L’ICONA NEL PENSIERO RUSSO DEL XX SECOLO: PER CAPIRE LA “RISCOPERTA” (1)

Dalle pagine web di iconecristiane.it,  sito cattolico per lo sviluppo dell’iconografia in Italia, proponiamo all’attenzione degli amici de “I sentieri dell’icona”, in parti successive, lo studio dal titolo «L’icona nel pensiero russo» a cura di Pietro Galignani. Si tratta di una versione aggiornata dell’articolo pubblicato nel gennaio-febbraio 1988 sul n. 55 di “Servitium – Quaderni di spiritualità”, Sotto il Monte (BG), già riportato su www.larici.it.

L’icona nel pensiero russo del XX secolo [1]

a cura di Pietro Galignani – Milano, giugno 2016

Nei primi due decenni del secolo passato la cultura russa fu pervasa da fremiti profondi originati da una acuta insoddisfazione generale per le condizioni in cui la Russia versava. Berdjaev, che ha vissuto quegli anni da protagonista, afferma che la concezione del mondo tipica dell’intelligencija di sinistra venne sottoposta a una critica totale da quegli autori che da posizioni marxiste erano approdati a una visione spirituale della vita. Mentre il marxismo, a partire dagli anni novanta, si affermava e si contrapponeva al populismo con un progetto scientifico per il rinnovamento della società russa, un gruppo di giovani, dopo essere stato fervente socialista, ritrovava nuova fonte di meditazione negli autori religiosi del secolo precedente dei quali percepì immediatamente l’importanza.
Questa rinascita religiosa venne aspramente combattuta dai gruppi antagonisti rinfacciandole di tradire la causa della emancipazione popolare, di voltare le spalle alle giuste aspirazioni dei ceti più umili, di essere la reazione nobiliare al pensiero borghese e proletario. Benché questa critica sia stata incapace di valutare il significato del movimento che si apriva a dimensioni ignote alla sensibilità e alla attenzione dell’intelligencija radicale, tuttavia metteva in luce la sua profonda debolezza e incapacità di coinvolgere ampi strati della popolazione. Proprio per la sua incapacità di valutare adeguatamente la dimensione sociale e politica, questo movimento che ha espresso una cultura raffinata, originale, ricca di spunti vitali, fu incapace di creare una valida alternativa ai conati insurrezionali e rimase in definitiva emarginato in una sterile e astratta visione del mondo che non aveva stabili contatti con i problemi reali della Russia.

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Certamente in questa prospettiva unilaterale i filosofi religiosi si mostrarono incapaci di approfondire adeguatamente tutte le prospettive di V. S. Solov’ev che è concordemente riconosciuto come il fondamentale ispiratore di tale movimento anche se esso si sviluppò dopo la sua morte. Tuttavia gli rimasero fedeli nella meditazione delle principali tematiche filosofiche e nella realizzazione e riscoperta della tradizione russa nella quale l’icona è un elemento particolarmente significativo. Proprio durante gli anni della guerra mondiale e della rivoluzione E. N. Trubeckoj e P. Florenskij misero le basi per una nuova teologia dell’icona capace di andare oltre le conclusioni offerte dal secondo concilio di Nicea che concluse il convulso periodo della lotta iconoclastica. Ciò fu possibile proprio perché nei primi decenni del secolo si riscoperse la tradizione iconografica antica e il suo legame profondo con la vita della Chiesa e del popolo russo.

[1] Questo studio è già stato pubblicato in “Servitium – Quaderni di spiritualità”, Sotto il Monte (BG), n. 55, gennaio-febbraio 1988, pp. 36 – 58 col titolo “Pietro Galignani, L’icona nel pensiero russo contemporaneo”. In questa riedizione ricorretta è stato anche aggiunto il capitolo “La Divina Sofia e l’icona”.
(1-continua)