DOBRI DOBREV, ULTIMO “FOLLE IN CRISTO” AUTENTICO TESTIMONE DELLA FEDE (1)

Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo un accurato approfondimento del prof. Ivo Flavio Abela dedicato a Dobri Dobrev, uno degli ultimi eredi della ricchezza spirituale dei “folli in Cristo” cari alla tradizione dell’Oriente cristiano, scomparso il 13 febbraio 2018 all’età di 103 anni. Il testo, che rappresenta un unicum nel panorama italiano sull’argomento, è caratterizzato dal rigore che sempre accompagna gli scritti del prof. Abela – di cui “I sentieri dell’icona” ha già avuto l’onore di ospitare un apprezzato scritto dedicato alle icone -, appassionato studioso e cultore dell’arte, del cinema e della cultura russi e della spiritualità ortodossa. Proprio per l’attenzione ricostruttiva che il prof. Abela dedica a questo tipo di elaborazioni, l’approfondimento che segue si presenta suscettibile di ulteriori sviluppi. Ringraziamo il prof. Ivo Flavio Abela per la disponibilità e l’amicizia.

di Ivo Flavio Abela

Raccolgo e rimetto a posto tutte le notizie che riesco a reperire su Dobri Dobrev. Non mi risulta che esistano libri (tantomeno in italiano), ma vedo che è stato girato una sorta di film-documentario su cui devo studiare un po’.
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Il 13 febbraio 2018 è morto Dobri Dobrev. Aveva 103 anni. La piccola chiesa dei santi Cosma e Damiano a Baylovo, un piccolo centro urbano non lontanissimo da Sofia, è rimasta aperta la notte tra il 13 e il 14 febbraio per consentire a tantissime persone di porgere il meritato omaggio all’ormai celebre folle di Dio. Il funerale si è svolto nella stessa chiesa il 15 febbraio. Il dolcissimo vecchio è stato quindi sepolto nello spazio antistante la chiesa e dunque vicinissimo alla piccola, poverissima casa in cui a Dobri è stato concesso di vivere. La casetta è costituita da due piccole camere dotate di un lavandino, un camino, una stufa, tante icone e un letto, sul quale però il vecchietto non ha mai dormito, preferendo distendersi direttamente a terra per essere testimone di umiltà e povertà. Nonostante i disagi dovuti alla sordità e all’incipiente cecità degli ultimi mesi, la casetta è stata tenuta pulita e in ordine da Dobri praticamente fino alla fine dei suoi giorni. E rimarrà così, è stato detto, perché tutti possano visitarla, soprattutto in un momento in cui i mezzi di comunicazione bulgari cominciano a parlare di apertura di un’imminente causa di canonizzazione, nonostante il parere contrario di alcuni parenti e particolarmente di un nipote del vecchietto, il quale – pur consapevole delle virtù del nonno – teme un’eccessiva sovraesposizione che forse sarebbe risultata inconciliabile con un uomo che ha sempre rifiutato (finché ha potuto) quella ribalta mediatica verso la quale, suo malgrado, la singolarità del suo stile di vita l’ha proiettato.

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Nato il 20 luglio 1914 a Baylovo, rimane parzialmente privo dell’udito a causa di una granata esplosagli accanto durante la seconda guerra mondiale. Sposato e padre di quattro figli, perde prestissimo la moglie e due figli. Dopo la seconda guerra mondiale inizia progressivamente a donare tutto ciò che possiede (finché, nel 2000, non resta completamente povero). Qualcuno narra di avergli sentito raccontare di avere ricevuto un messaggio da Cristo, il quale gli diceva di essere povero e di servire. Dobri inizia a chiedere l’elemosina e percorre a piedi, tutti i giorni, la lunga strada tra Baylovo e Sofia (quando non è più riuscito a percorrerla a piedi, ha iniziato a usare gli autobus. Ma qualsiasi controllore si è sempre guardato bene dal controllare se avesse il biglietto). Proprio a Sofia, tendendo sempre in mano un bicchiere di plastica e una candela accesa, raccoglie denaro che consegna fino alla più piccola moneta ad un orfanotrofio, affinché se ne possano pagare le bollette, e ad alcune chiese (prima fra tutte quella di Aleksandr Nevskij, del quale diverrà, negli ultimissimi anni, il più “facoltoso” mecenate) perché possano essere portati a compimento alcuni lavori di restauro. Leggendo i commenti agli articoli postati dalla stampa bulgara, si capisce che tanti sono coloro che hanno amato il nonno, ma tanti anche coloro che ne hanno contestato l’azione, criticandolo in quanto strumento (comunque incolpevole e inconsapevole) del ricco clero bulgaro. Non so come si possa criticare un uomo così. So solo, però, che Dobri ha dimostrato quanto importante sia il luogo di culto per gli Ortodossi: in quei luoghi abita Dio e dunque essi devono essere perfetti sia perché accolgono Dio, sia perché in tali luoghi avviene l’incontro fra l’umano e il divino, fra il visibile e l’Invisibile (pensiamo alle Porte Regali che, secondo Florenskij, sono il punto in cui avviene l’incontro fra l’umano e il Divino. Non è un caso che il patriarca bulgaro, che è stato inviato dal Santo Sinodo ad officiare la cerimonia funebre di Dobri, ha ripetuto quanto importante sia l’esempio offerto dallo stesso vecchietto per ogni ortodosso).