LE CANDELE ACCESE: SEGNO DI PREGHIERA DAVANTI A DIO

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E’ noto a tutti che le Sante icone sono un elemento fondativo della preghiera ortodossa così come della liturgia. La venerazione delle immagini, però, si esprime in una maniera altrettanto tipica per i fedeli dell’Oriente cristiano ancor più che per quelli d’Occidente: l’accensione delle candele. Per chi entra in una chiesa, tale gesto è praticamente rituale, immancabile. La fiammella arde davanti ai volti di Cristo e della Vergine, dei Santi e dell’icona festiva; ma accompagna anche le nozze e i funerali così come i momenti più significativi della vita comunitaria. Qual è il valore simbolico della presenza delle candele per un fedele ortodosso? Lo spiega un’utile riflessione redatta dai sacerdoti della parrocchia di San Massimo Vescovo, a Torino, che fa capo al Patriarcato di Mosca. Ne riportiamo ampi stralci, nella consapevolezza che tale meditazione possa essere utile a chiunque si rechi in una chiesa a pregare e accenda una candela.

Che cosa fa un cristiano ortodosso appena varcata la soglia di una chiesa? In nove casi su dieci, va al banco delle candele. La nostra pratica del cristianesimo, il nostro coinvolgimento nel suo rito, inizia con una piccola candela di cera d’api. È impossibile immaginare una chiesa ortodossa in cui non si accendono candele.
Il beato Simeone di Tessalonica (XV secolo), commentatore della Liturgia, dice che la cera pura simbolizza la purezza e la castità di quanti la offrono. L’offerta è un segno di pentimento per l’ostinazione e la volontà personale. La morbidezza e la flessibilità della cera indicano la nostra prontezza a obbedire a Dio. La candela che brucia rappresenta la deificazione dell’essere umano, il suo divenire creatura nuova attraverso il fuoco dell’amore di Dio. Inoltre, la candela è un testimone della fede, della nostra appartenenza alla luce divina. Esprime la fiamma del nostro amore per il Signore, per la Madre di Dio, per gli angeli e per i santi. Non si deve accendere una candela con il cuore freddo, come mera formalità. L’azione esterna deve avere il supplemento della preghiera, anche la più semplice, usando le proprie parole. Una candela accesa è presente in molte funzioni della chiesa. Ne tengono in mano una i nuovi battezzati, e quanti si uniscono l’uno all’altra nel mistero del matrimonio. Il rito del funerale si compie in mezzo a una moltitudine di candele accese. Proteggendo dal vento le loro candele accese, i fedeli camminano nelle processioni della Croce. Non vi sono regole assolute su quali e quante candele si devono offrire. Il loro acquisto è un piccolo sacrificio a Dio, volontario e non pesante. Una candela larga e costosa non è portatrice di maggiore grazia rispetto a una piccola.
La candela di cera che brucia è gradita a Dio, ma Egli gradisce ancor di più l’ardore dei cuori. La nostra vita spirituale, la nostra partecipazione alle funzioni della chiesa, non è limitata alle candele. Le candele non ci liberano dai peccati, non ci uniscono a Dio, e non ci danno il potere di combattere la guerra spirituale. La candela è ricca di significato simbolico, ma noi non siamo salvati dai simboli, bensì dalla piena realtà, la Grazia increata di Dio.
La cera pura d’api, così come l’olio d’oliva, il vino, il frumento e altre sostanze naturali e pure, è un elemento essenziale del culto della Chiesa ortodossa. La cera, anche se prodotta dalle api, non contiene materiale di origine animale, e pertanto simbolizza sia la purezza dei doni, sia la sincerità di chi dona.
La cera d’api viene impiegata assieme all’olio per alimentare le luci davanti agli oggetti sacri, ed è stata usata nella pratica costante della Chiesa ortodossa fin dai primi secoli. Purtroppo, a causa della mentalità molto utilitaristica introdotta anche nelle chiese negli ultimi secoli, oggi si fa ricorso in molti luoghi di culto ortodossi a candele composte in quantità più o meno elevata di paraffina. Certo, le condizioni di difficoltà di una chiesa ortodossa che sorge fuori di un proprio ambiente tradizionale – e senza i canali adeguati di rifornimento di materiali – giustificano più che ampiamente il ricorso a forme provvisorie per venire incontro alle necessità immediate (si può ricordare a proposito anche l’uso delle riproduzioni di icone al posto delle vere icone dipinte). Ciò non toglie, tuttavia, che quanto prima possibile una chiesa ortodossa dovrebbe adeguarsi al meglio del proprio ideale di culto, senza rimanere adagiata sui surrogati mondani.

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