarov, a mio parere, va ravvisata in primo luogo nel fatto che egli costituisce un esempio concreto di ciò che l’uomo può fare, in particolare dal punto di vista spirituale, pur trovandosi ad affrontare, come accade nella nostra vita, situazioni, personali e collettive, estremamente difficili. Perché dico questo? Semplicemente per il motivo che il primo quarto del XIX secolo, parlando in maniera concreta, presentava poche differenze con il nostro tempo, almeno dal punto di vista della spiritualità, delle aspirazioni di vita, dello stato d’animo. Almeno, differenze minori rispetto a quanto, solitamente, siamo portati a credere. Basti solo pensare all’impatto delle idee dell’Illuminismo e della Rivoluzione francese sulla sfere più alte della società russa, specialmente dopo la guerra del 1812 e l’epoca della zarina Aleksandra. Quello attuale e il tempo d’allora presentano molti tratti affini. E noi osserviamo che persino in quel periodo qualcuno – mosso, o ispirato, da impegno e dedizione – ha raggiunto vette elevatissime di spiritualità, come, probabilmente, si fatica a trovarne di analoghe persino ai primordi della Chiesa. Questo come premessa.
In secondo luogo, anche se non di minore importanza, c’è l’immagine di San Serafino, la quale ci offre testimonianza di come la sua spiritualità si rendeva manifesta. Sovente noi siamo, purtroppo, prigionieri dell’idea distorta che la stessa cura spirituale sia qualcosa legato all’esclusione degli altri, lontana dal dialogo col mondo, distante, non percepibile in alcun modo. Si parla della spiritualità secondo i paradigmi della clausura.
Anche di San Serafino, a prima vista, sembra di poter dire la stessa cosa. Ma non è così. Egli, infatti, dimostra chi la reclusione e il silenzio sono necessari, ma solo in quanto funzionali al raggiungimento di qualcosa di più alto. Egli stesso, dopotutto trascorse cinque anni in silenzio e quasi dieci in solitudine e questo per “scavare” in profondità dentro se stesso e annientarsi nell’assenteismo. Tutto questo, però, a un solo scopo: tornare fra gli uomini con fede salda per predicare la lieta Novella di Cristo al mondo. Solo al termine di questa lunga preparazione, Serafino si scoprì pronto ad accogliere gli altri. Anzi, fu la stessa Madre di Dio ad ordinargli di andare incontro ai fratelli. Così egli divenne una vera guida spirituale e un “medico dell’anima” per quanti gli si rivolgevano con fede. In tal modo, Serafino ha incarnato la perfezione del padre spirituale: non solo una persona consacrata, che vive in monastero, magari con una lunga barba e i capelli bianchi, quanto, piuttosto, qualcuno che ha dedicato l’intera sua esistenza al cammino verso l’ascesi, affrontando prove che noi stessi fatichiamo persino a immaginare.
Tutto questo, San Serafino di Sarov lo ha incarnato nelle sue azioni. È esemplare ciò che egli fece dopo aver subito l’aggressione di tre malviventi. Non solo egli fu capace di sopportare tanto dolore ma addirittura, quando per essi si preparava la condanna, intimò: “Lascerò il monastero e mi ritirerò in solitudine se gli torcerete un capello”. Serafino, dunque, rispose con amore cristiano alle persone che volevano ucciderlo, anzi, che erano certe di averlo fatto. E qui c’è un altro insegnamento: la vita cristiana è un tesoro prezioso; chi lo schiude, possiede il bene più grande immaginabile su questa terra. Le parole che San Serafino indirizzava a quanti lo incontravano – “Cristo è risorto!” e “Mia gioia” – insieme a tutti i suoi insegnamenti, sono la prova che la gioia abitava, anzitutto, dentro la sua anima. Questa stessa gioia, questo grande amore, che egli aveva conquistato per sé, venivano poi donati generosamente agli altri.
Voglio dire una cosa fondamentale: nell’immagine di San Serafino ognuno di noi può vedere che cos’è il cristianesimo. Attraverso il suo esempio, egli ha mostrato che questa religione schiude all’uomo il grande tesoro del Regno di Dio, nascosto nel cuore di ognuno. Lui ci dice che possiamo trovare questo scrigno, aprirlo e fare nostre le ricchezze che vi sono custodite. Questa è, a mio parere, l’enorme importanza del messaggio di San Serafino di Sarov per l’uomo moderno.
Aleksej Ilych Osipov
Accademia teologica di Mosca

Nella foto: la venerazione alle reliquie di San Serafino di Sarov nel monastero di Diveevo, in Russia

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