UNITÀ DEI CRISTIANI, NELLA “CHIESA DEL PAPA” ANCHE UN’ANTICA ICONA DA MOSCA

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A fare da cornice alla straordinaria esecuzione musicale di domenica 20 gennaio 2019 nella basilica di San Giovanni in Laterano a Roma (di cui abbiamo riferito in un articolo a parte in questa stessa sezione), organizzata in occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, nella “chiesa del Papa” è arrivata, direttamente da Mosca, una pregevolissima ed antica icona della Madre di Dio di Tichvin risalente alla seconda metà del XVII secolo. L’iniziativa è stata frutto della collaborazione fra il nostro progetto culturale – “I sentieri dell’icona” – e monsignor Roberto De Odorico, rettore del Collegium lateranense “Giovanni XXIII”, che ha dapprima accettato la proposta di affiancare al concerto una testimonianza dell’arte iconografica russa, certamente in origine realizzata per un’iconostasi ecclesiastica e quindi costantemente offerta alla venerazione dei fedeli, e poi l’ha accolta personalmente una volta giunta in Italia.

L’icona esposta in San Giovanni in Laterano
L’icona esposta in San Giovanni in Laterano

L’icona è stata esposta durante il concerto e i fedeli, secondo l’uso bizantino, hanno poi potuto baciarla. Grande la soddisfazione di tutto il Comitato scientifico de “I sentieri dell’icona” per aver potuto onorare l’esecuzione del sacro Oratorio composto da monsignor Marco Frisina e dedicato alla Trinità di Andrej Rublev con una venerata immagine mariana molto amata dai russi.

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Secondo le antiche Cronache, l’icona della Madre di Dio di Tichvin apparve nell’anno 1383 nei pressi della città di Novgorod. La tradizione, tuttavia, è molto ricca di episodi analoghi di sparizioni e improvvisi ritorni che riconducono addirittura a Costantinopoli, dove in origine l’icona sarebbe giunta da Gerusalemme tratta da un prototipo riconducibile direttamente alla mano dell’Evangelista Luca. Una leggenda del XVI secolo narra di quattro apparizioni della sacra icona, l’ultima delle quali sulla riva sinistra del fiume che scorre nei pressi della città di Tichvin, scorta da quattro pescatori. Nel medesimo luogo, in seguito, furono costruiti la chiesa della Dormizione e, nel 1560, il monastero Tichvinskij. Proprio questo sacro luogo scampò all’assedio svedese negli anni 1613-1615 per l’intercessione della Santa Vergine. Sotto il regno di Alekseij Mihajlovich venne infine stabilita la festa liturgica dell’icona per il giorno 26 giugno: a memoria dell’apparizione fu anche scritta una liturgia propria. Durante l’occupazione nazista del 1941, l’icona fu prelevata dal monastero Tichvin e portata prima in Germania, poi negli Stati Uniti dove fu custodita nella cattedrale di Pietro e Paolo a Chicago. Nel 2004 l’icona è stata resa alla Russia e riconsegnata al monastero Tichvinskij.  L’iconografia della Madre di Dio di Tichvin fa riferimento al tipo dell’Odighitria. Rispetto a raffigurazioni similari, però, in questa specifica il Bambino ha il corpo rivolto in maniera più accentuava verso la Madre e anche la mano destra, in cenno benedicente, sembra ricomprendere, oltre all’osservatore, anche la Vergine Maria il cui sguardo si posa con dolcezza, ma anche presago del destino che attende il Figlio per la Salvezza degli uomini, sul Divino fanciullo. Sempre stando alle numerose leggende fiorite in Russia intorno all’effigie della Madre di Dio di Tichvin, nonostante i ripetuti incendi che, attraverso i secoli, hanno distrutto molte delle chiese costruite in legno all’interno delle quali era ospitata tale immagine, le diverse tavole lignee non sono mai state intaccate dal fuoco e sono sempre rimaste intatte al loro posto. Le chiese dove è presente il canone della Vergine di Tichvin sono meta di numerosi pellegrinaggi: i fedeli sono attratti dalla fama dei prodigi elargiti dalla Vergine; celebri sono soprattutto le guarigioni di ciechi e di fanciulli. L’opera esposta in San Giovanni in Laterano reca, sulla bordura bassa, la precisa iscrizione in caratteri slavonici “Immagine della veneratissima Madre di Dio di Tichvin”.