ANCORA SULLA BENEDIZIONE DELLE ICONE: LE CONSIDERAZIONI DEL PROF. PASSARELLI

Il gruppo Facebook “Iconografia italiana: esperienze, proposte, contributi” ha pubblicato, nella propria pagina social, un contributo del prof. Gaetano Passarelli, bizantinista tra i più autorevoli e componente del nostro Comitato scientifico, dedicato al tema della benedizione delle icone. Il testo, in italiano, curato fra gli altri dagli iconografi Lorenza Palugan e Ivan Polverari, si pone assolutamente in linea a quello proposto, in lingua inglese, nella nostra sezione “Documenti”. Ne riproduciamo un ampio stralcio.

Considerazioni del prof. Gaetano Passarelli

 Al Concilio Niceno II (787) dove è stata definita la venerabilità delle icone e lo statuto del pittore si dice espressamente che non si benedicono le icone, le croci e i vasi sacri. La benedizione compare nel Pontificale Romano-germanico per l’ossessione del mondo germanico verso i folletti, quindi passata nel mondo latino. La prima benedizione negli eucologi greci comparve nel XVI secolo. Le edizioni dell’Euchologion fatte a Venezia tra gli anni 1562-1665 non lo registrano. Esso compare, quindi, per la prima volta stampato solo nella prima edizione dell’Euchologion del Goar del 1647, ed è recepito a partire dal 1705 da tutti gli Euchologi stampati a Venezia, Roma e Costantinopoli. Nell’ambito bizantino-slavo si notano due posizioni: quella moscovita che non presenta alcuna benedizione, e quella kieviana che, a partire dall’edizione dell’Euchologion-Trebnik di Pietro Moghila (1597-1647) del 1646, registra una ufficiatura di benedizione delle icone.

 L’ufficiatura per benedire le immagini comparve a stampa per la prima volta nella tradizione latina nella edizione del Missale romanum di Venezia del 1508, quindi nel Liber Sacerdotalis (1523) e nel Rituale Sacramentorum romanum (1584) e da allora la riportano tutte le edizioni. La prassi di benedire le immagini, posta come forma devozionale non necessaria, è stata considerata tale anche al Concilio di Trento (1545-1563), che si richiamai a quanto prescritto al Niceno II. La Sacra Congregazione dei Riti con decreto del 17 maggio 1760 prescrisse a tutta la Chiesa latina la prassi di benedire le immagini e le statue. Così, sull’onda di quanto è avvenuto nell’ambito della Chiesa latina, le Chiese di tradizione bizantina con maggiore contatto con l’Occidente sono andate via via adottando una procedura che stride con la loro antica tradizione.

 Per la trattazione del problema attraverso la documentazione manoscritta e stampata è possibile consultare:

PASSARELLI G., Sulla preghiera di benedizione delle icone, in Collectanea byzantina, (Orientalia Christiana Analecta, 204), Roma 1977, 239-53;

IDEM, Ancora sulla preghiera di benedizione delle icone: La preghiera copta e quella Barb. gr. 390, in Bollettino della Badia Greca di Grottaferrata 31 (1977), 81-91;

IDEM, Sulla benedizione dei vasi sacri, in Euntes Docete 32 (1979), 418-426.

La documentazione è stata ripresa poi nei libri “Perché venerare le icone?” e “Non solo colore”, ma la dimostrazione è stata ignorata completamente dagli iconografi e dal clero. Fa più scena benedire e crismare icone e affreschi. Anche Alfonso Caccese aveva accennato a quanto riportato sopra durante l’Incontro degli Iconografi del 2013 (…).