GLI APPELLATIVI PER INVOCARE MARIA? ECCO I TRE DEI CRISTIANI D’ORIENTE

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Quali sono gli appellativi con cui rivolgersi alla Madre di Dio? È una domanda che ci viene rivolta frequentemente dagli amici de “I sentieri dell’icona”, tramite le caselle mail per dialogare con la nostra redazione o negli incontri organizzati in occasione delle nostre esposizioni. Il tema concerne, ovviamente, la preghiera e forse sarà sorprendente scoprire, per alcuni, che non vi sono sostanziali differenze fra la tradizione latina e quella orientale. Il protopresbitero Iossif Restagno, della Sacra arcidiocesi ortodossa d’Italia e Malta, ha ricostruito, come sempre con dovizia di spiegazioni, i principali appellativi con cui i cristiani d’Oriente indirizzano le loro invocazioni alla Vergine. Li proponiamo ai nostri lettori.

Theotòkos
Quando l’angelo disse a Mariam che avrebbe partorito per virtù dello Spirito Santo, allo scopo di dimostrare l’onnipotenza di Dio, le rivelò la gravidanza di una sua parente, l’infeconda e vecchia Elisabetta (Luca 1, 34-38). Mariam andò subito in Giudea a congratularsi con lei ed aiutarla. Elisabetta, udendo il suo saluto, percepì il bimbo Giovanni sussultare in grembo e piena di Spirito Santo rispondeva riferendosi alle due gravidanze in questo modo:
Benedetta tu fra tutte e donne e benedetto il frutto del tuo ventre. Ma come è successo a me questa cosa? Venire da me la madre del mio Signore? Perché appena mi hai salutato, ho sentito il bimbo esultare con esultanza. Beata colei che ha creduto che si sarebbe realizzato tutto quello che le era stato detto dal Signore (Luca 1,42-45).
E’ lo Spirito Santo a porre in bocca ad Elisabetta le espressioni madre del mio Signore e madre del mio Signore, cioè Theotòkos.
La nostra Chiesa al Terzo Concilio Ecumenico ha difeso questo appellativo di Mariam, per esprimere la sua convinzione che Gesù Cristo era davvero Teantropo. Le due nature, umana e divina si erano unite in Cristo. La salvezza dell’umanità iniziò nel momento dell’Annunciazione, quando Dio unì la sua natura divina con quella umana. A Natale, Mariam non ha partorito un semplice uomo, ma un Teantropo. Proprio perciò la chiamiamo Theotòkos. Questa salvezza si è compiuta con la passione e la resurrezione della natura umana. La passione ha avuto un gran valore perché la natura umana era unita inconfondibilmente e indivisibilmente con quella divina (Quarto Concilio Ecumenico).

Panaghìa
Santo ha come possibili sinonimi termini quali devoto, puro, altruista, disposto a sacrificarsi per la sua fede, ma c’è qualcosa di più. Isaia udì gli angeli cantare a Dio l’inno trisagio: Santo, santo, santo il Signore Sabaòth… (Is. 6.3). L’appellativo Panaghìa (Tuttasanta) non toglie nulla a Dio, che è l’unica fonte della santità; è di fronte agli uomini che Dio ha santificato, che essa è la più santificata fra tutti i santificati. La Madre di Dio, colei che ha generato Dio stesso, non sarebbe anche Santissima? Non mancano nemmeno ai nostri giorni detrattori della Madre di Dio; sfortunatamente per loro (i testimoni di Geova e i protestanti in genere) proprio con questo atteggiamento che presentano come un cristianesimo più puro, anzi, l’unico vero cristianesimo, finiscono con l’allontanarsi dalla rivelazione e dalle Sacre Scritture. La storia religiosa dell’occidente degli ultimi cinque secoli è caratterizzata dalla contrapposizione dualistica tra protestanti e cattolici e quando le posizioni si contrappongono si finisce con l’esasperare la polemica ed estremizzare le teologie. Come risulta inaccettabile a noi ortodossi la riduzione razionalistica che il mondo religioso nord europeo ha operato sulla esperienza religiosa cristiana, così alcuni aspetti del culto mariano della Chiesa Cattolica Romana, maturati dogmaticamente non più di due secoli fa restano estranei alla tradizione ortodossa, anche se qualcuno dei vostri studiosi è riuscito nell’intento di trovare uno scrittore ortodosso, ma sembra solo uno, comunque, che sarebbe favorevole. Come l’iconografia cristiana antica, così anche la devozione, il culto e la teologia dei Padri sono accuratamente studiate e trasmesse dall’ortodossia. Mariam disse ad Elisabetta: D’ora in poi mi glorificheranno tutte le generazioni (Luca 1, 48). Gli Anticristi che non accettano Cristo come Dio e gli eretici non sono dunque compresi nella profezia della Panaghìa perché non la glorificano.
Viene spesso sollevata la questione dei fratelli di Gesù: Mariam sarebbe stata certamente una brava donna, madre di diversi figli, oltre che di Gesù, ma non ci sarebbe per lei alcun ruolo nella salvezza del mondo; in questo caso perché venerarla? Il Vangelo di Matteo (Mt. 12, 46) riferisce un episodio in cui Gesù era cercato da sua Madre e dai suoi fratelli e in Marco 6, 2-3 leggiamo come i Nazareni vedendo la sapienza e i miracoli di Cristo dicevano: Non è lui il falegname, il figlio di Mariam e il fratello di Giacomo e di Iosis e di Giuda e di Simone? E non sono qua con noi i suoi fratelli?
La Chiesa Ortodossa, che esiste da un’epoca ben anteriore ai “riformatori” moderni e ai loro epigoni, ha sempre avuto notizia del fatto che il giusto Giuseppe non era affatto vergine, né giovane, ma vedovo e dal suo primo matrimonio aveva avuto quei figli che i Vangeli citano per nome. Inoltre c’erano anche dei cugini, i figli di Cleopa, fratello di Giuseppe.
Le fonti che sostengono queste affermazioni sono note; si parla molto ai giorni nostri degli apocrifi del Nuovo Testamento, come se dovessero sconvolgere i fondamenti della Chiesa: a noi pare che anzi, li rafforzino.
I fratelli di Gesù, come risulta dal Vangelo di Giovanni (Giov. 7,5), all’inizio non credevano in Lui. Negli Atti (1,14) vediamo che dopo l’Ascensione di Cristo erano tra i suoi discepoli, il che significa che dopo la resurrezione di Cristo hanno creduto in Lui. L’apostolo Paolo (I Cor 9, 5) presenta i fratelli del Signore come missionari insieme con i dodici. Inoltre, nella lettera ai Galati (1, 19) scopriamo Giacomo, il fratello del Signore, come prima autorità in Gerusalemme. Giacomo è colui che parlò al concilio apostolico di Atti 15,13, quello che inviò uomini a sorvegliare l’operato di Pietro ad Antiochia.
Cristo, presumibilmente all’età di due anni era fuggito in Egitto e tre anni dopo, cioè all’età più o meno di cinque anni, fece ritorno in Palestina. Se Mariam avesse avuto relazioni coniugali con Giuseppe, avrebbe partorito qualche figlio in Egitto. Ma questo non è scritto da nessuna parte nei Vangeli. Quando Cristo dodicenne è presentato al Tempio, non è scritto da nessuna parte che la Panaghìa aveva altri figli. Nel libro dei Proverbi (4, 3) incontriamo una profezia del Messia stesso che si definisce il figlio unigenito di mia madre.
Sorge una domanda: perché Cristo sulla Croce non ha detto a Sua madre di trovare protezione presso gli altri suoi figli, ma le ha detto di trovare protezione presso il suo discepolo Giovanni? La risposta è che Mariam non aveva altri figli. Mariam, si è realizzata come madre del Teantropo e in questa maternità unica si è esaurita la sua maternità una volta per tutte. L’assenso dato all’angelo per la nascita del Messia: Ecco la serva del Signore, fece di lei lo strumento dell’incarnazione di Dio e della salvezza dell’umanità.

Sempre Vergine
Isaia profetizza che la madre del Messia sarà Vergine: Ecco la Vergine partorirà e darà alla luce un figlio… (Isaia 7,14). L’iconografia tradizionale prevede tre stelle sulla figura della Theotòkos: sulla fronte e sulle due spalle. Le tre stelle simboleggiavano la verginità di Mariam prima, durante e dopo la nascita di Cristo. La chiesa ortodossa crede che la Vergine Mariam sia Sempre Vergine, cioè vergine prima, durante e dopo la nascita del Messia e che questa condizione sia collegata alla salvezza dell’umanità.
Tu che sei il tesoro da cui viene la nostra risurrezione, o degna di ogni canto, solleva dalla fossa e dall’abisso delle colpe quanti confidano in te: perché hai salvato noi, soggetti al peccato, partorendo la salvezza, tu che sei vergine prima del parto, vergine nel parto e ancora vergine dopo il parto.
Il parto verginale nel tempo e nello spazio della seconda persona della Trinità è specchio, ma anche partecipazione secondo l’immagine e la somiglianza della sua eterna generazione dal Padre: senza concorso di padre è generato nella natura umana, senza concorso di madre è generato nella Divinità. Dio Padre è il vergine generante nella Trinità, così come Mariam di Nazareth è la vergine generante nell’umanità: questa è la energia e la potenza caratteristica della generazione divina. E siccome Dio è uno, Chi lo genera, genera una volta sola, per cui il Verbo, seconda ipostasi della Trinità, non ha fratelli, per così dire consanguinei, né nella Trinità, né nell’umanità. Dal Padre vergine solo Lui viene generato in quel particolare modo, dalla Madre vergine solo Lui viene generato in quel particolare modo. Le due generazioni del Verbo avvengono con la stessa potenza divina che viene partecipata alla Theotòkos dallo Spirito Santo, che getta su di lei la sua ombra. Non è con le forze umane, non è con una potenza generatrice umana che Dio viene generato nella natura umana.
Questa particolarità e unicità del parto verginale mostra da subito come Cristo non è un semplice uomo, nato secondo le risorse della natura umana, ma il Teantropo, generato secondo l’energia della Divinità. Non vi furono doglie al parto di Mariam: la nascita di Cristo era esclusa dalla maledizione di Adamo e Eva. Dopo la nascita di Cristo, la Panaghìa si è dedicata alla cura di Cristo e alla preghiera. La sua esistenza era piena di amore per Dio. Non c’era posto per un amore carnale per Giuseppe.