“COME PREGARE?”: LA DOMANDA DEI FEDELI E LE RISPOSTE DEI SANTI PADRI

Come pregare? A questa domanda, che si ripete spesso soprattutto fra i fedeli dell’Oriente cristiano per il peculiare rapporto con le icone e, quindi, con la proiezione domestica della liturgia, ha proposto una documentata risposta padre Atanasio Marco Giorgi, della Metropolia ortodossa di via San Gregorio a Milano. Padre Giorgj si ricollega all’insegnamento dei santi Padri e, in particolare, all’utile e diretto consiglio di san Macario il monaco egiziano: “La nostra preghiera non deve consistere in atteggiamenti del nostro corpo: gridare, rimanere in silenzio, oppure piegare le ginocchia; dobbiamo piuttosto attendere con un cuore sobrio e vigilante che Dio venga e visiti l’anima introducendosi per tutte le sue vie d’accesso, i suoi sentieri e i suoi sensi.”
(S. Macario il Grande – 300-390 ca. – “Dall’Omelia 33”)

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Ciò non toglie che la postura e l’attitudine abbiano il loro peso, ma si tratta del primo stadio della preghiera. Pregare non è un qualcosa di statico ma piuttosto è un vero e proprio processo nel quale corpo, spirito e intelletto hanno ognuno la loro partecipazione secondo la propria natura. L’atteggiamento del corpo ci aiuta a entrare in comunicazione con noi stessi, e da noi stessi ci possiamo rivolgere a Dio. E’ questo che i santi Padri intendono con “trovare il cuore”. Ovvero, trovare quell’equilibrio personale adatto al dialogo con il Signore. Stare in ginocchio, per esempio, aiuta l’anima a raccogliersi, mentre la prostrazione è un chiaro segno esteriore di pentimento. La proscinesi, ovvero il gettarsi a terra con tutto il corpo, è la somma umiliazione di sé stesso ed è riservata solamente come penitenza nei monasteri. Stare in piedi denota la nostra attenzione verso ciò che compiamo. Si può pregare anche seduti, se questa posizione ci aiuta.

Come rivolgersi a Dio? San Teofane il Recluso dice di lodare innanzitutto Dio, poi di chiedere perdono per i nostri peccati, pregare per gli altri, e infine aggiungere qualcosa per noi stessi, e concludere con una lode a Dio.