LA PREGHIERA PER L’ICONA: “PADRE, BENEDICI E SANTIFICA QUEST’IMMAGINE”

I monaci dell’abbazia di Pulsano (Foggia) sono, in Italia e a livello europeo, fra i più autorevoli ed importanti divulgatori della cultura e della tradizione dell’arte iconografica. Tra i contributi offerti alla conoscenza presso la vasta opinione pubblica, figura quello che, in forma di stralcio, proponiamo in questa pagina che include, fra l’altro, il riferimento a una delle preghiere di benedizione dell’icona pronunciate dal sacerdote.

(…) Se la tradizione d’Occidente non trova difficoltà nel considerare la forma estetica distaccandola dal contenuto di fede che vuole esprimere, lo stesso non avviene per l’arte iconica la quale costituisce, ancor più che una testimonianza di fede, l’annuncio del mistero della salvezza. Con il tempo la Chiesa ha evocato a sé tutto quanto concerne l’arte sacra e ha imposto l’obbligo del rispetto di regole precise per cui l’artista ancora oggi è soggetto a un canone che, solo, regola l’esecuzione della sua opera. Il VII Concilio Ecumenico, riunito l’anno 787 a Nicea, precisava che l’opera di pittura sacra non era inventiva personale di artisti pittori e quindi doveva essere considerata opera d’arte nella Regola confermata, e nella Tradizione della Chiesa. E la Chiesa, oltre alla abilità artistica, dal pittore esigeva la preparazione spirituale adeguata. L’iconografo è stato per lo più un monaco, esperto nel dogma e nella vita di ascesi: preghiera cioè, silenzio, rinunce, digiuno anche dello sguardo, elevazione al mondo soprannaturale e all’esempio dei santi. L’icona, infatti, è un’immagine per i nostri occhi di carne ma anche e soprattutto per gli occhi della fede: l’icona vuol essere immagine dell’invisibile ed educatrice della fede. Con mezzi terreni – forma, colore, luce – l’icona deve tradurre la realtà religiosa dell’aldilà e, dato che il suo obiettivo si trova al di là del visibile, deve sempre lasciarsi regolare non in primo luogo da imperativi estetici ma dalla fede e la Rivelazione.

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L’icona va oltre le facoltà dello spirito umano e si apre ad esso soltanto nella contemplazione. Al sacerdote è prescritto di verificare la conformità del titolo con il soggetto dell’icona. Se tutto è regolare, allora egli pronuncia la preghiera di benedizione che renderà l’icona un oggetto di culto degno di meritare la venerazione da parte dei devoti. Una di tali preghiere è così articolata: «Ascolta, Signore Dio nostro, dalla tua santa dimora e dal trono della gloria del tuo regno, e manda con misericordia la tua santa benedizione su questa icona e, con l’aspersione di questa acqua santa, benedicila e santificala. Consentile forza di guarigione per allontanare ogni malattia, e infermità, e macchinazione diabolica, da tutti coloro che ad essa ricorreranno e davanti ad essa ti imploreranno. A te ci rivolgiamo, da te imploriamo: che la loro supplica sia sempre ascoltata e ben accolta!». Contemplando le sacre immagini, conviene che tutto ciò sia presente alla mente, allora la curiosità intellettuale si trasformerà in una vera e propria scoperta spirituale e la ricchezza teologica di questa immagine si presenterà come una visione che si trasforma in una apertura del cuore per fare salire la preghiera verso colui che è fonte di ogni verità e bellezza. L’icona diventa luogo di comunione spirituale in una rigorosa fedeltà alla Rivelazione di Cristo.