LA MADRE DI DIO “SALVEZZA DEI PECCATORI” E LA GRANDUCHESSA ELIZAVETA

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È una delle immagini più rare dell’iconografia russa eppure pochi sanno che l’immagine miracolosa della Madre di Dio “Salvezza dei peccatori” (nella foto) si accompagna a un capitolo cupo e terribile della storia della Russia e dell’epilogo tragico della famiglia dello zar Nicola II. L’icona, infatti, è particolarmente venerata nella città di Alpaevsk, nella Russia siberiana, dove, nel 1918, vennero relegati come prigionieri, dopo la Rivoluzione bolscevica, la granduchessa Elizaveta Fedorovna con la consorella monaca Varvara, che aveva deliberatamente scelto di seguirla, il granduca Sergej Mikhailovich con il suo segretario e un seguito di altri aristocratici. Per alcuni mesi gli ostaggi vennero relegati nella locale scuola elementare, dove trascorsero settimane terribili. Poi, nella notte fra il 17 e il 18 luglio, mentre a Ekaterinburg si consumava l’eccidio della famiglia dello zar, essi furono condotti fuori città, nei pressi di una cascina, e gettati in una fossa abbandonata 12 miglia distante da Alpaevsk. Quando, il 28 settembre 1918, le truppe dei Bianchi, che si opponevano ai bolscevichi nella Guerra civile, conquistarono la città, cominciarono subito le indagini. Il 9 ottobre i cadaveri dei martiri furono rinvenuti nella fossa e da qui trasferiti, con una solenne cerimonia, nella Cattedrale della Santa Trinità. Ma le vicissitudini dei poveri resti non erano ancora finite: nel luglio 1919, quando i Rossi riuscirono ad avere la meglio, l’igumeno Seraphim (Kuznetsov), temendo rappresaglie o il vilipendio delle spoglie mortali, fece inviare i feretri direttamente in Cina, a Pechino. Infine, nel gennaio 1921, secondo quanto ricostruito dallo studioso Paul Gilbert nel testo “Royal Russia”, le spoglie della granduchessa Elizaveta e di Varvara vennero messe definitivamente in salvo a Gerusalemme e sepolte nella chiesa di Maria Maddalena della Missione ecclesiastica russa, dove ancor oggi sono custodite. Alpaevsk ricorda adesso quei giorni terribili con una piccola cappella dedicata alla granduchessa Elizaveta e costruita nei pressi della fossa divenuta prima tomba; nel 1996, nei pressi, è sorto un monastero in memoria dei Nuovi martiri e confessori della Russia. La scuola elementare utilizzata dai carcerieri è stata trasformata in museo.
Una breve nota dedicata alla granduchessa Elizaveta, con il testo in italiano di una preghiera da lei stessa scritta nelle settimane precedenti la morte, si trova nella sezione “Testimonianze” di questo sito.

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