SAN GIUSEPPE NELL’ICONOGRAFIA: LE PECULIARITÀ DELLA TRADIZIONE ORIENTALE

Numerosi amici de “I sentieri dell’icona” – che sempre ringraziamo per le sollecitazioni e gli spunti – da tempo ci hanno fatto pervenire richieste di chiarimenti in merito alla presenza, per dir così, defilata di San Giuseppe nella tradizione iconografica dell’Oriente cristiano. Per una esauriente risposta, ci viene in soccorso il brano di un testo pubblicato dall’arcivescovo Chrysostomos del Patriarcato di Mosca per l'”Orthodox Christian information center” e proposto in traduzione italiana dalla parrocchia ortodossa di San Massimo Vescovo di Torino che più volte abbiamo avuto modo di ringraziare per il valore del proprio impegno di divulgazione e approfondimento, fondamentale per chi vuole conoscere la ricchezza della spiritualità orientale. Proponiamo il brano con una premessa fondamentale: la Chiesa ortodossa non dubita, né discute, né tantomeno svilisce la Santità di Giuseppe. Come, appunto, spiega l’arcivescovo Chrysostomos,

(Alcune recenti icone contemporanee ispirate alla tradizione occidentale) raffigurano San Giuseppe come il Promesso Sposo che tiene Gesù Bambino in una mano e un giglio nell’altra. Mentre a prima vista questa rappresentazione può sembrare abbastanza innocente, tale icona mostra una mancanza di attenzione alle questioni essenziali della dottrina ortodossa. Non è un tradizionale ritratto ortodosso di san Giuseppe, ma piuttosto una “versione occidentale [leggi: ‘romano-cattolica’]” del Promesso Sposo della Madre di Dio. Evoca l’immagine latina della “Sacra Famiglia”, una delle tante innovazioni teologiche e liturgiche del papato, che hanno influenzato negativamente l’Ortodossia, e anche in questo è un’innovazione particolarmente recente. Come ha osservato uno studioso cattolico, paragonando la festa papista centrata sulla Sacra Famiglia alle feste cristiane dell’antichità, “[La festa della Sacra Famiglia] … è un prodotto della nostra epoca moderna, dei tempi a cui appartenaimo”. Questo aspetto familiare dell’icona è evidenziato da una didascalia che proclama, “Giusto in tempo per la festa del papà!”. Mentre non vi è, naturalmente, nulla che sia di per sé censurabile in una festa che onori i papà, collegare questo evento secolare con un’icona di questo tipo significa implicare cose totalmente inappropriate sul rapporto tra San Giuseppe e Cristo. Nella tradizionale iconografia ortodossa – quella imitativa -, il Bambino Gesù è correttamente rappresentato, non da solo con San Giuseppe, ma da solo con la madre, sottolineando in tal modo il dogma che egli è “un figlio senza un padre, generato dal Padre senza una madre prima dei secoli”. In ultima analisi, se dovessimo associare san Giuseppe alla paternità, potremmo farlo tecnicamente solo per i padri vedovi che vivono da celibi!

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Di fatto, per proteggere i fedeli da una comprensione impropria del suo ruolo paterno e della sua relazione con la Theotokos, la tradizionale iconografia ortodossa minimizza la figura di San Giuseppe (senza, ovviamente, denigrare la sua persona). Per esempio, nell’icona della Natività di Cristo, come il professor Constantine Cavarnos commenta: “Egli non è raffigurato nella parte centrale della composizione, come la Theotokos e il bambino, ma lontano, in un angolo, al fine di sottolineare il racconto delle Scritture e l’insegnamento della Chiesa, che Cristo è nato da una vergine”. Leonid Ouspensky e Vladimir Lossky, nel loro lavoro fondamentale sulla teoria iconografica, fanno un’osservazione simile: “Un altro particolare enfatizza che nella Natività di Cristo ‘è vinto l’ordine della natura’ – questo è Giuseppe. Lui non fa parte del gruppo centrale del bambino e sua madre; non è il padre ed è decisamente separato da questo gruppo”. Allo stesso modo, in icone con temi simili, come l’Incontro del Signore o la fuga in Egitto, l’iconologia ortodossa non vede San Giuseppe come il capo di una sorta di “Sacra Famiglia”; piuttosto, lo vede come il custode – ordinato dalla Provvidenza – della Theotokos e del Bambino divino. La sua umile accettazione e realizzazione virtuosa di questo ruolo sono proprio i punti che focalizzano la sua venerazione da parte della Chiesa ortodossa.

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Questa semplice caratterizzazione ortodossa di San Giuseppe riflette lo spirito dei Padri orientali, che sono laconici nei loro riferimenti a lui. E mentre i Padri occidentali, per contrasto, evidenziano una maggiore preoccupazione per la sua persona, la loro preoccupazione principale è comunque la stessa di quella dei loro colleghi orientali: cioè, la difesa della perpetua verginità della Madre di Dio. Così, Sant’Agostino di Ippona, per esempio, pur rilevando che, “Giuseppe … potrebbe essere chiamato il padre di Cristo, a causa del suo essere in un certo senso il marito della madre di Cristo…” qualifica quest’ammissione insistendo sul fatto che, nel loro rapporto sponsale, “non c’era connessione corporea”. Altrove elabora su questo punto: “E a causa di questa fedeltà coniugale [cioè, il loro celibato reciproco] essi sono entrambi giustamente chiamati ‘genitori’ di Cristo (non solo lei come sua madre, ma anche lui come suo padre, in quanto marito di lei), entrambi essendo nella mente e nel proposito, anche se non nella carne. Ma mentre egli era suo padre solo nel proposito, e l’altra sua madre nella anche carne, con tutto questo entrambi erano solo i genitori della sua umiltà, non della sua sublimità; della sua debolezza [vedi II Corinzi 13: 4-Editor], non della sua divinità”. È in questo senso, dunque, che dobbiamo capire l’affermazione della Scrittura: “Ed [egli] stava loro sottomesso”, concernente il rapporto di Cristo con san Giuseppe e sua Madre.