“È L’ORA DELLA CROCE”: L’INVOCAZIONE DELLA MARTIRE ELIZAVETA

Elisabetta Feodorovna

Fu la moglie del granduca Sergej Aleksandrovič Romanov, quinto figlio dello zar Alessandro II di Russia e di Maria Aleksandrovna, e, dopo la morte del consorte rimasto vittima di un attentato avvenuto il 17 febbraio 1905 nel Cremlino per mano del rivoluzionario socialista Ivan Kaljaev, prese gli ordini religiosi diventando una suora. È, in estrema sintesi, la vita esemplare di Elizaveta Fedorovna, secondogenita del granduca Luigi IV d’Assia-Darmstad, nata nel 1864, canonizzata dalla Chiesa ortodossa russa nel 1992 come Nuova martire: dopo un’esistenza dedicata alla carità evangelica verso i poveri e gli ultimi, infatti, la granduchessa divenuta monaca subì nel 1918 l’esilio per mano del Governo sovietico e, infine, venne giustiziata il 18 luglio del 1918 ad Alapaevsk da un gruppo di bolscevichi locali assieme ad alcuni parenti e a una consorella del convento di Mosca che aveva volontariamente seguito Elizaveta nella sua prigionia.
In una preghiera scritta dalla granduchessa si ritrova quasi un presagio del suo destino:
“Sto per lasciare il mondo luccicante
nel quale ho occupato una posizione di prestigio.
Ora, insieme alle mie consorelle,
sto per ascendere a un mondo più alto,
quello dei poveri e dei sofferenti.
Il Signore ha stabilito che sia questo
per noi il tempo di portare la Croce.
Sia benedetto il nome del Signore”.

Nella foto: un’icona contemporanea della martire Elizaveta Fedorovna

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