LE IMMAGINI E LE ICONE DELLA VERGINE NEGLI STUDI DI GEORGES GHARIB (1)

Georges Gharib, autore di numerose pubblicazioni dedicate alla storia e alla interpretazione pittorico-teologica delle icone bizantine, è uno degli studiosi più autorevoli, riconosciuti a livello internazionale, di tali argomenti. Riproponiamo un articolo che lo stesso Gharib dedicò alle immagini della Madre di Dio nel 1988 sulla “Rivista liturgica”. Quella che segue in questa pagina è la prima parte del testo.

di Georges Gharib
in Rivista Liturgica, 85 (1988), n. 2-3, marzo-giugno,
LA «THEOTOKOS» nel dialogo ecumenico, pp. 351-361.

Icona, dal greco eikon, immagine, designa una pittura sacra eseguita su pannello di legno con una tecnica particolare tramandata da secoli. Le più antiche sono eseguite a encausto: secondo questa tecnica i colori sono legati con della cera e stesi con ferro rovente. Alcune sono eseguite in mosaico: in maggioranza sono pitture a tempera: i colori sono amalgamati non con olio ma con giallo d’uovo preparato con aceto o, in Russia, con una specie di birra, il kvas. La tavola di legno è accuratamente scelta tra legni non resinosi e diversi secondo le regioni d’origine, e preparata sui due lati. La parte riservata a ricevere la pittura viene leggermente incavata per ottenere sui bordi una specie di cornice naturale. Alcune tavole sono dipinte sui due lati e servono per lo più a essere portate in processione. Nel corso dei secoli molte icone sono state ricoperte di una ricca ornamentazione metallica, chiamata riza dai russi, che copriva tutto il dipinto, tranne il viso e le mani della figura rappresentata. Da notare, però, che l’icona è preziosa prima di tutto per la pittura e non per gli oggetti preziosi che la ricoprono.

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1. MARIA NELLE ICONE
Icona, oggetto di culto
Le icone sono in primo luogo oggetti di culto destinati alla venerazione dei fedeli. Esse sono destinate prima di tutto alle chiese: davanti ad esse si accendono lumi e ceri, si svolgono le preghiere del clero e dei fedeli. Spesso vengono portate in processione nelle più svariate occasioni. I fedeli a loro volta chiedono di far fare delle copie delle icone più amate che sono esposte nelle chiese per poterle avere a portata di mano a casa, trasformando così la casa in una vera chiesa domestica. I temi trattati nelle icone sono molto diversi e coprono quasi tutti gli argomenti della storia sacra dell’Antico e del Nuovo Testamento, seguendo i cicli liturgici del temporale e del santorale, con particolare attenzione rivolta ai personaggi e al loro specifico ruolo svolto nella storia della salvezza e della Chiesa. Ma i personaggi maggiormente raffigurati sono Cristo e la sua santissima Madre. Qui parleremo esclusivamente delle icone mariane. Le icone mariane- Le icone mariane sono le più numerose dell’iconografia e anche quelle più amate dai fedeli. La Madonna vi è raffigurata il più delle volte in busto, ma talvolta anche a pieno corpo seduta o in piedi. È dipinta obbligatoriamente su fondo oro, simbolo del cielo dove essa si trova. Regge sempre il divin Figlio seduto in grembo o appoggiato sul braccio sinistro, talvolta anche destro. Il bambino e tale per la statura, ma ha i tratti di un adulto: veste abiti coperti di striature d’oro: questa messa in scena apparentemente inconsueta vuole suggerire che egli è l’Emmanuele, Figlio di Dio e Dio egli stesso. Maria e, così, designata come «Madre di Dio», e la sua maternità divina è significata dai due digrammi posti ai due lati del suo capo: MP ΘY, abbreviazione per Meter Theou. ossia Madre di Dio. Secondo la tradizione antica le icone mariane riproducono un ritratto originale di Maria dipinto dall’evangelista Luca. Il ritratto, fatto dopo la Pentecoste, mentre Maria viveva ancora a Gerusalemme, sarebbe stato portato a Costantinopoli nel corso del secolo quinto, e posto nel santuario mariano dell’Odigitria, da cui prenderà il nome. Ciò spiega che molte icone mariane siano venerate come Madonna di san Luca, Madonna Greca, Madonna di Costantinopoli, Madonna Odigitria. Quest’ultimo vocabolo, molto diffuso in Italia, è anche abbreviato in «Itria».
(1-continua)