IL SONNO MIRACOLOSO DEI SETTE DORMIENTI DI EFESO

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La Chiesa ortodossa celebra il 4 agosto – e anche il 22 ottobre – la memoria liturgica dei sette dormienti di Efeso. Benché la tipologia iconografica a loro dedicata, quantunque rara, goda di una certa notorietà anche in Occidente, meno nota è la storia di questi testimoni della fede menzionati anche nel Corano (nella fattispecie, all’interno della diciottesima sura) giunta ai posteri in particolare per merito di Gregorio di Tours il quale, a sua volta, ne venne a conoscenza attraverso un’omelia di Giacomo di Sarug. I sette dormienti di Efeso, tuttavia, noti pure a Jacopo di Varazze e a Paolo diacono, sono già menzionati in risalenti manoscritti in greco, latino, siriaco, aramaico e copto mentre in Russia la loro fama si diffuse nel XII secolo, quando l’igumeno Daniil vi fece ritorno dopo aver veduto le loro reliquie in Terra Santa. Ma che cosa narra, esattamente, la tradizione cristiana?
Secondo fonti concordanti, verso il 250 l’imperatore Decio, implacabile persecutore dei seguaci di Gesù, condannò per la loro fede sette giovani di Efeso: Massimiano, Malco, Marciano, Dionisio, Giovanni, Serapione e Costantino. A ciascuno di loro, però, venne dato tempo fino al ritorno dell’imperatore per ravvedersi e abiurare il cristianesimo. I sette giovani, pur di non cedere all’intimaziine, vendettero i loro beni e si rifugiarono in una grotta del monte Celion. Al suo ritorno, Decio, appresa la notizia della fuga, dispose che l’ingresso della stessa venisse murato affinché essi morissero di fame e di stenti. Ai sette giovani non restò che stendersi a terra e addormentarsi per attendere la morte.
Il sonno che li colse, però, era miracoloso: si protrasse, infatti, addirittura per duecento anni, cioè fino a quando, sotto l’imperatore Teodosio II, Efeso diventò una delle più importanti città cristiane. A svelare il risveglio prodigioso dei sette fu uno di loro, Malco, tornato a Efeso per comprare del pane. il vescovo e i suoi concittadini si precipitarono sul monte Celion per verificare l’accaduto e, accertato il miracolo, ascoltarono la testimonianza sulla resurrezione dei sette fratelli che subito dopo tornarono al loro sonno. L’imperatore Teodosio II ordinò personalmente che i sette dormienti venissero sepolti con tutti gli onori.
Il racconto, evidentemente, è denso di significati simbolici, a cominciare dal numero sette. Tanti sono, infatti, i giorni della Creazione, ma sette nella Scrittura è pure simbolo della perfezione di Dio, della pienezza, della completezza. Secondo la versione di Gregorio di Tours Massimiano, inoltre, uno dei sette dormienti, così si rivolse all’imperatore Teodosio II: “Credici, è per causa tua che il Signore ci ha resuscitati proprio alla vigilia della festa della Resurrezione, e credi che la resurrezione dei morti è una verità. In verità noi siamo risorti e viviamo, e come un bambino sta nell’utero della madre senza sentire urti, così anche noi fummo vivi, giacendo addormentati, senza sentire alcuno stimolo”. La vicenda dei sette dormienti di Efeso, pertanto, rammenta ad ogni cristiano che la resurrezione dei morti è una verità di fede. I credenti, infatti, secondo l’insegnamento del Vangelo, non muoiono ma si addormentano nel Signore in attesa di essere restituiti alla vita nel giorno della gloriosa Parousia del Risorto.

Nella foto: icona dei “Sette dormienti di Efeso”, Russia, XIX secolo

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