DORMIZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA: L’OMELIA DI S. GIOVANNI DAMASCENO

Il 15 agosto la Chiesa latina ha celebrato la solennità dell’Assunzione di Maria in Cielo, festa liturgica che la Chiesa bizantina conosce come “Dormizione della Madre di Dio”. Per le comunità che seguono la scansione del calendario giuliano della medesima ricorrenza si farà memoria fra due settimane. Resta dunque attuale la pubblicazione, curata dal protopresbitero Giovanni Festa, di un’omelia di San Giovanni Damasceno dedicata proprio alla Dormizione e al suo significato per la comunità cristiana.

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Oggi, la Scala spirituale e vivente, per la quale discese l’Altissimo per rendersi visibile sulla terra e conversare con gli uomini, servendosi della scala della morte, dalla terra si è trasferita ai cieli. Oggi, la tavola terrestre, che senza esperienza di nozze ha portato il pane celeste della vita, la brace della divinità, fu elevata dalla terra ai cieli; oggi, per la porta orientale di Dio si sono sopraelevate le porte del cielo. Oggi, dalla Gerusalemme terrestre la città vivente di Dio si è trasferita “alla Gerusalemme di lassù”; Colei che ha concepito come suo primogenito e unigenito il Primogenito di tutta la creazione, l’Unigenito del Padre, prende dimora nella “Chiesa dei primogeniti”; l’arca viva e spirituale del Signore viene sollevata fino al riposo di suo Figlio. Le porte del Paradiso si aprono e accolgono il campo che ha prodotto Dio, da cui germogliò l’albero della vita eterna che ha dissipato la disobbedienza di Eva e la pena di morte comminata ad Adamo. Questi è Cristo, la causa della vita dell’universo, che riceve la grotta scavata, la montagna non tagliata, dalla quale si staccò, senza opera di mani, la pietra che riempì la terra. Il letto nuziale della divina Incarnazione del Verbo si è adagiato nella tomba gloriosissima come in stanza nuziale e sale fino al nuziale appartamento celeste per regnare splendidamente con il suo Figlio e suo Dio, e lascia la sua tomba come letto nuziale a quelli che restano sulla terra.

Letto nuziale, la tomba? Sì, e più splendido d’ogni letto. E non per riflessi d’oro, per lucentezza o argento, per bagliori di pietre preziose esso risplende, né per i fili di seta, né per rivestimento di broccato e di tessuti di porpora, ma per la luce divinamente scintillante dello Spirito santissimo. Esso procura non l’unione dei corpi agli amanti della terra, ma la vita delle anime sante a quelli che sono affascinati dallo Spirito, una disposizione verso Dio migliore e più dolce di ogni altra. Questa tomba è più fiorente dell’Eden… questa tomba, più preziosa dell’antico Tabernacolo, ha contenuto il candelabro spirituale e vivo, e la tavola apportatrice di vita che ha ricevuto non i pani “della proposizione ma quello celeste, non il fuoco materiale ma l’immateriale fuoco della divinità. Questa tomba è più fortunata dell’arca mosaica, poiché ha avuto in felice eredità di possedere non le ombre e le figure, ma la verità stessa. Accolse, invero, l’urna pura e aurea che ha prodotto la manna celeste; la viva tavola di pietra su cui è stata incisa per opera dello Spirito, dito potentissimo di Dio, la Parola che si incarnava, il Verbo sussistente; accolse l’altare d’oro degli incensi: Colei, cioè, che portò nel suo seno la brace divina e che ha profumato tutta la creazione.