L’ICONA, “LUOGO DELLA PRESENZA DI DIO E CANALE PRIVILEGIATO DELLA GRAZIA (3)

Il sito Internet simmetria.org, espressione dell’omonima associazione fondata da Claudio Lanzi nel 1975 come gruppo di ricerca sulle scienze e sulle tradizioni spirituali d’Oriente e d’Occidente, svincolato da qualsiasi sudditanza culturale e politica, col quale hanno collaborato accademici e docenti di fama internazionale, ha pubblicato nel 2006 uno studio molto interessante e documentato dedicato all’arte delle icone. Ancorché nel solco di altri contributi presenti nel nostro spazio web, l’approfondimento si segnala per la ricchezza degli spunti e dei riferimenti documentali. Lo proponiamo, in puntate successive, all’attenzione dei nostri lettori.

Il legno e le dimensioni dell’icona: richiami simbolici

Le norme riguardanti l’iconografia, stabilite e ribadite con fermezza dalla Chiesa ortodossa, non si limitano ai soggetti da rappresentare e all’autore di questi, ma investono anche gli aspetti più strettamente tecnici inerenti alla realizzazione della sacra immagine. Per creare un’autentica icona ci si deve servire esclusivamente di una tavola di legno stagionato ed è necessario rispettare delle misure ben precise, riguardanti le dimensioni del manufatto.Il rigore perseguito nel determinare le operazioni più pratiche relative all’esecuzione dell’immagine trova giustificazione nel fatto che anch’esse si rifanno a precisi richiami biblici.

Il legno, oltre ad essere un materiale ampiamente diffuso in Russia, richiama la semplicità e l’essenzialità della vita del contadino e dell’asceta, nonché il lavoro faticoso dell’uomo. La materia lignea è fonte di sopravvivenza per l’essere umano, poiché gli fornisce il fuoco con cui riscaldarsi e cucinare i cibi, gli dà modo di creare oggetti con le proprie mani tramite l’intaglio e la scultura e gli ricorda il forte legame con il Creato.

Tuttavia esiste una simbologia ancora più profonda, inerente alla sfera religiosa, che richiama la figura del Messia e la Sua opera redentrice[30]. Agli occhi dell’uomo l’albero è legato al ritmo delle stagioni, germoglia e produce frutto. Diventa perciò una manifestazione di vita e il «segno tangibile della forza vitale che il Creatore ha effuso nella natura» [31]. Nell’Antico Testamento l’albero verdeggiante diventa sovente emblema dell’uomo retto, benedetto da Dio, e del popolo prediletto:

           Beato l’uomo che non segue il consiglio degli empi,
non indugia nella via dei peccatori
e non siede in compagnia degli stolti
ma si compiace della legge del Signore,
la sua legge medita giorno e notte.
Sarà come albero piantato lungo corsi d’acqua,
che darà frutto a suo tempo
e le sue foglie non cadranno mai;
riusciranno tutte le sue opere. [32]

All’ombra delle fronde la pianta offre rifugio e ristoro e l’altezza del tronco, profondamente radicato nella terra, è tale da raggiungere il cielo, sovrastando così gli altri esseri viventi. Una simile visione suggerisce all’uomo l’idea dell’unione tra materia (la terra) e spirito (il cielo), tra conoscenza umana ed onnipotenza divina [33].

Nella Bibbia gli imperi umani sono spesso paragonati ad un albero straordinario, che sale fino al cielo e costituisce riparo per tutti gli uccelli, simbolo dei popoli della terra:

Ecco, l’Assiria era un cedro del Libano,

               bello di rami e folto di fronde, alto di tronco;

               fra le nubi era la sua cima. [34]

 In questo caso, però, la pianta assume un valore negativo, in quanto figura di una grandezza fittizia, fondata sull’orgoglio dell’uomo e destinata a crollare sotto il giudizio di Dio:

 Per ogni valle caddero i suoi rami e su ogni pendice della terra furono spezzate le sue fronde. Tutti i popoli del paese si allontanarono dalla sua ombra e lo abbandonarono. [35]

Al tronco colpito dall’ira divina si contrappone il Regno dell’Altissimo, nato da un umile seme e destinato a diventare un grande albero, dove tutti gli uccelli verranno a nidificare:

Il regno dei cieli si può paragonare a un granellino di senapa, che un uomo prende e semina nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi, ma, una volta cresciuto, è più grande degli altri legumi e diventa un albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami. [36]

Nell’escatologia profetica la Terra Santa è descritta come un Paradiso ritrovato, le cui piante lussureggianti forniranno all’uomo cibo e rimedio:

In mezzo alla piazza della città e da una parte e dall’altra del fiume si trova un albero di vita che dà dodici raccolti e produce frutti ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni. [37]

Nella Sacra Scrittura si possono ritrovare inoltre numerosi riferimenti alla sapienza quale albero i cui frutti ricolmeranno di gioia l’essere umano:

          È un albero di vita per chi ad essa s’attiene

          e chi ad essa si stringe è beato. [38]

Nel secondo capitolo della Genesi vengono ricordati l’«albero della vita» e quello «della conoscenza del bene e del male» [39]. Tale distinzione potrebbe far pensare ad una netta separazione tra esistenza e sapienza. Tuttavia bisogna tener presente che entrambi «da un punto di vista simbolico possono essere visti anche come un albero solo, perché non esiste vita (spirituale) senza conoscenza, né conoscenza senza vita» [40].

Nel Nuovo Testamento l’immagine dell’albero della vita viene ripresa da Cristo stesso, quale fonte di ristoro e di nutrimento per chi sarà stato fedele alla Sua Parola:

Al vincitore darò da mangiare dell’albero della vita, che sta nel Paradiso di Dio. [41]

Nella lettera di Giuda si può cogliere il paragone tra la pianta incapace di dare frutto e l’uomo malvagio. Come il tronco rinsecchito alimenta e, nello stesso tempo, è avvolto e consumato dal fuoco, tali sono gli empi che si nutrono di false dottrine:

Come nuvole senza pioggia portate via dai venti, o alberi di fine stagione senza frutto, due volte morti, sradicati. [42]

L’immagine della pianta assume, invece, una connotazione del tutto positiva in Giovanni Damasceno, il quale vede in Maria la terra del Paradiso, che ha generato l’autentico albero della vita, ossia Cristo [43]. La Madonna diviene il riferimento anche di un’altra interpretazione simbolica, nella quale è la Madre del Salvatore ad essere identificata con l’albero della vita. Come ha modo di rilevare M. Lurker a questo riguardo, è probabilmente da attribuire a ciò se «le tavolette d’avorio d’epoca protocristiana che raffigurano l’annunciazione presentano solitamente, accanto a Maria, un albero della vita» [44].

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Ma il richiamo più importante del legno per il cristiano è senza dubbio quello costituito dalla Croce. Gesù stesso sulla Via Dolorosa si definisce il legno verde contrapposto a quello secco dei peccatori:

Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco? [45]

L’albero, divenuto segno di maledizione, in quanto patibolo per i condannati a morte, si trasforma nel legno della salvezza. La Croce diventa titolo di gloria per il cristiano, poiché qui si può contemplare il modello del Cristo, che «sul legno ha portato le nostre colpe nel Suo corpo, affinché, morti alle nostre colpe, viviamo per la giustizia» [46]. Solo così il vero testimone della Parola del Signore può essere trasformato dalla sapienza del Maestro, liberandosi pienamente dal peccato [47].

I Padri della Chiesa esortano più volte il fedele ad avere sempre nel cuore e nella mente la Croce del Cristo, come legge e norma suprema di vita. Nella Lettera di Barnaba (130 d. C. circa) emerge in maniera inequivocabile il rilievo fondamentale del legno, che viene ad essere punto di riferimento imprescindibile per il cristiano:

 La sovranità di Gesù proviene dal legno e quanti confidano nel legno vivranno per l’eternità. [48]

Secondo la simbologia patristica, la missione redentrice della Croce ricorda un altro strumento di salvezza, presente nell’Antico Testamento e anch’esso di legno, ossia l’arca di Noè. Quest’ultimo non solo salva se stesso e la sua discendenza dal diluvio, ma, grazie alla rettitudine e alla fede, ottiene la riconciliazione tra Dio e la terra. Nel Nuovo Testamento Noè emerge quale araldo della giustizia divina e come «tipo dell’uomo salvato in Cristo» [49]. Egli è il testimone della fede, l’uomo che si affida completamente alla Parola di Dio:

Per fede Noè, avvertito divinamente di cose che ancora non si vedevano, costruì con pio timore un’arca a salvezza della sua famiglia; e per questa fede condannò il mondo e divenne erede della giustizia secondo la fede. [50]

 Per quanto concerne le dimensioni ed il formato dell’icona esistono dei canoni precisi e rigorosi, ai quali l’artista deve assolutamente attenersi. Se si traccia idealmente una diagonale nella tavola di legno rettangolare, si ottengono due triangoli rettangoli uguali. La forma di riferimento per l’iconografo viene perciò ad essere il triangolo rettangolo, che ricorda il cosiddetto “triangolo sacro” o “triangolo d’oro”. Tali definizioni risalgono alla più remota antichità, addirittura al popolo egizio, che identificava in questa figura geometrica la triade delle maggiori divinità Osiride, Iside e Horo. Un’altra denominazione è quella di “triangolo di Pitagora” legata al teorema formulato da questo filosofo e matematico [51].

Caratteristica fondamentale del triangolo sacro è quella di essere il primo della serie di triangoli rettangoli le cui misure sono numeri interi in progressione aritmetica crescente, ossia 3, 4, 5 e 6 (3 e 4 per i cateti, 5 per l’ipotenusa e 6 per l’area) [52]. Tali cifre non sono casuali, dal momento che si ricollegano ad una precisa simbologia numerica [53].

Nella Bibbia il 3 è il numero perfetto, in quanto indica la Trinità, l’Unità divina che si manifesta in un processo triadico [54]:

Poiché sono tre che rendono testimonianza in cielo: il Padre, il Verbo e lo Spirito Santo; e questi tre sono una cosa sola. [55]

Trova così massima espressione il dogma trinitario, secondo il quale Dio è Uno in Tre Persone (o Ipostasi se si preferisce la terminologia dei Padri Cappadoci [56]).

Un’altra simbologia legata a questo numero è quella delle virtù teologali (Fede, Speranza e Carità):

Ringraziamo sempre Dio per tutti voi, ricordandovi nelle nostre preghiere, continuamente memori davanti a Dio e Padre nostro del vostro impegno nella Fede, della vostra operosità nella Carità e della vostra costante Speranza nel Signore nostro Gesù Cristo. [57]

Il 4 designa la totalità cosmica, l’idea dell’universalità e, di conseguenza, tutto ciò che ha carattere di pienezza. A tale riguardo si possono ricordare i quattro flagelli del libro di Ezechiele e le quattro beatitudini del vangelo di Luca:

Dice infatti il Signore Dio: Quando manderò contro Gerusalemme i miei quattro tremendi castighi: la spada, la fame, le bestie feroci e la peste, per estirpare da essa uomini e bestie, ecco, vi sarà in mezzo un residuo che si metterà in salvo con i figli e le figlie. [58]

            Beati voi poveri,
perché vostro è il Regno di Dio.
Beati voi che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v’insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell’uomo.
Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli. [59]

Altri richiami a questo numero presenti nella Bibbia e, in particolare, nell’Antico Testamento sono quelli costituiti dai quattro fiumi del Paradiso nel libro della Genesi e dai quattro punti cardinali in Isaia:

Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino, poi di lì si divideva e formava quattro corsi. [60]

Egli alzerà un vessillo per le nazioni e raccoglierà gli espulsi di Israele; radunerà i dispersi di Giuda dai quattro angoli della terra. [61]

 La cifra assume un significato simbolico ancora più profondo se si considera che quattro sono le lettere del nome di Dio in ebraico (il cosiddetto Tetragramma YHWH) e quattro le braccia della Croce.

 Il 5 può essere interpretato quale risultato sia della somma di 2+3 sia di 4+1. In entrambi i casi il simbolo a cui ci si richiama rimane lo stesso, ossia quello dell’unione del principio terrestre con quello celeste. Il 2 può essere visto come il segno del dualismo maschile e femminile, che, unendosi al 3, ossia alla Trinità, raggiunge la sintesi perfetta. Per quanto concerne la somma di 4+1 si può osservare che in questa operazione «il numero 4, perfetto ma ancora legato alla materia, si santifica nello sposalizio con l’1, l’Unità assoluta e trascendente, inizio e fine di tutte le cose» [62].

Altri riferimenti simbolici legati al numero 5 possono essere individuati nel Pentagramma, stella a cinque punte ed emblema dell’uomo rigenerato [63], nonché nel Pentateuco, comprendente i cinque libri della Legge.

Per quanto riguarda il 6, l’interpretazione può essere diversa a seconda della composizione aritmetica considerata. In senso positivo, questa cifra può essere vista quale multiplo di 3, il numero della Trinità; in senso negativo, invece, la si può ritenere quale simbolo della perfezione non raggiunta e della malvagità:

Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d’uomo. E tal cifra è seicentosessantasei. [64]

Nel triangolo sacro la simbologia numerica non riguarda solamente le singole misure dei cateti e dell’ipotenusa, bensì essa viene ricavata anche sommando in maniera diversa i lati della figura geometrica e dal perimetro.

Il numero 7, ricavato dalla somma dei due cateti, ha moltissimi richiami biblici. Nell’Antico Testamento esso designa tradizionalmente una serie completa ed è legato ad oggetti o a figure degne di venerazione, quali i sette angeli nel libro di Tobia:

Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore. [65]

Ma è soprattutto la cifra che indica i giorni della settimana e, in particolare, caratterizza il sabato, giorno santo per eccellenza:

Allora Dio nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro. [66]

Il 7 viene utilizzato nelle immagini riguardanti le visioni profetiche e apocalittiche, come quella della corte celeste di San Giovanni apostolo:

Dal trono uscivano lampi, voci e tuoni; sette lampade accese ardevano davanti al trono, simbolo dei sette spiriti di Dio. [67]

Per Sant’Agostino tale cifra indica la totalità biblica, in quanto risultato dell’unione del Pentateuco e dei due Testamenti della Sacra Scrittura.

Volendo ricavare un ulteriore significato simbolico, si può considerare con particolare attenzione la somma di 4+3 che dà origine al 7. In questa si può cogliere l’immagine dell’uomo perfettamente realizzato, il quale è riuscito a raggiungere nella vita la sintesi delle tre virtù teologali e delle quattro cardinali (Prudenza, Temperanza, Giustizia, Fortezza).

Il numero 8, ottenuto dalla somma di un cateto con l’ipotenusa (3+5), visto quale multiplo del quattro richiama «la perfezione materiale vivente, la giustizia equilibrante, la realizzazione» [68].

Dalla somma dell’altro cateto con l’ipotenusa (4+5) si ha il numero 9 di grande rilievo simbolico dal punto di vista biblico. Tale cifra, se considerata multiplo di tre, diventa la perfezione nella perfezione e rappresenta «la vittoria dell’Iniziato sulle prove umane e sulla sua terrestrità tramite la purezza morale acquisita con la trasmutazione di coscienza» [69].

Un riferimento molto particolare al numero 9 è costituito dalle gerarchie angeliche, che si suddividono in Serafini, Cherubini, Troni, Dominazioni, Virtù, Potestà, Principati, Arcangeli, Angeli [70].

Dal perimetro del triangolo sacro si ottiene la cifra di 12, considerata perfetta nella Bibbia e presente sia nell’Antico sia nel Nuovo Testamento. Dodici sono le tribù di Israele, che nel mondo nuovo verranno governate dai dodici apostoli di Gesù:

In verità vi dico: voi che mi avete seguito, nella nuova creazione, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù di Israele. [71]

La Gerusalemme Celeste dell’Apocalisse presenta dodici porte, dove sono ricordate le tribù di Israele, e dodici basamenti, che portano i nomi dei dodici discepoli:

La città è cinta da un grande e alto muro con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d’Israele. A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e ad occidente tre porte. Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello. [72]

(3-continua)

[31]P.-É. Bonnard, P. Grelot, in AA. VV., Dizionario di teologia biblica, cit., p. 25.

[32]Salmo 1, 1-3.

[33]Anche in altre religioni, quali, ad esempio, l’egiziana e la greca, l’albero assume un’importanza fondamentale. Esso è considerato simile al tempio, luogo sacro ed inviolabile, fino a diventare simbolo vero e proprio della divinità. In Egitto si venerava Hathor, dea del cielo, rappresentata nelle tombe sotto forma di albero, mentre fornisce cibo e bevanda al defunto o al suo uccello-anima. Nella mitologia greca si può ricordare il giardino delle Esperidi e l’albero delle mele d’oro, capaci di donare l’immortalità. Per ulteriori approfondimenti riguardo alla simbologia delle piante nei culti precristiani o in altre religioni cfr. M. Eliade, op. cit., pp. 143-154.

[34]Ezechiele 31, 3.

[35]Ezechiele 31, 12.

[36]Vangelo secondo Matteo 13, 31-32.

[37]Apocalisse 22, 2.

[38]Proverbi 3, 18.

[39]Genesi 2, 9.

[40]M. Lurker, op. cit., p. 8.

[41]Apocalisse 2, 7.

[42]Lettera di Giuda 12.

[43]Cfr. M. Lurker, op. cit., p. 9.

[44]Ibidem.

[45]Vangelo secondo Luca 23, 31.

[46]Prima Lettera di Pietro 2, 21-24.

[47]Cfr. Lettera ai Romani 6, 6: «Sappiamo bene che il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con Lui, perché fosse distrutto il corpo del peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato».

[48]Lettera di Barnaba, in M. Lurker, op. cit., p. 108.

[49]L. Szabó, in AA. VV., Dizionario di teologia biblica, cit., p. 763.

[50]Lettera agli Ebrei 11, 7.

[51]Cfr. T. Palamidessi, L’icona, i colori e l’ascesi artistica, Roma, Edizioni Arkeios, 1997, p. 145.

[52]Naturalmente non è possibile realizzare un’icona che abbia 3 centimetri di base, 4 di altezza e 5 di diagonale. Di conseguenza, nell’esecuzione pratica è fondamentale mantenere la proporzione del 3, 4 e 5 fra le varie parti del manufatto: «A seconda della grandezza che si vuole ottenere si stabilisce perciò una misura unitaria che si moltiplica per 3 e per 4: automaticamente la diagonale varrà cinque volte la misura unitaria stabilita». Ibidem.

[53]Il significato simbolico di questo triangolo e delle misure dei suoi lati era già stato rilevato da Plutarco: «Il 3 è il primo numero dispari (non considerando l’unità come numero ma come principio di tutto); il 4 è il quadrato del primo numero pari; il 5 è la somma di 3 e 2; il quadrato di 5 dà il numero delle lettere dell’alfabeto egizio e quello degli anni di vita del bue sacro Api». Plutarco, Ivi, p. 146. È chiaro che nell’ambito di questa trattazione sulle icone si preferisce esporre esclusivamente l’interpretazione simbolica in chiave cristica, tralasciando quella derivante da altri culti religiosi.

[54]Per la simbologia numerica nella Sacra Scrittura cfr. AA. VV., Dizionario di teologia biblica, cit., pp. 776-781.

[55]Prima Lettera di Giovanni 5, 7-8.

[56]Cfr. E. Malnati, Dio nel Suo Mistero, Trieste, MGS PRESS, 1998, pp. 242-243.

[57]Prima Lettera ai Tessalonicesi 1, 2-3.

[58]Ezechiele 14, 21-22.

[59]Vangelo secondo Luca 6, 20-23.

[60]Genesi 2, 10.

[61]Isaia 11, 12.

[62]T. Palamidessi, op. cit., p. 147.

[63]Cfr. Ibidem, p. 148.

[64]Apocalisse 13, 18.

[65]Tobia 12, 15.

[66]Genesi 2, 2.

[67]Apocalisse 4, 5.

[68]T. Palamidessi, op. cit., p. 149.

[69]Ibidem.

[70]Ibidem, pp. 141-144.

[71]Vangelo secondo Matteo 19, 28.

[72]Apocalisse 21, 12-14.