NIZZA, LA CATTEDRALE DI SAN NICOLA: UNA STORIA AFFASCINANTE E TORMENTATA

NIZZA (Francia) – E’ uno dei “gioielli” dell’arte russa, e della fede ortodossa, in Occidente, a lungo punto di riferimento per le comunità di credenti all’estero, soprattutto quelle costituitesi con i transfughi dopo la Rivoluzione bolscevica del 1917, ed oggi scrigno di bellezze incomparabili, iconografiche e architettoniche, valorizzate ulteriormente dal restauro condotto a termine da pochi mesi dopo un cantiere protrattosi per oltre due anni. Stiamo parlando della cattedrale di San Nicola, la più grande chiesa ortodossa russa fuori dai confini nazionali e l’unica che possa vantarsi di tale titolo. L’efficace descrizione, con la ricostruzione della lunga storia del sacro edificio, è di russianecho.net: con le sue cinque cupole a bulbo e i colori vivaci, la pianta a croce greca e l’evidente richiamo alla chiesa di S. Basilio di Mosca, la cattedrale di Nizza si presenta decisamente esotica e attira da sempre frotte di turisti, tanto da esserne divenuta la meta più gettonata dopo la classica passeggiata sulla Promenade des Anglais. Il motivo per il quale proprio Nizza sia stata scelta per ospitare una tale perla è storia che risale alla prima metà dell’Ottocento, quando ancora essa era parte del Regno di Sardegna.

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In onore dello zar Nicola I, morto nel 1855, la sua diletta sposa Alexandra Fedorovna, durante un lungo soggiorno a Nizza, si rese promotrice dell’iniziativa di acquistare un terreno in rue Longchamp, per farvi costruire una cappella. Questa, il cui progetto fu via via corretto e ampliato, venne consacrata ai santi Nicola e Alessandra il 12 gennaio del 1860. Fu la prima chiesa ortodossa russa in Europa occidentale. Anni dopo, però, con l’espansione della colonia russa di passaggio nel sud della Francia, dove il clima mite e la presenza del mare ben si addicevano alla cura di una delle malattie più diffuse dell’epoca – la tisi, la piccola chiesa di rue Longchamp non bastò più. Nel 1865 era morto a Nizza il principe Nicola, figlio dell’imperatore Alessandro ed erede al trono di Russia, e in suo ricordo la famiglia imperiale vi acquistò una villa con annessa una cappella. Quando si decise di edificare una chiesa più grande, il progetto iniziale ne previde la costruzione a partire proprio da quella cappella, che sarebbe entrata a far parte dell’altare del nuovo tempio. Anche in questo caso, fu l’intervento di una donna, l’imperatrice madre Maria Fedorovna nel 1896 a dare il decisivo impulso alla fase progettuale; i lavori iniziarono nel 1903 per concludersi nel 1912, quando la nuova cattedrale di San Nicola venne inaugurata alla presenza, in rappresentanza dell’imperatore Nicola II, del duca Alessandro di Leichtenberg e della granduchessa Anastasia Michailovna. Essa venne quindi concessa dalla Cancelleria Imperiale al patriarcato di S. Pietroburgo con un contratto di affitto di 99 anni.

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La rivoluzione di Ottobre segnò per la comunità ortodossa russa l’inizio di un periodo di grande difficoltà e di profonde spaccature. Nel 1926, dopo la morte del patriarca Tichon, l’allora Metropolita Evloghi decise di abbandonare al suo destino il patriarcato di Mosca e congiungersi con tutte le sue parrocchie in Francia e in Europa occidentale al patriarcato di Costantinopoli sotto il nome di Esarcato Russo Ortodosso, mentre altre comunità, fra cui quelle presenti negli Stati Uniti, costituirono la nuova Chiesa Russa all’Estero. Per gli ortodossi rimasti in patria, invece, furono anni terribili in seguito alle persecuzioni a cui furono sottoposti dai bolscevichi, solo in parte attutite dopo la nomina del nuovo patriarca Sergio I avvenuta in piena guerra nel 1943. Il patriarcato di Mosca era a quel tempo sostanzialmente un’espressione dello stato sovietico e lo scontro con le chiese scismatiche si mantenne sempre piuttosto aspro. Già negli anni ’80, con l’ausilio del governo, esso cominciò a interessarsi alle chiese russe in Europa occidentale e in Palestina, dando il via alle prime scaramucce legali per la “riconquista” dell bottino perduto.

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Ma finché a contendere alle comunità russe ortodosse in Occidente era il governo dei Soviet, responsabile per molti decenni di gravissimi crimini ai danni di religiosi e fedeli, non vi erano dubbi su chi dovesse essere considerato erede spirituale e materiale del patrimonio ortodosso russo all’estero; da quando, invece, alla caduta dell’Unione Sovietica, è subentrata la nuova Federazione Russa, le cose si sono complicate. Per ottanta anni la diaspora russa in Francia si era presa carico del mantenimento dell’attività eccelsiastica in molte chiese; a Nizza, il compito è stato egregiamente svolto da un’associazione, l’ACOR (Association culturelle orthodosse russe), ancor oggi composta da alcune centinaia di membri di origine russa e legata canonicamente all’esarcato russo ortodosso e al patriarcato di Costantinopoli, sfruttando le entrate che la cattedrale non ha mai fatto mancare grazie al gran numero di visitatori paganti. Tuttavia, nel 2006, poco tempo prima della scadenza del contratto di locazione di 99 anni previsto dall’accordo fra Stato e Chiesa nel 1909, la Russia è tornata alla carica per il riconoscimento dei suoi diritti di proprietà (secondo la documentazione d’archivio, lo zar acquistò i terreni per la Cancelleria Imperiale, il cui patrimonio, nel febbraio 1917, era stato dichiarato dal governo provvisorio proprietà dello Stato russo, mentre l’ACOR asseriva che il terreno era parte dei beni personali dello zar). Chi è, allora, il vero erede di quella chiesa e, più in generale, della Russia zarista? La piccola comunità di discendenti degli emigrati fuggiti all’estero dopo la Rivoluzione, o la Federazione Russa che, certo, nei confronti della Chiesa ortodossa ha un atteggiamento assai più devoto della vecchia Unione Sovietica? A dirimere legalmente la questione, almeno per il momento, ci ha pensato il 24 gennaio 2010 il Tribunale di Nizza. Il terreno e la chiesa soprastante devono essere considerati di proprietà dello Stato russo, e l’Associazione ritenuta occupante di diritto fino al 2007 in quanto affittuaria e quindi impossibilitata ad accedere all’usucapione nonostante gli 80 anni durante i quali si è presa cura della cattedrale. Attualmente, dunque, sono lo Stato russo, per quanto concerne la custodia e la sicurezza della cattedrale, e il Patriarcato di Mosca, per gli uffici religiosi, a prendersene cura.