IL METROPOLITA SERAPHIM (SOBOLEV) PROCLAMATO SANTO DALLA CHIESA RUSSA

Il Santo Sinodo della Chiesa ortodossa russa, riunitosi a Mosca il 3 febbraio 2016 nella cattedrale di Cristo Salvatore, ha decretato di iscrivere nel registro dei Santi l’arcivescovo Seraphim (Sobolev). Metropolita di Sofia, l’ecclesiastico appartiene alla vasta schiera dei martiri della fede sotto i regimi comunisti: a decretare l’esecuzione di Seraphim fu, in particolare, quello della Bulgaria. Sulla canonizzazione dell’arcivescovo erano sorte, negli anni passati, alcune dispute fra le comunità ortodosse dentro e fuori la Bulgaria e la Russia. La decisione del Patriarcato di Mosca, fortemente sostenuta dallo stesso patriarca Kirill, ha, di fatto, messo fine alle disquisizioni e apre la strada a una omogenea venerazione del Santo. Il decreto, in particolare, è il frutto del lavoro congiunto svolto negli ultimi tempi da una commissione paritetica composta da rappresentanti sia della Chiesa russa che di quella bulgara. Dopo la lettura della disposizione ecclesiastica, il metropolita Hilarion di Volokolamsk, responsabile del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato, ha presentato una sintesi della vita esemplare e di alcuni scritti del metropolita Seraphim. Al termine della cerimonia, conclusasi con votazione unanime, il patriarca Kirill ha donato alla delegazione giunta dalla Bulgaria un’icona del Santo “scritta” dai maestri dell’Accademia teologica di San Pietroburgo.

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Morto da martire nel 1950, San Seraphim fu uno degli ultimi vescovi consacrati liberamente in Russia poco dopo la Rivoluzione. Da qui si trasferì successivamente in Bulgaria, dove diresse le comunità monastiche dei russi in esilio. E’ noto per la sua vita ascetica e per le sue opere teologiche (una refutazione del sofianismo di Bulgakov, e una difesa del Vecchio calendario, che sostenne alla sessione del sinodo della Chiesa ortodossa russa a Mosca il 4 luglio 1948 a Mosca). E’ sepolto nella chiesa russa di Sofia (San Nicola).