ROMA, IL VOLTO DI CRISTO NELLA “CHIESA SENZA IMMAGINI” DI TOR TRE TESTE

Quando venne realizzata, in occasione del Grande Giubileo del Duemila per espresso desiderio dell’allora Pontefice – oggi Santo – Giovanni Paolo II e del Comitato organizzatore dello straordinario evento, si segnalò subito, con una scelta stilistica decisamente innovativa per l’arte e l’architettura ecclesiali, per la singolare assenza di immagini, Da dicembre 2015, tuttavia, l’abside della chiesa di Dio Padre Misericordioso (nella foto di copertina), firmata dall’architetto Richard Meier nel quartiere di Tor Tre Teste a Roma, ha mutato fisionomia: come riporta la rivista di architettura Thema, media partner, fra l’altro, del Pontificio consiglio della Cultura, vi è stato collocato un telo movibile che, con lo stile delle icone, raffigura il Cristo Pantocrator con lo Spirito Santo (nella foto sotto).  Il progetto iconografico, secondo quanto si legge nella stessa rivista, è stato approvato e patrocinato dalla Commissione diocesana per l’arte sacra e i beni culturali di Roma e curato dall’artista iconografa Claudia Rapetti. “L’armonizzazione – ha spiegato – ha avuto un ruolo importante: la riproduzione pittorica del travertino come sfondo, il gioco del bianco ed il color legno per il resto della pittura hanno reso tangibile ciò che la comunità ivi celebrante aspettava da anni, il Volto di Cristo”.

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Il Pantocrator è stato ripreso dalla nuova icona Acheropita del Laterano fatta dipingere, sempre per il Giubileo del Duemila, dallo stesso Giovanni Paolo II che ha anche ripristinato, dopo secoli, l’antico Rito romano del “Resurrexit” nel quale Pietro – la mattina di Pasqua – proclama la fede della Chiesa davanti all’icona di Cristo. La nuova icona era stata voluta dal Papa perché l’originale, custodito alla Scala Santa di Roma, risulta ormai troppo difficile da trasportare essendo datato tra il V è il VI secolo. Una curiosità: la comunità parrocchiale ha seguito per tre anni alcuni corsi di “formazione all’immagine” proprio perché ha dovuto ‘re-imparare’ a guardare, dopo un decennio di assenza completa di immagini, un edificio pensato e realizzato con pareti completamente bianche. E’ emerso, infatti, che il fedele si sentiva perso in un mare di bianco e di luce spesso accecante, sofferente perché senza luogo dove posare lo sguardo.

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