GRANDE QUARESIMA ORTODOSSA: IV DOMENICA, SAN GIOVANNI CLIMACO

Nella quarta domenica della Grande Quaresima, la Chiesa Ortodossa ricorda San Giovanni Climaco (ca. 525 – 30 marzo 606), conosciuto anche come Giovanni della Scala, Giovanni Scolastico e Giovanni Siniate,monaco cristiano del monastero del monte Sinai vissuto nel VII secolo. Nato in Siria, si trasferì nel monastero del Sinai all’età di sedici anni, diventando novizio sotto l’egida di un monaco chiamato Martyrius. Quando quest’ultimo morì, Giovanni, desiderando praticare a sé stesso le più grandi mortificazioni corporali per amare sempre più il suo Signore, si trasferì in una caverna ai piedi del monte, dove iniziò a vivere come eremita. Rimase in quel luogo all’incirca venti anni, studiando la dottrina cristiana e le vite dei santi e ponendo le basi per diventare uno dei più conosciuti Dottori della Chiesa. Scrisse un gran numero di libri dottrinali, tra i quali spicca il “Klimax tou Paradeisou” (Scala del Paradiso), composto in lingua greca su richiesta di Giovanni, abate di Raithu; e il “Liber ad Pastorem”, regola per il clero superiore forse ispirata alla “Regula pastoralis” di Papa Gregorio.

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Il Klimax descrive il metodo con cui riuscire a innalzare la propria anima a Dio, utilizzando la metafora della Scala. Il libro enuclea le principali virtù e i principali difetti della vita monacale, individuando nell’assenza di passioni (apatheia) e nella pratica della Preghiera del Cuore (Esichia in greco: hesychia), l’essenza della beatitudine mistica cristiana. Vi sono trenta gradini da superare, che corrispondono all’età di Gesù dalla sua nascita al battesimo nel Giordano e l’inizio del suo ministero. Questo libro, che già nell’antichità ebbe un grande successo e fu tradotto in latino, siriaco, armeno, arabo, slavo, è uno dei più letti tra i Cristiani ortodossi, soprattutto durante il periodo di Quaresima che precede la Pasqua.
Il teologo Giovanni Chryssavgis scrive di lui: “C’è un ottimismo sottostante in Giovanni, che consiste nella sua convinzione che l’uomo è stato creato da Dio per la gioia e non per il dolore, per ridere e non per le lacrime”. Infatti, “La promessa che San Giovanni fa a quanti si affidano alla sua cura spirituale è quella di essere tirati da Dio nel cuore della vera gioia, dopo aver salito la scala della lotta ascetica, attraverso un sempre più intenso e sincero pentimento”. Alla fine della scala, egli esprime il suo pensiero con un motivo a Dio, che ribadisce la piena volontà della persona umana: “Illumina noi, la nostra sete, guidaci, prendici per mano, perché vogliamo in ultimo salire a Te. Tu regni su tutti. Tu ora hai rapito la mia anima. Non riesco a contenere la tua fiamma”. Difatti, egli scrive a proposito dell’anima: “Di tutte le creazioni di Dio, solo l’anima è il suo essere in un altro (il corpo) e non a se stessa”. E poi, “E’ meraviglioso come [l’anima] può esistere al di fuori di tale organismo in cui ha ricevuto il suo essere”.
(Da Eleousa.net, 23 marzo 2009)