”IL LAVORO DELL’ICONOGRAFO? NESSUNA COPIATURA, OGNI VOLTA SI INNOVA”

In molti hanno tentato di definire “il lavoro dell’iconografo”; pochi, però, sono riusciti a penetrarvi in profondità, narrando dell’essenza stessa di tale impegno, come Leonid Uspenskij e Vladimir Losskij nel noto libro “Il senso delle icone”, pubblicato dall’editrice Jaca Book. Lo riportiamo di seguito, per il suo illuminante contenuto, ringraziando l’amica iconografa Lorenza Palugan per avervi dato risalto, qualche giorno fa, nella sua pagina Facebook.

Il lavoro dell’iconografo ha molti punti in comune con quello di colui che celebra la liturgia. […] Ma, proprio come il celebrante officia conformemente al suo talento naturale e alla sua personalità, anche l’iconografo traduce l’immagine a seconda del suo carattere, dalle sue capacità e della sua esperienza tecnica. La pittura di icone non può dunque in alcun modo essere considerata attività di copiatura. Essa non è affatto impersonale, poiché seguire la Tradizione non limita mai le possibilità espressive del pittore: le sue particolarità individuali si manifestano tanto nella composizione quanto nel colore e nel disegno. Ma tutto ciò che è personale si manifesta qui con molta più sottigliezza che nelle altre arti pittoriche e può rimanere nascosto ad uno sguardo superficiale. Tuttavia, ormai da molto tempo si è constatato come non esistano icone «gemelle»: in effetti non è possibile incontrare due icone rappresentanti il medesimo soggetto che presentino una completa affinità, salvo in alcuni casi attuali in cui si può parlare di vere e proprie copie. Le icone non vengono copiate, ma riprodotte e tali riproduzioni sono libere e ogni volta innovative.

Il senso delle icone
di Leonid Uspenskij, Vladimir Losskij – Jaka Book (pag. 44 e 45)