LA MADRE DI DIO DI VLADIMIR, LO SGUARDO DELLA TENEREZZA PER L’UMANITÀ

Il 6 luglio la Chiesa ortodossa, russa in particolare, celebra la solennità liturgica dedicata alla veneratissima icona della Madre di Dio di Vladimir, fra le più antiche custodite nelle terre della Rus’ dagli albori della fede cristiana. Il sito “I sentieri dell’icona” propone già abbondante materiale per saperne di più: chi è interessato può consultare il motore di ricerca interno. Per l’occasione, tuttavia, riproponiamo una breve riflessione, a firma di Chiara Santomiero, pubblicata l’8 giugno 2015 dall’edizione italiana della testata on line aleteia.org.

La Madonna di Vladimir è una delle icone ortodosse più venerate al mondo. Anche papa Francesco – a cui è caro il concetto della “tenerezza” di Dio mostrata agli uomini attraverso suo Figlio e della necessità per l’uomo di esprimere la stessa tenerezza nei rapporti con gli altri – ha ricevuto in regalo una copia dell’icona in occasione della prima visita in Vaticano (25 novembre 2013) del presidente russo Vladimir Putin. La Theotokos (termine greco che significa “Madre di Dio”) di Vladimir fu dipinta a Costantinopoli nel XII secolo e inviata dagli imperatori di Bisanzio come dono di nozze al principe della Rus’. A Vladimir arrivò nel 1155: la tradizione vuole che i cavalli che trasportavano l’icona, si fermarono vicino alla città e si rifiutarono di andare avanti. Per il popolo quello era un segno che la Theotokos voleva rimanere a Vladimir e per accogliere l’icona si diede mano alla costruzione della grande cattedrale della Dormizione.

L'icona della Madre di Dio di Vladimir oggi custodita alla Galleria Tret'jakov di Mosca
L’icona della Madre di Dio di Vladimir oggi custodita alla Galleria Tret’jakov di Mosca

La devozione popolare per la Vergine di Vladimir si estese rapidamente in tutta la Russia e ne accompagnò la storia durante i secoli. Nel 1395, durante l’invasione di Tamerlano, l’icona fu trasportata fino a Mosca e i moscoviti, che attribuirono alla Vergine il miracolo del ritiro dell’esercito mongolo, si rifiutarono di riportare l’icona a Vladimir. L’icona della Madonna della tenerezza fu collocata nella cattedrale della Dormizione al Cremlino e venerata quale Protettrice della Russia: davanti alla sua immagine venivano incoronati gli zar e consacrati i patriarchi. Nel 1917, poche settimane prima dell’inizio della rivoluzione, davanti all’icona si svolse l’elezione del Patriarca di Mosca, Tichon. I vescovi decisero di lasciare la scelta alla Vergine, deposero ai piedi dell’icona un’urna con i nomi di una terna di candidati e tirarono a sorte. Il prescelto fu Tichon che avrebbe provvidenzialmente guidato la Chiesa nella tempesta della rivoluzione. Poco tempo dopo, le autorità bolsceviche vietarono le manifestazioni religiose e l’icona fu rimossa dal prezioso tabernacolo in cui era posta, per essere restaurata e successivamente collocata nella Galleria Tret’jakov, dove si trova tuttora.

I teologi definiscono l’icona una finestra sul mistero e sull’invisibile, capace di far entrare il credente, grazie alla contemplazione, dentro la dimensione dello spirito e di condurlo alla martyreia e alla mymesis, cioè alla testimonianza della fede e all’imitazione del modello originario. L’immagine della Madonna della Tenerezza presenta che Maria tiene il Bambino sul braccio destro e lo stringe contro di sé. La Madre inclinando la testa tocca con la sua guancia quella del Figlio, che risponde allungando il braccino verso di lei. Lo sguardo del Bambino è rivolto alla Madre ed esprime compassione per coloro che soffrono. Il Bambino Gesù custodisce la Vergine e attraverso lei – con la manina sinistra volutamente sproporzionata – tutta l’umanità e la terra.
“Il Bambino, in quell’abbraccio – spiega la ricercatrice dell’Associazione “Russia Cristiana” Giovanna Parravicini (Avvenire, 20 marzo 2013) rivela alla Madre la propria missione redentrice, la passione e morte che lo attendono, e le chiede di condividerla, di pronunciare con Lui e in Lui il suo «sì». E lo sguardo accorato che la Vergine rivolge agli oranti li coinvolge nello stesso abbraccio, nella stessa tenerezza di Dio, nel distacco verginale che fu suo e di Giuseppe nei confronti di un Mistero che erano chiamati a custodire, ad amare nella continua consapevolezza che era «altro», infinitamente lontano e oltre rispetto a ciò che essi conoscevano di Lui”.