LA “PARSUNA” RUSSA: QUANDO I RITRATTI ASSOMIGLIAVANO ALLE SANTE ICONE

Il blog “A reader’s guide to Orthodox icons” ha recentemente pubblicato, in lingua inglese, un interessante articolo dedicato alla “parsuna” russa ovvero la pratica, poco conosciuta in Occidente ma diffusa da secoli nella stessa Russia, di realizzare ritratti laici secondo lo stile delle icone. Il testo è stato tradotto in italiano, nella versione che proponiamo di seguito, dal sito Internet, sempre prezioso ed aggiornato, della parrocchia ortodossa di San Massimo vescovo di Torino.

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Qui sopra vi sono due ritratti russi dipinti su pannelli di legno, con la distintiva “cavità” che crea un bordo rialzato come si vede in molte icone. Uno dei ritratti è stato dipinto nel XVI secolo e l’altro nei primi anni del XVII secolo. Entrambi contengono raffigurazioni stilizzate in modo simile delle fattezze dei soggetti, dei loro capelli e della fronte. Entrambi hanno iscrizioni lungo la parte superiore (anche se il dipinto sull’iscrizione a sinistra è sbiadito) in cirillico. Tuttavia, solo uno di questi dipinti è un’icona. L’altro non fu mai destinato a essere pensato o utilizzato come una santa icona. Il dipinto a sinistra è un’icona del XVI secolo del santo apostolo ed evangelista Giovanni il Teologo. Il dipinto a destra è un ritratto dello tsar Ivan il Terribile, una persona complicata, rispettata da molti russi che conoscono la loro storia, ma che non è, ed è improbabile che mai sarà, considerato un santo. Questo tipo di ritratto è conosciuto come parsuna (Парсуна), una grezza traslitterazione russa della parola latina persona.

La parsuna apparve in Russia a partire dal XVII secolo: di solito raffigurava monarchi o altre persone importanti. Inizialmente, la parola si riferiva semplicemente a qualsiasi ritratto di una persona laica, e la loro somiglianza con le icone dei santi non era niente di più del fatto che il metodo “iconografico” di pittura era l’unico ampiamente conosciuto dagli artisti nella Russia medioevale. L’iscrizione da sola era sufficiente a distinguere la parsuna di un notabile dall’icona sacra di un santo. Quando nuove tecniche artistiche furono introdotte dall’Occidente, una parsuna nel tardo XVII secolo tendeva a essere dipinta su tela, piuttosto che su tavole di legno come si continuava a fare con le icone. Tuttavia, si mantenne ancora lo stesso stile iconografico di base della parsuna del periodo precedente (come il primo esempio di Ivan il Terribile).

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Parsuna del principe Mikhail Skopin-Shujskij del XVII secolo

Al termine del regno dell’imperatore Pietro I (1725), gli stili della pittura e della ritrattistica dell’Europa occidentale si erano diffusi in Russia, e un ritratto fatto in questo stile era chiamato портрет (portret, ovvero ritratto) per distinguerlo dalla più “primitiva” parsuna. Ora, parsuna è generalmente un termine usato per descrivere i ritratti secolari in stile iconografico del XVII secolo; una nota a piè di pagina nella storia dell’arte russa. Non ci sono prove che sia mai stata dipinta una parsuna al fine di “canonizzare” surrettiziamente il soggetto, o che questi ritratti siano stati venerati come icone da parte delle persone che li possedevano. Eppure l’esistenza di queste “icone laiche” agisce come una finestra sul passato della Russia (come le icone sacre agiscono come finestre sul cielo). Le forme stilizzate utilizzate in una parsuna rivelano una mancanza di preoccupazione di preservare le caratteristiche attuali di una persona, ma piuttosto la loro immagine (cioè icona) complessiva: lo tsar; il capo militare; il funzionario di stato influente. La presenza occasionale di Cristo o di santi entro i confini di una parsuna era diretta a dimostrare la speranza che questi defunti fossero in cielo, e che ciò che era dipinto era il loro stato eterno, che era di gran lunga più importante del ricordo della loro vita e del loro aspetto terreno. I pittori di questi ritratti tendevano ad essere anonimi, proprio come erano e tendono ad essere gli iconografi, mostrando nell’artista un’umiltà impensabile tra gli artisti di corte successivi dell’Europa. La parsuna della Russia del XVII secolo rivela un mondo in cui la sfera spirituale, quella religiosa e quella laica erano la stessa cosa. La profonda eredità della spiritualità russa, che era al suo apice nel periodo medievale, si rivela in queste icone laiche del XVII secolo non malgrado la loro “primitività”, ma a causa di essa.

È importante ricordarsi di questo ai nostri tempi secolari, in modo da non essere confusi o addirittura scandalizzati da queste letterali icone (immagini) di uomini che non sono santi.