GIOVANNI PAOLO II PRESTO SANTO: IL SUO AMORE PER LE ICONE

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Le indiscrezioni delle ultime settimane sono state confermate: La Congregazione per le cause dei santi ha approvato il secondo miracolo attribuito all’intercessione di Giovanni Paolo II. La ratifica apre quindi la strada alla canonizzazione del Pontefice polacco, scomparso nel 2006, con ogni probabilità già entro l’anno. Tempi rapidissimi per un iter di solito molto complesso ma che, nel caso specifico, risponde all’istanza giunta ai vertici della Chiesa cattolica da moltissimi fedeli che già durante le esequie in piazza San Pietro invocarono Wojtyla “Santo subito”. Il felice evento rende quindi ancor più interessante ricordare, come ci aiuta a fare don Sergio Mercanzin, direttore del Centro Russia Ecumenica di Roma, il rapporto privilegiato che Giovanni Paolo II ebbe con le icone. Non solo perché fu lui, nel 2004, a volere la restituzione della venerata immagine della Madre di Dio di Kazan che si trovava nel suo appartamento privato al patriarcato di Mosca.
Wojtyla, infatti, dedicò all’icona una sua lettera apostolica, che porta la data del 4 dicembre 1987. E non a caso. Nel 1987 si celebrò infatti nel mondo cristiano il XII centenario di un famoso Concilio, quello di Nicea, tenutosi nel 787, in un’epoca cioè in cui la Chiesa era ancora una e indivisa e nel corso del quale venne definitivamente decretata la legittimità del culto delle icone, dopo secoli di violenti contrasti tra favorevoli (iconoduli) e contrari (iconoclasti). Nella lettera il Papa prende atto di una realtà: “Da alcuni decenni si nota un recupero di interesse per la teologia e la spiritualità delle icone orientali, è un segnale di un crescente bisogno del linguaggio spirituale dell’arte autenticamente cristiana”. E afferma: “Quale che sia lo stile che adotta, ogni tipo di arte sacra deve esprimere la fede e la speranza della Chiesa. La tradizione dell’icona mostra che l’artista deve avere coscienza di compiere una missione al servizio della Chiesa”.
In chiusura il documento ha parole molto belle: “La nostra tradizione più autentica, che condividiamo pienamente con i fratelli ortodossi, ci insegna che il linguaggio della bellezza, messo al servizio della fede, è capace di raggiungere il cuore degli uomini e di far loro conoscere, dal di dentro, Colui che osiamo rappresentare nelle immagini, Gesù Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo, lo stesso ieri e oggi e per tutti i secoli”.

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