AL CUORE DELL’INSEGNAMENTO DI S. SERAFINO DI SAROV

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Serafino di Sarov, in russo Серафим Саровский, al secolo Prochor Mošnin (Прохор Мошнин) (Kursk, 19 luglio 1759 – Sarov, 2 gennaio 1833), è considerato dalle Chiese ortodosse uno dei monaci e mistici più importanti. Venerato anche dalla Chiesa cattolica – la sua effigie è stata rappresentata anche nella Cappella realizzata in Vaticano per il Giubileo del Duemila, su indicazione di Giovanni Paolo II, dall’iconografo padre Mirko Rupnik – visse nel XIX secolo ed estese gli insegnamenti monastici di contemplazione e di disprezzo del proprio corpo ai laici, indicando lo scopo della vita cristiana nell’acquisizione in sé dello Spirito Santo. Il monaco fu glorificato dalla Chiesa ortodossa russa nel 1903 – l’ultimo prima della Rivoluzione bolscevica – ed è ricordato il 1º agosto e il 15 gennaio, date della sua nascita e della sua morte. Il suo “figlio spirituale”, Nicholas Motovilov, riportò un dialogo spirituale riguardante il fine della vita cristiana, che è uno dei testi più importanti della spiritualità russa e di cui, di seguito, riportiamo un ampio stralcio.

– Amico mio, in questo momento siamo entrambi nello Spirito di Dio… perché non mi guardi?
– Non riesco a guardarvi, Padre – risposi – i vostri occhi brillano come un lampo; il vostro volto si è fatto più abbagliante del sole, e gli occhi mi fanno male quando vi guardo.
– Non temere – mi disse – in questo stesso momento sei divenuto luminoso come me. Anche tu sei presente nella pienezza dello Spirito di Dio; altrimenti, non avresti potuto vedermi come mi vedi.
Poi piegò il capo su di me e mi sussurrò:
– Benedici Dio per l’infinita bontà che ha per noi. Io ho chiesto a Dio nel mio cuore: ‘Signore, rendilo degno di vedere con i suoi occhi fisici la discesa del tuo Santo Spirito, che tu concedi ai tuo servi, quando ti degni di apparire nel meraviglioso fulgore della tua gloria’. Il Signore ha esaudito istantaneamente questa umile richiesta del miserabile Serafino… Quanto grati dovremmo essere per questo indicibile dono che ci è stato accordato a entrambi. Persino i Padri del deserto non ebbero sempre simili manifestazioni della Sua bontà. La Grazia di Dio – come una madre piena di dolce amore verso i suoi figli – si è degnata di confortare il tuo cuore afflitto, per intercessione della Madre di Dio… perché, dunque, amico mio, non mi guardi dritto in volto? Guarda pure senza timore. Il Signore è con noi.
Incoraggiato da queste parole, lo guardai e fui preso da un sacro timore. Immaginate, nel bel mezzo del sole, abbagliante nella luminosità dei suoi raggi a mezzogiorno, il volto dell’uomo che vi parla. Potete seguirne i movimenti delle labbra, l’espressione cangiante degli occhi, ne potete udire la voce, sentirne le mani toccarvi le spalle. Ma non potete vederne né le mani né il corpo – nulla eccetto un incendio di luce che brilla, illuminando il tappeto di neve d’intorno che copre la radura, i fiocchi di neve che scendono su di me e l’anziano monaco…
– Cosa provi ora? – mi domandò padre Serafino.
– Provo un indicibile benessere – risposi.
– Cosa intendi per benessere? Cosa provi esattamente?
Risposi: – Provo un tale silenzio e una tale pace nel cuore che non so esprimere a parole.
– Amico mio, questa è la pace di cui il Signore parlò ai suoi discepoli: “Vi do la mia pace”. E’ la pace che il mondo non può donare. ‘La pace che oltrepassa ogni comprensione’ […]. Cos’altro provi?
– Incredibile dolcezza – risposi
Ed egli riprese: – Questa è la dolcezza che è descritta nelle Sacre Scritture. Questa dolcezza colma i nostri cuori e si propaga nelle nostre vene con indicibile beatitudine. Una dolcezza capace di far sciogliere i nostri cuori. Siamo entrambi a provare questa beatitudine ora. Cos’altro provi?
– Indicibile beatitudine nel cuore.
Padre Serafino continuò:
– Quando lo Spirito Santo discende nell’uomo e lo benedice con la sua venuta, ne colma il cuore di indicibile beatitudine, perché lo Spirito Santo colma ogni cosa di beatitudine. Questa è la beatitudine preparata per quelli che Lo amano. E se ora che ne abbiamo solo un assaggio ci dona così tanta dolcezza e gioia, cosa diremo della gioia preparata per noi nei cieli? Amico mio, tu hai pianto tanto sulla terra, e guarda con quale gioia il Signore ti consola. Per ora dobbiamo lavorare e compiere continui sforzi volti a ottenere sempre più forza per raggiungere “la perfetta misura della statura di Cristo”. Poi questa gioia transitoria e parziale che ora proviamo sarà rivelata in tutta la sua pienezza, sommergendo il nostro essere in inesprimibili piaceri che nessuno potrà mai toglierci. Cosa provi ancora, amico mio?
Dissi:
– Indicibile calore.
– Di che calore parli? Siamo in una foresta. E’ pieno inverno, e ovunque tu posi il tuo sguardo c’è neve. La neve fiocca persino sui nostri corpi. Di che calore può trattarsi?
Risposi:
– E’ simile al calore che si può provare alle terme quando si è immersi in un piacevole vapore.
– E l’odore – mi domandò – è lo stesso di quello delle terme?
– Oh no – risposi – non c’è nulla sulla terra simile a quest’odore.
Allora padre Serafino disse con un sorriso:
– Conosco quell’odore, proprio come te. Per questo ti ho chiesto se lo percepivi. E’ veramente una indicibile verità, amico mio. Nessun odore terreno, per quanto piacevole possa essere, può essere paragonato alla fragranza, che ora noi due sentiamo, perché ora siamo circondati dalla fragranza dello Spirito Santo. Cosa c’è di terreno simile ad essa? Tu mi dici che diffonde un calore tutt’intorno simile a quello delle terme, ma guarda: la neve non si scioglie né su di me né su di te. Significa che il calore è dentro di noi e non nell’aria. Questo è il calore per il quale lo Spirito Santo ci fa gridare al Signore: “Riscaldami con l’amore dello Spirito Santo!” […] Il Regno di Dio è dentro di te ora, e la Grazia dello Spirito Santo illumina e riscalda dal di dentro e colma l’aria d’intorno con varie fragranze, delizia i nostri sensi spirituali con la beatitudine divina e colma i nostri cuori di un’ineffabile gioia.

Da “Dialogo tra San Serafino e un suo discepolo Nikolai Aleksandrovich Motovilov (1809-1879)”

tradotto da:
Llosky, The mystical theology of the Eastern Church, pp.228-229

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