L’INVOCAZIONE AI “SANTI PADRI TEOFORI” NELLA LITURGIA DELL’ORIENTE CRISTIANO

La liturgia bizantina – e, in maniera correlata, l’illustrazione dei contenuti di alcune tipologie canoniche di icone – fa riferimenti spesso ai “Santi padri teofori”. Che cosa significa questa definizione? E a chi, nello specifico, rimanda? La risposta a questi quesiti è arrivata da padre John Whiteford, autorevole rappresentante dell’Ortodossia, dal cui blog il sito della parrocchia di San Massimo vescovo di Torino, del Patriarcato di Mosca, (a cui spesso attingiamo per la ricchezza dei contributi proposti) ha tratto il testo che segue, opportunamente tradotto in italiano.

di padre John Whiteford

Nelle nostre funzioni si parla spesso dei “nostri santi padri teofori, e di tutti i santi…” Capisco che sia un riferimento rivolto ai padri fondatori della Chiesa, ma chi è espressamente indicato? Tutti gli apostoli? Solo Pietro e Paolo? Questa è una domanda interessante. Come molte domande apparentemente semplici, non è così semplice come potrebbe sembrare a prima vista. Da un lato, si potrebbe pensare che si riferisca a tutti i santi che ci hanno preceduti, ma poi, dopo la loro menzione, sentiamo dire “e tutti i santi”, espressione che sarebbe ridondante se si riferisse allo stesso esatto gruppo di persone. Quindi, dal mero significato delle parole, penso che possiamo dire che stiamo parlando di un gruppo di santi, ma non di tutti. Direi che si riferisce certamente agli apostoli. Senza dubbio comprende anche i Padri della Chiesa… quelli che sono considerati santi dalla Chiesa. Spesso l’espressione “Padre della Chiesa” è applicata a qualsiasi importante scrittore cristiano del periodo patristico; ma quelli come Tertulliano e Origene, che non sono considerati santi perché i loro insegnamenti contenevano errori significativi rifiutati dalla Chiesa, possono essere chiamati “Padri della Chiesa” solo in un senso molto vago del termine, e non sono ciò di cui stiamo parlando. Il termine includerebbe i Padri dei diversi Concili ecumenici e locali che la Chiesa ha ricevuto come autorità ecumenica… ma comunque, includerebbe solo quei partecipanti di tali concili che sono stati canonizzati come santi. Non possiamo conoscere tutti i nomi di questi santi, ma conosciamo i nomi di alcuni dei partecipanti che non sono sicuramente santi e quindi non saranno inclusi.

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Ma sono esclusi i santi dell’Antico Testamento e le donne? Niente affatto. In molte lingue è spesso utilizzata una parola maschile in un modo che comprende maschi e femmine, e questo è vero anche in questo caso. Per esempio, abbiamo due domeniche dei Padri specialmente concentrate sui santi dell’Antico Testamento – le due domeniche prima del Natale. Alla domenica dei santi progenitori (che cade due domeniche prima del Natale), non solo cantiamo dei tanti profeti e santi uomini dell’Antico Testamento, ma nel canone della Nona Ode, nominiamo alcune delle nostre progenitrici: “Per la tua potenza, o Signore, hai creato nell’antichità le tue figlie: Anna, Giuditta, Debora e Culda, Giaele ed Ester, Sara e Miriam, la sorella di Mosè, Rachele e Rebecca, e Rut la saggia”. E alla domenica prima del Natale (che è anche chiamata “la domenica dei santi padri” e talvolta la “domenica della genealogia”, perché alla Liturgia leggiamo la genealogia di Cristo dal primo capitolo di Matteo): “La Vergine Theotokos, che attraverso i secoli è stata predicata sulla terra dai profeti nelle loro affermazioni, colei che i saggi patriarchi e le assemblee dei giusti proclamano, con cui le sagge donne cantano in coro: Sara, Rebecca, Rachele e Anna, insieme alla gloriosa Miriam, sorella di Mosè. Con loro tutti i confini della terra si rallegrano e tutta la creazione rende onore, perché il Creatore e Dio di tutti viene a nascere nella carne per donarci la grande misericordia”. Oltre ai profeti, agli apostoli e ai Padri che hanno istruito la Chiesa nella fede, includiamo anche quei santi che sono stati istruttori ascetici. E qui ancora, scopriamo che questo non esclude le nostre madri spirituali. Per esempio, nei Detti dei Padri del deserto, oltre a santi come sant’Antonio il Grande e san Pimen, troviamo anche i detti di santa Teodora d’Alessandria, di santa Sara del deserto e di santa Sincletica d’Alessandria.

Quindi penso che possiamo dire che quando parliamo dei “nostri santi padri teofori” (ovvero “portatori di Dio), parliamo di quelli dell’Antico e del Nuovo Testamento e dei padri e delle madri che hanno contribuito a gettare le fondamenta e a costruire la nostra fede e la nostra Chiesa, sia in termini di esempi che di insegnamenti. E questo non include solo quelli del passato lontano, ma anche esempi più recenti come san Cosma d’Etolia, san Nicodemo della Montagna Santa, gli anziani di Optina, san Giovanni di Kronstadt e san Giovanni di Shanghai, e molti altri. E continueremo ad aggiungere nomi al loro numero fino al ritorno di Cristo.