L’ICONA NEL PENSIERO RUSSO DEL XX SECOLO: PER CAPIRE LA “RISCOPERTA” (6)

Dalle pagine web di iconecristiane.it, sito cattolico per lo sviluppo dell’iconografia in Italia, proponiamo all’attenzione degli amici de “I sentieri dell’icona”, in parti successive, lo studio dal titolo «L’icona nel pensiero russo» a cura di Pietro Galignani. Si tratta di una versione aggiornata dell’articolo pubblicato nel gennaio-febbraio 1988 sul n. 55 di “Servitium – Quaderni di spiritualità”, Sotto il Monte (BG), già riportato su www.larici.it.

L’icona nel pensiero russo del XX secolo 

a cura di Pietro Galignani – Milano, giugno 2016

In questo modo l’incarnazione non è “come un deus ex machina o come un atto costrittivo esercitato su questa essenza (umana n.d.t.) ma al contrario come la piena manifestazione di quest’ultima.”(op. cit. pag. 55). Con questa espressione Bulgakov riafferma un tema molto caro all’Ortodossia : all’immagine di Dio nell’uomo corrisponde l’immagine dell’uomo in Dio. Vale a dire che lo scopo ultimo della creazione è proprio l’incarnazione. Dice in conclusione il nostro riguardo l’icona “ Una manifestazione speciale dell’antinomia sofiologica generale è l’antinomia dell’icona : Che Dio non sia rappresentabile si trova unito all’affermazione che lo sia, in particolare nella persona del Signore Gesù Cristo, il Dio Uomo. Questa antinomia è alla base stessa del dogma della venerazione dell’icona.” (Sergej Boulgakov, L’icône et sa veneration op. cit. pag. 36). Dopo aver operato la fondazione teoretica che Dio è raffigurabile nell’immagine sacra, Bulgakov ne deriva alcuni considerazioni significative che riguardano le sacre immagini. Esse infatti, solo se sono messe in relazione con la vita stessa della Chiesa, che ne favorisce la fioritura, esprimono tutto il loro significato, la loro funzione ed il loro annuncio. La tradizione ecclesiale dice infatti che le icone, nell’azione liturgica che le approva e le santifica, diventano, come le parole ed i gesti, simbolo cioè presenza che salva ed invita alla preghiera. “Secondo la credenza ortodossa, l’icona è il luogo di una presenza di grazia come una epifania di Cristo. (o della Madre di Dio o dei santi; in generale, della persona della quale porta l’immagine) e ciò, allo scopo di pregare.” (Sergej Boulgakov, L’orthodoxie, L’Age d’Homme, 1980, pag. 156)
L’uomo è un essere composto di materia e spirito e non sa cogliere lo spirituale senza passare attraverso il materiale. Come avviene nei santi misteri di Cristo “In modo analogo noi abbiamo un a relazione spirituale e diretta al tempo stesso attraverso le sante icone, nonostante tutta la differenza tra queste e l’eucaristia. Inoltre la venerazione delle icone è fondata non solo sulle figure o gli avvenimenti che esse presentano, ma ancora sulla fede in questa presenza di grazia che la Chiesa dona attraverso la potenza della santificazione delle icone…” (op. cit. pag. 157). Ma, proprio vivendo la realtà delle funzioni liturgiche, l’icona “ è un atto sacramentale che stabilisce proprio un legame tra il prototipo e l’immagine, tra il raffigurato e la figura. Per mezzo di questa santificazione, l’icona di Cristo diventa il luogo misterioso di un incontro tra l’orante e il Cristo. ” (op. cit. pag 157).

Bulgakov, attraverso la sua dottrina sofiologica, riafferma così in modo personale e suggestivo la visione tradizionale che il concilio di Nicea II ha consacrato ed in particolare il rapporto specifico che intercorre tra la sacra immagine ed il prototipo. L’icona inoltre è opera di un iconografo che è insieme artista e teologo. Non si può dipingere l’icona senza una profonda esperienza della vita della Chiesa e in particolare delle funzioni liturgiche ortodosse nelle quali l’icona stessa prende vita, forza espressiva. Solo cosi testimonia la presenza del Mistero di Dio invisibile ed inconoscibile che si manifesta nella storia dell’uomo. Per questo la tradizione artistica ha scartato ogni espressione allegorica e ogni forma di realismo naturalistico perché il mistero di Dio manifestandosi trasfigura il mondo creato. Per indicare questa trasfigurazione l’iconografo non rappresenta mai le emozioni dei personaggi dipinti, non usa la prospettiva tridimensionale ma quella inversa. Ha invece assunto e conservato un linguaggio simbolico che trasmette una contemplazione mistica che si concretizza non in pensieri astratti ma in immagini. Attraverso il simbolismo delle figure, dei colori, delle forme, del ritmo delle linee l’artista esprime una “visione e conoscenza di Dio.” (op. cit. pag. 158).
L’icona è al tempo stesso opera artistica ed annuncio teologico. Come opera d’arte è espressione di epoche e scuole artistiche nelle quali però non è espressa primariamente la sensibilità religiosa di ciascun artista ma il modo con il quale la Chiesa vive la misericordia della Divina Economia. L’iconografo poi, o pittore di immagini sacre, ripropone tipi che già sono stati approvati e si sono affermati nel volgere dei tempi nello stesso modo in cui il predicatore riferisce l’esegesi altrui di una pagina evangelica o presenta con parole proprie l’intuizione di un teologo. Oppure presenta immagini che mostrano profondità non ancora esplorate che sono visioni profetiche ed intuizioni mistiche della Divina Economia. “… l’iconografia creatrice è l’arte più difficile e più rara, che richiede l’unione di due doni che non sono affatto frequenti. E ciò perché per la loro potenza, le loro opere e le loro rivelazioni superano sia la teologia speculativa sia l’arte non religiosa…” (op. cit. pag 159) Secondo Bulgakov in Russia Rublev e Dionigi, due monaci amici vissuti nel sec. XV, sono un esempio luminoso di iconografia creatrice. L’anima e l’arte della Russia tengono in serbo ancora nuove rivelazioni per proclamare la gloria di Dio.
(6-continua)