L’IMMAGINE DEL CRISTO EMMANUELE “SPIEGATA” DA PADRE DIMITRI FANTINI

IMG_1154

Alcuni amici de “I sentieri dell’icona” ci hanno chiesto, tramite le nostre caselle mail, qualche spiegazione in più sulla particolare icona del Cristo Emmanuele, di certo uno dei canoni più complessi, anche sotto il profilo teologico, della tradizione bizantina. Offriamo un piccolo percorso di approfondimento, attingendo alla ricca sapienza di padre Dimitri Fantini, archimandrita della chiesa ortodossa russa del Patriarcato di Mosca a Milano. Ringraziamo padre Dimitri per la costante e assidua vicinanza.

Il tratto caratteristico dell’icona dell’Emmanuele è il volto di Cristo, in primo piano, raffigurato giovane e imberbe. Il nome del titulus si riferisce al testo del profeta Isaia (7:14) nel quale si legge precisamente: “Pertanto il Signore stesso vi darà un segno: ecco, la Vergine concepirà e partorirà un figlio che chiamerà Emmanuele”. La tradizione della Chiesa ha letto in questa profezia l’avvento del Re messianico, in quanto il significato del nome vuol dire, come è noto, “Dio con noi”.
Il giovane veste abiti regali, ai quali la tecnica dell’assist dona riverberi di luce. La fronte ampia, indice della divina Sapienza, così come lo sguardo maestoso, sta ad indicare che Cristo verrà sulla terra con l’umiltà di un giovane, ma con il compito di insegnare agli uomini la verità. L’icona vuole rappresentare non ancora Gesù nel tempo della Storia, incarnato e fatto uomo per noi, bensì il Logos che sta per giungere tra gli uomini. Non essendo ancora diventato uomo, nell’icona non è riportato il segno che contraddistingue ogni uomo: il suo nome .
Non leggiamo il monogramma IC (Iisus = Gesù) né il simbolo che lo caratterizza XC (Christos = Messia), non vi è neanche il nimbo con inscritta la croce e inserito nei suoi bracci il nome ebraico di Dio in lettere greche: ‘O Ώ Η (L’Essente=Colui che è), simbologia che sarà, invece, costante nella rappresentazione iconica successiva del Dio-Uomo. Quest’ultima, infatti, mette in evidenza la sua divinità incontestabile e il motivo della sua venuta nel mondo: la salvezza dell’umanità attraverso il sacrificio della croce e la sua resurrezione come Dio che vince la morte. Ma tali elementi, appunto, non possono sussistere in quel “prima” che non è ancora il tempo delle vicende umane.
Tale è, infatti, la peculiarità del soggetto iconografico in questione: la rappresentazione dell’Emmanuele come giovane quasi bambino mette in evidenza il concetto dell’atemporaneità del Logos non ancora incarnato e le sue caratteristiche somatiche evidenziano in forma accentuata, e non naturalistica, la Sofia, la sapienza divina che sta per illuminare l’umanità attraverso la sua predicazione. L’Emmanuele si ritrova generalmente, non come soggetto principale, nell’icona dell’Assemblea o Sinassi degli Arcangeli, dove è dipinto su un clipeo che viene sostenuto dagli stessi Arcangeli Michele e Gabriele, quasi ad indicare che essi sono pronti ad annunciare agli uomini la venuta del Salvatore.
Padre Dimitri Fantini