IL VESCOVO LUCA DI SIMFEROPOL’: IL VANGELO CHE VINCE SUL MALE

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È una biografia di fede esemplare e di straordinario coraggio cristiano quella, poco conosciuta in Occidente, di Valentin Feliksovic Wojna-Jasieniecki, nominato a metà degli anni Venti vescovo di Taskent e poi condannato, con false accuse costruite ad arte dai bolscevichi, alla dura esperienza del carcere e alla prova delle persecuzioni antireligiose. Valentin nacque il 14 aprile 1877 a Ker, in una nobile famiglia polacca. Il padre era farmacista ma lui, a Kiev, completò gli studi alla Scuola d’arte per poi dedicarsi alla Medicina. Nel 1917, dopo il matrimonio, si trasferì con la sua famiglia a Taskent, dove ottenne il posto di chirurgo primario nel locale ospedale, e presto si adoperò perché venisse fondata un’università nella città. Nello stesso periodo, la moglie si ammalò di tubercolosi e morì nel 1919. Nel 1921, quando già imperversava la campagna contro la Chiesa, il vescovo della città propose al professor Wojno-Jasieniecki, credente zelante ottimo predicatore religioso, di prendere i voti: fu ordinato sacerdote in quello stesso anno. Padre Valentin iniziò a svolgere il suo servizio nella cattedrale ma contemporaneamente teneva lezioni all’università, operava quotidianamente i malati, partecipava alle alle attività benefiche dei credenti dell’Asia Centrale, si dedicava alla scrittura delle icone. Prima di ogni operazione chirurgica, si raccoglieva in preghiera e svolgeva le lezioni indossando l’abito sacerdotale: la preghiera prima delle operazioni e l’abito talare durante le lezioni furono caratteristiche che lo accompagnarono per tutta la vita.

Vescovo di Taskent Nel 1923, al sinodo diocesano, padre Valentin fu candidato vescovo. Venne consacrato vescovo di Taskent nel 1923, dopo aver preso i voti monastica con il nome di Luca. Appena dieci giorni dopo finì agli arresti con l’accusa di legami con i cossacchi controrivoluzionari: la condanna fu di due anni di confino in Siberia, nella regione di Turchan.

La persecuzione Nella primavera del 1930 venne arrestato una seconda volta a Taskent, con l’accusa di favoreggiamento nei confronti di un’assassina: il dott. Michailovsky, medico locale con problemi psichici, sosteneva che, tramite una trasfusione di sangue, era possibile resuscitare i cadaveri e i suoi esperimenti erano stati divulgati dalla propaganda antireligiosa. Poco dopo, Michailovsky era morto suicida, e la vedova si era rivolta al vescovo Luca per ottenere l’autorizzazione a seppellire con i riti religiosi il marito. L’autorità, desiderando il suo allontanamento di vescovo, ebbe gioco facile a sostenere, mediante prove antefatto, che il medico era stato ucciso dalla moglie e che il metropolita era stato complice dell’omicidio. Nel 1931 venne condannato a tre anni di esilio nel Nord. Il supplizio, però, non era ancora finito: dopo una breve libertà, tornò a subire l’onta della prigione nel 1937 con buona parte del clero di Taskent finché nel 1940 venne deportato nel villaggio di Bolsaya Murta, nei presi di Krasnojarsk. Nel 1942, alla fine della sua prigionia, il metropolita Sergio (Stratogorskij) nominò il vescovo Luca alla cattedra di Krasnojarsk, conferendogli la dignità di arcivescovo. Nel 1946, di nuovo su richiesta delle autorità infastidite dalla sua attività, fu trasferito in Crimea alla cattedrale di Simferopol, dove si spense l’11 giugno 1961. Come hanno testimoniato molti che lo conobbero, “alla sua poverissima mensa vi fu sempre posto per i poveri, gli orfani, gli anziani e i pellegrini”. La sua vicenda ci è giunta pure attraverso le “Memorie” che il vescovo Luca dettò poco prima di morire, e che rivelano la straordinaria avventura di un uomo disposto a tutto pur di annunciare e testimoniare, sempre e comunque, il Vangelo.

La venerazione della memoria Nel 1995 il sinodo della Chiesa ucraina ne ha autorizzato il culto locale per la diocesi di Simferopol, e nel 1996 le sue reliquie sono state traslate nella cattedrale della SS. Trinità della stessa cittadina. Il suo 22 novembre del carcere2000 il Sinodo della Chiesa russa ha deciso di estendere il culto all’arcivescovo Luca a tutto il territorio della Russia. La memoria liturgica si celebra l’11 giugno.

Dal testamento spirituale “Lo scopo della vita è quello di cercare la verità più alta, senza mai deviare da questa strada, anche quando ti obbligano a servire i fini della più bassa forma di verità, calpestando la verità di Cristo. Voi dovete essere pronti anche al martirio, dato che state navigando controcorrente. Mantenete ferma la vostra fede nei vostri pensieri, nei vostri mariti e nelle vostre mogli, così come l’ho mantenuta io. Nei vostri sforzi scientifici e nei vostri tentativi di studiare i misteri della natura, non cercate la vostra gloria, preoccupatevi piuttosto di alleviare il dolore degli esseri umani, vostri simili, malati e indifesi. Ricordate che io, vostro padre, ho sacrificato tutta la vita a fare queste cose. Imitatemi allo stesso modo con cui io ho imitato l’apostolo Paolo e non lavorate per il vostro stomaco, ma per aiutare coloro che senza il vostro aiuto non potrebbero liberarsi dalla tortura della povertà e della menzogna. Se compirete tutte queste cose che vi affido in lascito, la benedizioni di Dio scenderà su di voi in armonia con le parole del profeta Davide: “La grazia di Dio è da sempre, dura in eterno per quanti lo temono; la sua giustizia per i figli dei figli, per quanti custodiscono la sua alleanza e ricordano di osservare i suoi precetti” (Sal 103, 17-28)”.

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