LA VIRTÙ DELL’OBBEDIENZA E IL MONITO DEL MONACO SILVANO DEL MONTE ATHOS

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Perché i santi Padri hanno collocato l’obbedienza al di sopra del digiuno e della preghiera? Perché dalle pratiche ascetiche senza l’obbedienza nasce la vanità, mentre chi agisce in ogni cosa secondo il comando ricevuto non ha pretesti per inorgoglirsi. A parte ciò, l’obbediente ha rinunciato in tutto alla sua volontà e perciò l’anima sua è libera da ogni affanno e preoccupazione e prega con spirito puro. La mente di colui che osserva l’obbedienza è occupata solo da Dio e dal consiglio del suo padre spirituale, mentre la mente del disobbediente è occupata da diversi pensieri e dalla critica al proprio padre spirituale e perciò non è mai pura.
Il Signore si fa conoscere dai cuori semplici che obbediscono. Il re David era il fratello minore e faceva il pastore (cf. 1Sam 16,11), e il Signore lo amava per la sua mitezza. I miti sono sempre obbedienti. David ha scritto per noi il salterio in forza dello Spirito santo che viveva in lui. Anche il profeta Mosè era pastore, presso suo suocero (cf. Es 3,1): ecco l’obbedienza. Anche la Madre di Dio era obbediente, così come i santi apostoli. È la via che il Signore stesso ci ha insegnato. Dobbiamo custodirla e riceveremo sulla terra i frutti dello Spirito santo.
Con l’obbedienza l’uomo si protegge dall’orgoglio. A causa dell’obbedienza si riceve il dono della preghiera; a causa dell’obbedienza ci è donata anche la grazia dello Spirito santo. Ecco perché l’obbedienza è superiore al digiuno e alla preghiera.
Se gli angeli che sono caduti avessero osservato l’obbedienza sarebbero rimasti nei cieli e canterebbero la gloria del Signore. Se Adamo avesse osservato l’obbedienza, lui stesso e la sua discendenza sarebbero rimasti nel paradiso. Tuttavia anche ora è possibile ritornare al paradiso tramite il pentimento.
I disobbedienti sono tormentati da pensieri malvagi: così il Signore vuole insegnarci a essere obbedienti in modo da poter contemplare la sua abbondante misericordia già sulla terra. La nostra mente sarà sempre occupata in Dio, la nostra anima sarà sempre umile.
Pochi conoscono il profondo mistero dell’obbedienza. Chi obbedisce è grande davanti a Dio; è imitatore di Cristo, il quale ci ha dato in Se stesso un modello di obbedienza.
L’obbedienza ci umilia; il digiuno e la preghiera originano a volte pensieri malvagi, che ci fanno digiunare e pregare in modo orgoglioso. Se un novizio si abitua a pensare: “È il Signore che guida il mio padre spirituale”, allora sarà facilmente salvato grazie all’obbedienza.
Dobbiamo pensare: il Signore mi ha condotto qui e mi ha affidato a questo padre spirituale. Il Signore ci conceda di essere salvati. Il nemico ci tende numerosi tranelli, ma chi manifesta i propri pensieri sarà salvato, perché lo Spirito santo è accordato al padre spirituale per la nostra salvezza.
Per chi obbedisce, tutto è virtù: la preghiera del cuore che gli è concessa per obbedienza, la commozione e le lacrime. Costui ama il Signore e teme di offenderlo con una trasgressione; poiché il Signore misericordioso gli concede pensieri santi e umili, egli ama il mondo intero e innalza per il mondo preghiere accompagnate da lacrime: così la grazia istruisce l’anima mediante l’obbedienza.
L’uomo obbediente si è abbandonato alla volontà di Dio e non teme la morte, perché la sua anima si è abituata a vivere con Dio e ad amarlo. Ha rinunciato alla sua volontà; e per questo non ha nell’anima, nè nel corpo, quella lacerazione che tormenta chi è disobbediente ed indocile.
Abbandonati alla volontà di Dio: l’afflizione diminuirà e sarà più leggera, perché l’anima sarà in Dio e troverà in lui consolazione. Il Signore infatti ama l’anima che si è abbandonata alla volontà di Dio e ai padri.

* Dagli “Scritti” di San Silvano del Monte Athos (mn. aghiorita-russo – 1866/1938)